Questo dialogo nasce da una rilettura della polemica tra Lévi-Strauss e Vladimir Propp. La concezione dello studioso del folklore russo appare oggi di grande interesse date le sue radici nella idea goethiana di morfogenesi. Negli ultimi vent’anni e a partire dal lavoro di René Thom, questa concezione si è rivelata molto feconda in semiotica, e ha portato a confronti con il cognitivismo e aperture alla biosemiotica. La concezione di Propp si differenzia dall’assunto sul primato del sistema e della dimensione sincronica, per rivalutare l’evoluzione diacronica della struttura narrativa e tematica della fiaba. In base a quest’idea, le strutture narrative non sono il prodotto di una combinatoria, ma il prodotto di una lunga stratificazione culturale. Una prova decisiva consiste in alcune fiabe, citate dallo stesso Propp, dalla struttura fortemente anomala perfino se analizzate con gli strumenti della semiotica narrativa contemporanea (schema e percorso narrativo canonico), le quali sarebbero più antiche, secondo criteri chiari ed espliciti di datazione. Riconsiderare la generalità dello schema narrativo canonico in quanto modello di riferimento avrebbe, come contropartita, la possibilità di indagare con strumenti morfogenetici la nostra preistoria culturale, con potenzialità pari a quelle la linguistica diacronica continua a dimostrare ancor oggi.

La nonna di Cappuccetto rosso era una strega! Dialogo sulla morfogenesi della fiaba

PISANTY, VALENTINA;GALOFARO, FRANCESCO;PRONI, GIAMPAOLO
2010

Abstract

Questo dialogo nasce da una rilettura della polemica tra Lévi-Strauss e Vladimir Propp. La concezione dello studioso del folklore russo appare oggi di grande interesse date le sue radici nella idea goethiana di morfogenesi. Negli ultimi vent’anni e a partire dal lavoro di René Thom, questa concezione si è rivelata molto feconda in semiotica, e ha portato a confronti con il cognitivismo e aperture alla biosemiotica. La concezione di Propp si differenzia dall’assunto sul primato del sistema e della dimensione sincronica, per rivalutare l’evoluzione diacronica della struttura narrativa e tematica della fiaba. In base a quest’idea, le strutture narrative non sono il prodotto di una combinatoria, ma il prodotto di una lunga stratificazione culturale. Una prova decisiva consiste in alcune fiabe, citate dallo stesso Propp, dalla struttura fortemente anomala perfino se analizzate con gli strumenti della semiotica narrativa contemporanea (schema e percorso narrativo canonico), le quali sarebbero più antiche, secondo criteri chiari ed espliciti di datazione. Riconsiderare la generalità dello schema narrativo canonico in quanto modello di riferimento avrebbe, come contropartita, la possibilità di indagare con strumenti morfogenetici la nostra preistoria culturale, con potenzialità pari a quelle la linguistica diacronica continua a dimostrare ancor oggi.
V. Pisanty; F. Galofaro; G. Proni
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