Che la Natura sia anche pazza e giocherellona, ormai non è una novità e lo sa bene chi ha a che fare con il mondo vegetale. In passato, ad esempio, ci siamo soffermati sugli strani fiori prodotti da alcune piante quando infette da fitoplasmi: i petali, invece di assumere la normale colorazione rosa, rossa, azzurra, violetto, ecc., come nelle ortensie o nel gladiolo, diventano stranamente verdi, pur mantenendo inalterata la forma e le dimensioni. Dal punto di vista patologico (perché di malattia si tratta), è quel fenomeno ormai alquanto diffuso denominato “virescenza”. Se perciò nel nostro giardino le belle echinacee (Echinacea purpurea) non producono la classica “margherita” di un vivace color porpora, bensì di un bel verde acceso, sappiamo che si tratta di piante infette da particolari microrganismi procarioti detti fitoplasmi. Fillodia Ma le cose possono essere ancora più strane: il fiore di echinacea appare per metà nomale e per metà di colore verde. Siamo ancora nell’ambito della virescenza, seppure parziale. Non basta ancora. Le trasformazioni di un fiore possono essere talmente esasperate da renderlo persino irriconoscibile. Rimanendo nell’aiuola di echinacea, vediamo cosa è successo a queste piante dal fogliame normale, ma dove gli steli sorreggono una corona di petali rosa chiaro che circondano un ammasso informe di foglie strette, simili a quelle di un salice. Che fine ha fatto il vero fiore? Questo sintomo è detto “fillodia” e consiste nella trasformazione di tutte le parti fiorali (stami, pistilli, ecc.) in foglie, ossia nella regressione morfologica e strutturale dei tessuti. Se delle cicaline cariche di fitoplasmi giungono fin nelle nostre aiole, possiamo dire addio ai capolini fiorali raggiati rosso-porpora della “Robert Bloom” o rosa-cremisi della “The King”. Ma quello che per noi è solamente un danno estetico, per coloro che producono invece echinacea per fini erboristici, le fitoplasmosi costituiscono un problema non indifferente, in quanto non solo questi microrganismi influiscono negativamente sulla resa degli impianti, ma inducono cambiamenti nel metabolismo secondario della pianta alterandone così gli effetti terapeutici. Studi specifici hanno infatti dimostrato che le piante infette da fitoplasmi (non solo l’echinacea, ma anche timo, lavanda, issopo anisato, ecc.) produco quantità inferiori di olio essenziale, olio inoltre più “scadente” rispetto a quello estratto da individui sani. Non male per dei parassiti vegetali!

Stranezze della Natura

BELLARDI, MARIA GRAZIA
2011

Abstract

Che la Natura sia anche pazza e giocherellona, ormai non è una novità e lo sa bene chi ha a che fare con il mondo vegetale. In passato, ad esempio, ci siamo soffermati sugli strani fiori prodotti da alcune piante quando infette da fitoplasmi: i petali, invece di assumere la normale colorazione rosa, rossa, azzurra, violetto, ecc., come nelle ortensie o nel gladiolo, diventano stranamente verdi, pur mantenendo inalterata la forma e le dimensioni. Dal punto di vista patologico (perché di malattia si tratta), è quel fenomeno ormai alquanto diffuso denominato “virescenza”. Se perciò nel nostro giardino le belle echinacee (Echinacea purpurea) non producono la classica “margherita” di un vivace color porpora, bensì di un bel verde acceso, sappiamo che si tratta di piante infette da particolari microrganismi procarioti detti fitoplasmi. Fillodia Ma le cose possono essere ancora più strane: il fiore di echinacea appare per metà nomale e per metà di colore verde. Siamo ancora nell’ambito della virescenza, seppure parziale. Non basta ancora. Le trasformazioni di un fiore possono essere talmente esasperate da renderlo persino irriconoscibile. Rimanendo nell’aiuola di echinacea, vediamo cosa è successo a queste piante dal fogliame normale, ma dove gli steli sorreggono una corona di petali rosa chiaro che circondano un ammasso informe di foglie strette, simili a quelle di un salice. Che fine ha fatto il vero fiore? Questo sintomo è detto “fillodia” e consiste nella trasformazione di tutte le parti fiorali (stami, pistilli, ecc.) in foglie, ossia nella regressione morfologica e strutturale dei tessuti. Se delle cicaline cariche di fitoplasmi giungono fin nelle nostre aiole, possiamo dire addio ai capolini fiorali raggiati rosso-porpora della “Robert Bloom” o rosa-cremisi della “The King”. Ma quello che per noi è solamente un danno estetico, per coloro che producono invece echinacea per fini erboristici, le fitoplasmosi costituiscono un problema non indifferente, in quanto non solo questi microrganismi influiscono negativamente sulla resa degli impianti, ma inducono cambiamenti nel metabolismo secondario della pianta alterandone così gli effetti terapeutici. Studi specifici hanno infatti dimostrato che le piante infette da fitoplasmi (non solo l’echinacea, ma anche timo, lavanda, issopo anisato, ecc.) produco quantità inferiori di olio essenziale, olio inoltre più “scadente” rispetto a quello estratto da individui sani. Non male per dei parassiti vegetali!
M.G.Bellardi
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/102789
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