Il contributo discute il quadro teorico e metodologico adottato dal progetto WasteLands, una ricerca che ha indagato i paesaggi post-disastro generati da tre catastrofi emblematiche dell’Europa medievale: la frana del Mont Granier (Savoia, 1248), il terremoto del 1348 nelle Alpi orientali e l’alluvione di Santa Elisabetta del 1421 nei Paesi Bassi. L’obiettivo è stato comprendere come le società medievali abbiano reagito, ricordato e politicamente rielaborato tali eventi. Integrando fonti archeologiche, paleoambientali, documentarie e cartografiche, WasteLands ha adottato una prospettiva di landscape archaeology arricchita dai contributi della political ecology, dei memory studies e della ruination theory. Il progetto ha superato il paradigma tradizionale dell’“hazard” che interpreta i disastri come eventi naturali imprevedibili, riconoscendoli invece come processi storici socialmente e ambientalmente costruiti, che accentuano disuguaglianze e fragilità preesistenti. Nei casi studiati, la fase post-catastrofe si rivela un laboratorio di trasformazioni economiche, politiche e simboliche: nel Grote Waard olandese la riconversione dell’area sommersa in zona di pesca e la successiva rimappatura del confine tra Brabante e Olanda mostrano come la catastrofe generi nuove ecologie e nuove geografie del potere; analogamente, nella Savoia trecentesca, la frana del Mont Granier divenne strumento di ridefinizione territoriale e di controllo signorile, con la fondazione del villaggio fortificato di Les Marches e la riconversione agricola e vitivinicola dell’area. Attraverso il dialogo tra archeologia, antropologia e storia ambientale, WasteLands dimostra che le ecologie post-disastro medievali non furono solo adattive, ma riflettono precise strategie politiche di riappropriazione del paesaggio e di costruzione della memoria. Lo studio suggerisce così che i disastri del passato offrono chiavi di lettura cruciali per comprendere vulnerabilità e resilienze del presente.
Forlin, P., Augenti, A., Johnson, M. (2025). Il progetto Wastelands. Teoria e pratica nell’archeologia dei disastri medievali.
Il progetto Wastelands. Teoria e pratica nell’archeologia dei disastri medievali
Paolo ForlinPrimo
;Andrea Augenti;
2025
Abstract
Il contributo discute il quadro teorico e metodologico adottato dal progetto WasteLands, una ricerca che ha indagato i paesaggi post-disastro generati da tre catastrofi emblematiche dell’Europa medievale: la frana del Mont Granier (Savoia, 1248), il terremoto del 1348 nelle Alpi orientali e l’alluvione di Santa Elisabetta del 1421 nei Paesi Bassi. L’obiettivo è stato comprendere come le società medievali abbiano reagito, ricordato e politicamente rielaborato tali eventi. Integrando fonti archeologiche, paleoambientali, documentarie e cartografiche, WasteLands ha adottato una prospettiva di landscape archaeology arricchita dai contributi della political ecology, dei memory studies e della ruination theory. Il progetto ha superato il paradigma tradizionale dell’“hazard” che interpreta i disastri come eventi naturali imprevedibili, riconoscendoli invece come processi storici socialmente e ambientalmente costruiti, che accentuano disuguaglianze e fragilità preesistenti. Nei casi studiati, la fase post-catastrofe si rivela un laboratorio di trasformazioni economiche, politiche e simboliche: nel Grote Waard olandese la riconversione dell’area sommersa in zona di pesca e la successiva rimappatura del confine tra Brabante e Olanda mostrano come la catastrofe generi nuove ecologie e nuove geografie del potere; analogamente, nella Savoia trecentesca, la frana del Mont Granier divenne strumento di ridefinizione territoriale e di controllo signorile, con la fondazione del villaggio fortificato di Les Marches e la riconversione agricola e vitivinicola dell’area. Attraverso il dialogo tra archeologia, antropologia e storia ambientale, WasteLands dimostra che le ecologie post-disastro medievali non furono solo adattive, ma riflettono precise strategie politiche di riappropriazione del paesaggio e di costruzione della memoria. Lo studio suggerisce così che i disastri del passato offrono chiavi di lettura cruciali per comprendere vulnerabilità e resilienze del presente.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


