Nello scorso ventennio le scienze accademiche in Italia sono state al centro di una significativa opera di trasformazione e riorganizzazione. In particolare, concentrando lo sguardo sulle scienze dell’educazione e sulla loro evoluzione disciplinare, possiamo riconoscere alcuni snodi fondamentali: anzitutto la nuova Tabella 15 del 1992, che ha introdotto le lauree quadriennali in Scienze dell’Educazione; novità seguita, a soli due anni di distanza, dalla trasformazione delle Facoltà di Magistero in Facoltà di Scienze della Formazione. Nel decennio che va dal 1992 al 2000, tuttavia, la trasformazione e lo sviluppo di queste discipline in sede accademica erano ancora concepiti come “ampliamento”. È con il 2000 che assistiamo a un ulteriore cambiamento, gravido di conseguenze anche sul piano epistemologico. Il D. M. 508/2000 di Berlinguer sancisce infatti la trasformazione delle lauree quadriennali in corsi triennali o quinquennali. Ed è qui che si verificano i cambiamenti più significativi, soprattutto nel campo delle scienze dell’educazione: alcune discipline, infatti, spariscono; altre subiscono drastiche riduzioni. È il caso, ad esempio, delle discipline storico – filosofiche legate all’educazione, che già rispetto al 1992 vedono notevolmente ridotti i propri spazi. I nuovi ordinamenti del 2000, nelle tre tornate di modifica che li caratterizzano, lasciano emergere un unico filo conduttore che consiste nella promozione di offerte formative concepite in ottica marcatamente professionalizzante. Rispetto a questa particolare “scelta di campo” è lecito attendersi cambiamenti rilevanti nelle scelte curricolari strutturate dagli Atenei. Il presente contributo nasce da un esame della struttura dei corsi di studi di area pedagogica attivi presso alcune grandi Sedi universitarie sul territorio nazionale, con specifico riferimento agli anni accademici 2009/10 e 2010/11. Si tratta di materiale empirico strutturato, consistente nei titoli degli insegnamenti offerti e nei loro programmi. In particolare ci siamo concentrati sui corsi di laurea triennale e di laurea magistrale afferenti all’alveo delle Scienze dell’Educazione. Stanti gli obiettivi professionalizzanti di questi corsi, esplicitati dalle Facoltà nei testi di presentazione, l’ipotesi di partenza era che le discipline di area pedagogica vi avrebbero subito una curvatura in senso marcatamente professionalizzante. Per inciso, coerentemente con tale ipotesi si è scelto di non tenere in considerazione i corsi di laurea in Scienze della Formazione Primaria (ove, trattandosi della formazione di insegnanti di scuola primaria, eravamo certi di trovare esami di area didattica e pedagogica). Una prima, rapida ricognizione lascia emergere cambiamenti significativi almeno nella titolazione degli insegnamenti (ad esempio, la parola “educazione” sembra assumere un ruolo marginale rispetto alla “formazione”, mentre la “pedagogia” si vede affiancata – quando non superata - da “teorie”, “tecniche di”, “pratiche di”). All’obiettivo di rilevazione e analisi della curvatura professionalizzante assunta dai corsi dell’area dell’educazione abbiamo coniugato un’indagine sul tipo di riorientamento epistemologico che tali cambiamenti hanno provocato nelle discipline pedagogiche.

Gli insegnamenti dell'area pedagogica tra professionalizzazione e riflessione epistemologica

PINELLI, GIORGIA;MOSCATO, MARIA TERESA;CAPUTO, MICHELE
2011

Abstract

Nello scorso ventennio le scienze accademiche in Italia sono state al centro di una significativa opera di trasformazione e riorganizzazione. In particolare, concentrando lo sguardo sulle scienze dell’educazione e sulla loro evoluzione disciplinare, possiamo riconoscere alcuni snodi fondamentali: anzitutto la nuova Tabella 15 del 1992, che ha introdotto le lauree quadriennali in Scienze dell’Educazione; novità seguita, a soli due anni di distanza, dalla trasformazione delle Facoltà di Magistero in Facoltà di Scienze della Formazione. Nel decennio che va dal 1992 al 2000, tuttavia, la trasformazione e lo sviluppo di queste discipline in sede accademica erano ancora concepiti come “ampliamento”. È con il 2000 che assistiamo a un ulteriore cambiamento, gravido di conseguenze anche sul piano epistemologico. Il D. M. 508/2000 di Berlinguer sancisce infatti la trasformazione delle lauree quadriennali in corsi triennali o quinquennali. Ed è qui che si verificano i cambiamenti più significativi, soprattutto nel campo delle scienze dell’educazione: alcune discipline, infatti, spariscono; altre subiscono drastiche riduzioni. È il caso, ad esempio, delle discipline storico – filosofiche legate all’educazione, che già rispetto al 1992 vedono notevolmente ridotti i propri spazi. I nuovi ordinamenti del 2000, nelle tre tornate di modifica che li caratterizzano, lasciano emergere un unico filo conduttore che consiste nella promozione di offerte formative concepite in ottica marcatamente professionalizzante. Rispetto a questa particolare “scelta di campo” è lecito attendersi cambiamenti rilevanti nelle scelte curricolari strutturate dagli Atenei. Il presente contributo nasce da un esame della struttura dei corsi di studi di area pedagogica attivi presso alcune grandi Sedi universitarie sul territorio nazionale, con specifico riferimento agli anni accademici 2009/10 e 2010/11. Si tratta di materiale empirico strutturato, consistente nei titoli degli insegnamenti offerti e nei loro programmi. In particolare ci siamo concentrati sui corsi di laurea triennale e di laurea magistrale afferenti all’alveo delle Scienze dell’Educazione. Stanti gli obiettivi professionalizzanti di questi corsi, esplicitati dalle Facoltà nei testi di presentazione, l’ipotesi di partenza era che le discipline di area pedagogica vi avrebbero subito una curvatura in senso marcatamente professionalizzante. Per inciso, coerentemente con tale ipotesi si è scelto di non tenere in considerazione i corsi di laurea in Scienze della Formazione Primaria (ove, trattandosi della formazione di insegnanti di scuola primaria, eravamo certi di trovare esami di area didattica e pedagogica). Una prima, rapida ricognizione lascia emergere cambiamenti significativi almeno nella titolazione degli insegnamenti (ad esempio, la parola “educazione” sembra assumere un ruolo marginale rispetto alla “formazione”, mentre la “pedagogia” si vede affiancata – quando non superata - da “teorie”, “tecniche di”, “pratiche di”). All’obiettivo di rilevazione e analisi della curvatura professionalizzante assunta dai corsi dell’area dell’educazione abbiamo coniugato un’indagine sul tipo di riorientamento epistemologico che tali cambiamenti hanno provocato nelle discipline pedagogiche.
Il docente universitario. Una professione tra ricerca, didattica e governance degli Atenei
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582
PINELLI G.; MOSCATO M.T.; CAPUTO M.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/103128
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