Il saggio esamina la critica architettonica impiegata durante la costruzione del duomo di Firenze negli anni Sessanta del XIV secolo. Lo scopo è di mettere in luce come le commissioni dell’Opera del Duomo utilizzassero sempre più spesso criteri teorici per valutare i progetti architettonici, allontanandosi dal precedente affidamento all’esperienza costruttiva e ai modelli locali consolidati. In particolare, il testo descrive in dettaglio una specifica delibera del 1366 in cui i criteri per giudicare i progetti di un concorso teso a decidere come proseguire la costruzione erano esplicitamente indicati come “pulcrius, utilius, et sichuro”, ovvero bellezza, utilità e stabilità. L’autore sostiene che questa vicenda abbia segnato uno dei primi esempi di critica architettonica moderna, poiché questi termini latini rispecchiano direttamente i principi di venustas, utilitas e firmitas, enunciati nel trattato antico romano De architectura di Vitruvio. La rilevanza di questa vicenda consiste nella constatazione che la critica e teoria architettonica fiorentina, già nel tardo periodo gotico, considerava categorie tratte direttamente dal trattato antico o indirettamente attraverso testi di compendio come lo Speculum doctrinale di Vincenzo di Beauvais che ne contenevano delle parti.

Benelli, F. (2025). “Eis pulcrius et utilius et honorabilius pro comuni Florentie”. Un caso precoce di moderna critica dell’architettura nel cantiere trecentesco del duomo di Firenze. ANNALI DI ARCHITETTURA, 36, 23-32.

“Eis pulcrius et utilius et honorabilius pro comuni Florentie”. Un caso precoce di moderna critica dell’architettura nel cantiere trecentesco del duomo di Firenze

francesco benelli
2025

Abstract

Il saggio esamina la critica architettonica impiegata durante la costruzione del duomo di Firenze negli anni Sessanta del XIV secolo. Lo scopo è di mettere in luce come le commissioni dell’Opera del Duomo utilizzassero sempre più spesso criteri teorici per valutare i progetti architettonici, allontanandosi dal precedente affidamento all’esperienza costruttiva e ai modelli locali consolidati. In particolare, il testo descrive in dettaglio una specifica delibera del 1366 in cui i criteri per giudicare i progetti di un concorso teso a decidere come proseguire la costruzione erano esplicitamente indicati come “pulcrius, utilius, et sichuro”, ovvero bellezza, utilità e stabilità. L’autore sostiene che questa vicenda abbia segnato uno dei primi esempi di critica architettonica moderna, poiché questi termini latini rispecchiano direttamente i principi di venustas, utilitas e firmitas, enunciati nel trattato antico romano De architectura di Vitruvio. La rilevanza di questa vicenda consiste nella constatazione che la critica e teoria architettonica fiorentina, già nel tardo periodo gotico, considerava categorie tratte direttamente dal trattato antico o indirettamente attraverso testi di compendio come lo Speculum doctrinale di Vincenzo di Beauvais che ne contenevano delle parti.
2025
Benelli, F. (2025). “Eis pulcrius et utilius et honorabilius pro comuni Florentie”. Un caso precoce di moderna critica dell’architettura nel cantiere trecentesco del duomo di Firenze. ANNALI DI ARCHITETTURA, 36, 23-32.
Benelli, Francesco
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/1032316
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