La fitobonifica rappresenta una strategia di grande importanza per la valorizzazione e la gestione estensiva dei siti contaminati (Juwarkar et al. 2010). Gli impianti che utilizzano queste tecnologie offrono diversi benefici ancillari, come ad esempio l'occupazione, la produzione agricola non alimentare, il rinnovamento urbano e la creazione di aree ecologiche di protezione, che compensano la tipica lentezza di questi impianti nel processo di disinquinamento del sito. In fase progettuale, fondamentali risultano le specie vegetali impiegate e gli interventi sulla qualità del suolo, come la fertilizzazione e l'uso di ammendanti e la loro influenza sulla capacità del suolo rizosferico di trattenere (fitostabilizzazione) e/o rimuovere (fitoestrazione) i contaminanti. L'utilizzo di ammendanti, compost o letame può modificare la solubilità dei contaminanti, sostenere l'attività microbica e favorire la crescita delle piante (Ventorino et al., 2019). È anche noto che le interazioni positive tra piante e microbiota del suolo promuovono l'assorbimento di nutrienti e migliorano la tolleranza allo stress causato dagli inquinanti (Abhilash et al. 2016; Ma et al. 2011). In questo studio, sono state testate Brassica juncea e Sorghum bicolor, colture energetiche che offrono opportunità di sostenibilità economica per il fitorimedio, in prove in vaso ex-situ per valutare il potenziale di bonifica di un suolo contaminato da inquinanti organici e inorganici. Due ammendanti compostati ottenuti da diversi processi di compostaggio sono stati testati come agenti biostimolanti. Alla fine della prova, è stato valutato l'effetto delle diverse combinazioni di piante e compost sulla rimozione degli inquinanti, sugli indicatori biochimici e sulla composizione microbica del suolo, nonché sulla produzione di biomassa. I risultati evidenziano che l'aggiunta di compost aumenta la biomassa di entrambe le specie vegetali, sebbene rallenti la degradazione degli inquinanti organici da parte del complesso rizosferico. Il compost inoltre migliora parzialmente gli indicatori biochimici del suolo e modifica l'abbondanza relativa di alcuni gruppi microbici. Infine, la presenza di compost favorisce la crescita di Sorghum bicolor, contribuendo indirettamente alla maggiore rimozione e traslocazione di Pb e Cu in termini assoluti. Le evidenze sperimentali indicano chiaramente come la scelta delle piante e l'uso di ammendanti abbiano un impatto significativo sulla qualità del suolo e sulle comunità microbiche del sito contaminato, nonché sull'efficacia del processo di disinquinamento e, in generale, sulla sostenibilità economica dell'impianto.
Buscaroli, E., Mazzon, M., Alberoni, D., Marzadori, C., Braschi, I. (2023). Colture energetiche e ammendanti compostati per la bonifica di suoli contaminati: qualità chimica e microbiologica del suolo in prove ex-situ in vaso.
Colture energetiche e ammendanti compostati per la bonifica di suoli contaminati: qualità chimica e microbiologica del suolo in prove ex-situ in vaso
Enrico Buscaroli
Primo
;Martina MazzonSecondo
;Daniele AlberoniPenultimo
;Claudio MarzadoriCo-ultimo
;Ilaria Braschi
2023
Abstract
La fitobonifica rappresenta una strategia di grande importanza per la valorizzazione e la gestione estensiva dei siti contaminati (Juwarkar et al. 2010). Gli impianti che utilizzano queste tecnologie offrono diversi benefici ancillari, come ad esempio l'occupazione, la produzione agricola non alimentare, il rinnovamento urbano e la creazione di aree ecologiche di protezione, che compensano la tipica lentezza di questi impianti nel processo di disinquinamento del sito. In fase progettuale, fondamentali risultano le specie vegetali impiegate e gli interventi sulla qualità del suolo, come la fertilizzazione e l'uso di ammendanti e la loro influenza sulla capacità del suolo rizosferico di trattenere (fitostabilizzazione) e/o rimuovere (fitoestrazione) i contaminanti. L'utilizzo di ammendanti, compost o letame può modificare la solubilità dei contaminanti, sostenere l'attività microbica e favorire la crescita delle piante (Ventorino et al., 2019). È anche noto che le interazioni positive tra piante e microbiota del suolo promuovono l'assorbimento di nutrienti e migliorano la tolleranza allo stress causato dagli inquinanti (Abhilash et al. 2016; Ma et al. 2011). In questo studio, sono state testate Brassica juncea e Sorghum bicolor, colture energetiche che offrono opportunità di sostenibilità economica per il fitorimedio, in prove in vaso ex-situ per valutare il potenziale di bonifica di un suolo contaminato da inquinanti organici e inorganici. Due ammendanti compostati ottenuti da diversi processi di compostaggio sono stati testati come agenti biostimolanti. Alla fine della prova, è stato valutato l'effetto delle diverse combinazioni di piante e compost sulla rimozione degli inquinanti, sugli indicatori biochimici e sulla composizione microbica del suolo, nonché sulla produzione di biomassa. I risultati evidenziano che l'aggiunta di compost aumenta la biomassa di entrambe le specie vegetali, sebbene rallenti la degradazione degli inquinanti organici da parte del complesso rizosferico. Il compost inoltre migliora parzialmente gli indicatori biochimici del suolo e modifica l'abbondanza relativa di alcuni gruppi microbici. Infine, la presenza di compost favorisce la crescita di Sorghum bicolor, contribuendo indirettamente alla maggiore rimozione e traslocazione di Pb e Cu in termini assoluti. Le evidenze sperimentali indicano chiaramente come la scelta delle piante e l'uso di ammendanti abbiano un impatto significativo sulla qualità del suolo e sulle comunità microbiche del sito contaminato, nonché sull'efficacia del processo di disinquinamento e, in generale, sulla sostenibilità economica dell'impianto.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


