Si parte dalla convinzione che la figura di Margherita Zoebeli non appartenga solo a Rimini o a Zurigo, la sua città di origine, ma travalichi questi confini e sia parte significativa della storia d’Europa del secolo scorso, di cui vive le tragedie e le speranze. Impegnata, fin dall’inizio degli anni Trenta, nel Soccorso operaio svizzero, Margherita lavora con le famiglie colpite dalla grande crisi economica, con gli ebrei tedeschi fuggiti dal nazismo, con i bambini spagnoli rimasti orfani durante la guerra civile e si adopera, nel 1944, per favorire il passaggio dei partigiani italiani dalla Valdossola al Ticino. La sua esperienza di educatrice non nasce in ambiente scolastico, ma muovendosi tra le rovine delle città in guerra, assistendo profughi, raccogliendo bambini in fuga. L’impegno pedagogico e quello politico-sociale si legano strettamente entrambi animati da uno spirito laico e socialista. Alla fine del 1945, i principi della solidarietà internazionale la conducono a Rimini e da quel momento in poi la sua biografia si intreccia con la storia della città romagnola, nello sforzo di comunità e istituzioni per far fronte ai traumi della guerra e alle difficoltà della ricostruzione. Dopo vent’anni di dittatura, e di fronte a una scuola ancora improntata all’autoritarismo e all’uniformità, Margherita Zoebeli e il personale del Centro educativo italo-svizzero, da lei fondato e diretto, si impegnano ad allargare l’orizzonte pedagogico, insistendo sul bisogno di espressione e di creatività dei bambini. I metodi della «scuola attiva», la cooperazione educativa, l’attività di formazione degli insegnanti, le riflessioni d’avanguardia sui gravi problemi dell’infanzia e della gioventù colpite dagli eventi bellici, gli studi psico-pedagogici sullo sviluppo della personalità, l’interesse per l’urbanistica e per il rapporto tra organizzazione dello spazio e pedagogia, sono tutti elementi che contribuiscono a rendere in pochi anni il Ceis un punto di riferimento per gli educatori e gli assistenti sociali italiani ed europei. Grazie a Margherita, Rimini diventa un luogo centrale per pedagogisti e intellettuali del calibro di Ernesto Codignola, Lamberto Borghi, Francesco De Bartolomeis, Margherita Fasolo, Ebe Flamini, Aldo Pettini, Aldo Visalberghi, Carlo Doglio, Adriano Olivetti, Aldo Capitini, Guido e Maria Calogero, e molti altri.

L’insegnamento di Margherita Zöbeli

DE MARIA, CARLO
2006

Abstract

Si parte dalla convinzione che la figura di Margherita Zoebeli non appartenga solo a Rimini o a Zurigo, la sua città di origine, ma travalichi questi confini e sia parte significativa della storia d’Europa del secolo scorso, di cui vive le tragedie e le speranze. Impegnata, fin dall’inizio degli anni Trenta, nel Soccorso operaio svizzero, Margherita lavora con le famiglie colpite dalla grande crisi economica, con gli ebrei tedeschi fuggiti dal nazismo, con i bambini spagnoli rimasti orfani durante la guerra civile e si adopera, nel 1944, per favorire il passaggio dei partigiani italiani dalla Valdossola al Ticino. La sua esperienza di educatrice non nasce in ambiente scolastico, ma muovendosi tra le rovine delle città in guerra, assistendo profughi, raccogliendo bambini in fuga. L’impegno pedagogico e quello politico-sociale si legano strettamente entrambi animati da uno spirito laico e socialista. Alla fine del 1945, i principi della solidarietà internazionale la conducono a Rimini e da quel momento in poi la sua biografia si intreccia con la storia della città romagnola, nello sforzo di comunità e istituzioni per far fronte ai traumi della guerra e alle difficoltà della ricostruzione. Dopo vent’anni di dittatura, e di fronte a una scuola ancora improntata all’autoritarismo e all’uniformità, Margherita Zoebeli e il personale del Centro educativo italo-svizzero, da lei fondato e diretto, si impegnano ad allargare l’orizzonte pedagogico, insistendo sul bisogno di espressione e di creatività dei bambini. I metodi della «scuola attiva», la cooperazione educativa, l’attività di formazione degli insegnanti, le riflessioni d’avanguardia sui gravi problemi dell’infanzia e della gioventù colpite dagli eventi bellici, gli studi psico-pedagogici sullo sviluppo della personalità, l’interesse per l’urbanistica e per il rapporto tra organizzazione dello spazio e pedagogia, sono tutti elementi che contribuiscono a rendere in pochi anni il Ceis un punto di riferimento per gli educatori e gli assistenti sociali italiani ed europei. Grazie a Margherita, Rimini diventa un luogo centrale per pedagogisti e intellettuali del calibro di Ernesto Codignola, Lamberto Borghi, Francesco De Bartolomeis, Margherita Fasolo, Ebe Flamini, Aldo Pettini, Aldo Visalberghi, Carlo Doglio, Adriano Olivetti, Aldo Capitini, Guido e Maria Calogero, e molti altri.
De Maria C.
File in questo prodotto:
Eventuali allegati, non sono esposti

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/104037
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact