Questo libro, come suggerisce il titolo stesso, testimonia la crescita di attenzione per le città medie, con un taglio divulgativo che non rinuncia ad approfondimenti quantitativi e qualitativi, raccogliendo la difficile sfida di stilare un profilo sociologico di una città. Bergamo rientra a pieno titolo in questo dibattito per varie ragioni. Anzitutto l’entità della sua popolazione: circa 121.000 residenti. A ciò si aggiunge l’escalation nella qualità della vita secondo l’indagine annuale del Sole24Ore: quattor-dicesima nel 2022, quinta nel 2023 e addi-rittura prima nel 2024. Questo dato corrobora peraltro la teoria dell’optimal urban size, secondo cui proprio nelle città medie si troverebbe la combinazione migliore tra benefici (amenities, servizi, controllo sociale, ecc.) e costi (inquinamento, carovita, ecc.). A ciò si aggiungono almeno altre due tendenze recenti e completamente diverse tra loro: una crescita turistica importante e l’essere stata tra i primissimi territori vittima dell’emergenza pandemica. Il tema della pandemia, quindi, è inevitabilmente presente in tutto il volume. Si sottolinea più volte, però, come da questa emergenza la città stia riemergendo più forte di prima. Nel turismo, ad esempio: Bergamo è tornata ad arrivi e presenze pre-Covid, con un innegabile ruolo dell’elezione a Capitale della Cultura 2023 in gemellaggio con Brescia, storica “vicina rivale” ma accomunata dall’emergenza sa-nitaria. Il caso bergamasco diviene ancora più interessante se si osserva che nessuna delle sue attrazioni ha di per sé una attrattività internazionale, che però si crea proprio nell’azione di sistema in via di sviluppo tanto in città quanto in provincia. La suddetta capacità di fare sistema emerge anche nella vocazione industriale multispecializzata che caratterizza storicamente il territorio. Tale vocazione produttiva sembra essersi consolidata e sinergicamente combinata con l’internazionalizzazione negli ultimi decenni, grazie anche ad una rete di "enablers": università, centri di ricerca, un terziario avanzato integrato con le attività produttive, un capitale imprenditoriale importante. Particolarmente originale poi il contributo sull’Atalanta, in cui si individuano gli “ingredienti” che l’hanno resa tra le squadre italiane più vincenti degli ultimi anni: la dirigenza (con i suoi investimenti nel centro sportivo di Zingonia, il forte rapporto con l’amministrazione Comune e la proprietà dello stadio), l’allenatore, i giocatori, i tifosi. Non mancano però gli aspetti critici in questa città. Tornando ancora al turismo, Bergamo è diventata meta di flussi legati a bed and breakfast e case-vacanza, con immaginabili conseguenze negative per i residenti e altre popolazioni più stanziali, come i lavoratori e gli studenti. Ad esso si affiancano le vulnerabilità della popolazione, per cui un acutizzarsi della povertà nel periodo pandemico si è combinato con alcune fragilità strutturali (su 121 mila abitanti della città, 30 mila hanno più di 65 anni di età e 10 mila sono le persone sole). Ulteriore aspetto di sfida è la mobilità. Viene citata la Missione Horizon Europe Climate-neutral and smart cities, cento città che si propongono come pioniere per il raggiungimento dell’obiettivo della neutralità cli-matica entro il 2030 anziché il 2050. Bergamo è una delle nove italiane selezionate: le sfide sono tante così come le ambizioni del Pums (Piano Urbano della Mobilità So-stenibile), ma la strada sembra ancora lunga sotto molti aspetti: l’uso ancora limitato del trasporto pubblico, la scarsa integrazione tra segmento su gomma e segmento ferroviario, i persistenti problemi di accessibilità delle persone diversamente abili. In conclusione, Bergamo non sarà ancora un “laboratorio sociologico” vero e pro-prio ma sembra innegabile che il suo tessuto economico-sociale, le peculiarità storico-culturali e la collocazione geografica lo rendano un caso di estremo interesse nel dibattito sociologico sulle città medie.

Manella, G. (2025). La neo-centralità delle città italiane. Il caso di Bergamo. SOCIOLOGIA URBANA E RURALE, 137, 165-166.

La neo-centralità delle città italiane. Il caso di Bergamo

Gabriele Manella
2025

Abstract

Questo libro, come suggerisce il titolo stesso, testimonia la crescita di attenzione per le città medie, con un taglio divulgativo che non rinuncia ad approfondimenti quantitativi e qualitativi, raccogliendo la difficile sfida di stilare un profilo sociologico di una città. Bergamo rientra a pieno titolo in questo dibattito per varie ragioni. Anzitutto l’entità della sua popolazione: circa 121.000 residenti. A ciò si aggiunge l’escalation nella qualità della vita secondo l’indagine annuale del Sole24Ore: quattor-dicesima nel 2022, quinta nel 2023 e addi-rittura prima nel 2024. Questo dato corrobora peraltro la teoria dell’optimal urban size, secondo cui proprio nelle città medie si troverebbe la combinazione migliore tra benefici (amenities, servizi, controllo sociale, ecc.) e costi (inquinamento, carovita, ecc.). A ciò si aggiungono almeno altre due tendenze recenti e completamente diverse tra loro: una crescita turistica importante e l’essere stata tra i primissimi territori vittima dell’emergenza pandemica. Il tema della pandemia, quindi, è inevitabilmente presente in tutto il volume. Si sottolinea più volte, però, come da questa emergenza la città stia riemergendo più forte di prima. Nel turismo, ad esempio: Bergamo è tornata ad arrivi e presenze pre-Covid, con un innegabile ruolo dell’elezione a Capitale della Cultura 2023 in gemellaggio con Brescia, storica “vicina rivale” ma accomunata dall’emergenza sa-nitaria. Il caso bergamasco diviene ancora più interessante se si osserva che nessuna delle sue attrazioni ha di per sé una attrattività internazionale, che però si crea proprio nell’azione di sistema in via di sviluppo tanto in città quanto in provincia. La suddetta capacità di fare sistema emerge anche nella vocazione industriale multispecializzata che caratterizza storicamente il territorio. Tale vocazione produttiva sembra essersi consolidata e sinergicamente combinata con l’internazionalizzazione negli ultimi decenni, grazie anche ad una rete di "enablers": università, centri di ricerca, un terziario avanzato integrato con le attività produttive, un capitale imprenditoriale importante. Particolarmente originale poi il contributo sull’Atalanta, in cui si individuano gli “ingredienti” che l’hanno resa tra le squadre italiane più vincenti degli ultimi anni: la dirigenza (con i suoi investimenti nel centro sportivo di Zingonia, il forte rapporto con l’amministrazione Comune e la proprietà dello stadio), l’allenatore, i giocatori, i tifosi. Non mancano però gli aspetti critici in questa città. Tornando ancora al turismo, Bergamo è diventata meta di flussi legati a bed and breakfast e case-vacanza, con immaginabili conseguenze negative per i residenti e altre popolazioni più stanziali, come i lavoratori e gli studenti. Ad esso si affiancano le vulnerabilità della popolazione, per cui un acutizzarsi della povertà nel periodo pandemico si è combinato con alcune fragilità strutturali (su 121 mila abitanti della città, 30 mila hanno più di 65 anni di età e 10 mila sono le persone sole). Ulteriore aspetto di sfida è la mobilità. Viene citata la Missione Horizon Europe Climate-neutral and smart cities, cento città che si propongono come pioniere per il raggiungimento dell’obiettivo della neutralità cli-matica entro il 2030 anziché il 2050. Bergamo è una delle nove italiane selezionate: le sfide sono tante così come le ambizioni del Pums (Piano Urbano della Mobilità So-stenibile), ma la strada sembra ancora lunga sotto molti aspetti: l’uso ancora limitato del trasporto pubblico, la scarsa integrazione tra segmento su gomma e segmento ferroviario, i persistenti problemi di accessibilità delle persone diversamente abili. In conclusione, Bergamo non sarà ancora un “laboratorio sociologico” vero e pro-prio ma sembra innegabile che il suo tessuto economico-sociale, le peculiarità storico-culturali e la collocazione geografica lo rendano un caso di estremo interesse nel dibattito sociologico sulle città medie.
2025
Manella, G. (2025). La neo-centralità delle città italiane. Il caso di Bergamo. SOCIOLOGIA URBANA E RURALE, 137, 165-166.
Manella, Gabriele
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/1034830
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