Il contributo ferma l’attenzione su passaggio dalle Wunderkammern che rappresentano la curiosità e l’ammirazione rinascimentale verso la natura e il loro portato nei confronti della natura. Fin dal Medioevo, nelle chiese europee erano conservati oggetti curiosi come ossa di animali o esemplari esotici (costole di balena, coccodrilli impagliati). Le Wunderkammern nascono nel XVI secolo come collezioni enciclopediche che riuniscono naturalia (prodotti della natura), artificialia (opere dell’uomo) e mirabilia (oggetti rari e sorprendenti). Tra il 1567 e il 1595, l’arciduca Ferdinando II crea ad Ambras una raccolta di oggetti naturali, opere d’arte, strumenti scientifici e curiosità esotiche; questa collezione, conservata “in situ”, è considerata il modello originario delle Wunderkammern. Altre collezioni di questo sono quelle di Ferrante Imperato (Napoli, 1550-1625) che allestisce la sua Wunderkammer verso il 1566; di Ferdinando Cospi (Bologna, 1606-1686) che dona la sua raccolta al Senato di Bologna nel 1660, con il relativo catalogo di Lorenzo Legati (1677), con incisioni di Giuseppe Maria Mitelli, che documenta naturalia, artificialia e monstra (come un cane acefalo e un gatto bicefalo); Manfredo Settala (Milano, 1600–1680) crea una collezione di oltre 3000 oggetti tra naturalia, artificialia e curiosa; la sua raccolta è anche un centro di documentazione scientifica; fa realizzare un “museo di carta” con disegni e dipinti degli oggetti posseduti, oltre che con le sue “bagatelle”. Per Ulisse Aldrovandi (Bologna, 1522-1605) l’asse della sua collezione si posiziona verso la collezione scientifica ordinata; il suo museo comprendeva 18.000 esemplari naturali, 7.000 piante essiccate, 2.800 tavole acquerellate e 4.000 matrici xilografiche; il museo mira a ordinare e classificare il reale, fondandosi sull’osservazione diretta; la collezione diventa strumento pedagogico e di ricerca scientifica. Dona il suo museo al Senato di Bologna, oggi conservato in parte al Museo di Palazzo Poggi. Con Aldrovandi il legame tra arte e scienza diventa la chiave per conoscere e rappresentare la natura, trasformandola da potenza misteriosa a fenomeno osservabile e riproducibile.
Corrain, L., Rondoni, D., D'Orazio, C., Picchiarelli, V., Baglioni, L., Menconero, S., et al. (2025). Dal mondo chiuso in una stanza all'ordine della Natura. Milano : Moebius.
Dal mondo chiuso in una stanza all'ordine della Natura
L. Corrain;G. A. Calogero;
2025
Abstract
Il contributo ferma l’attenzione su passaggio dalle Wunderkammern che rappresentano la curiosità e l’ammirazione rinascimentale verso la natura e il loro portato nei confronti della natura. Fin dal Medioevo, nelle chiese europee erano conservati oggetti curiosi come ossa di animali o esemplari esotici (costole di balena, coccodrilli impagliati). Le Wunderkammern nascono nel XVI secolo come collezioni enciclopediche che riuniscono naturalia (prodotti della natura), artificialia (opere dell’uomo) e mirabilia (oggetti rari e sorprendenti). Tra il 1567 e il 1595, l’arciduca Ferdinando II crea ad Ambras una raccolta di oggetti naturali, opere d’arte, strumenti scientifici e curiosità esotiche; questa collezione, conservata “in situ”, è considerata il modello originario delle Wunderkammern. Altre collezioni di questo sono quelle di Ferrante Imperato (Napoli, 1550-1625) che allestisce la sua Wunderkammer verso il 1566; di Ferdinando Cospi (Bologna, 1606-1686) che dona la sua raccolta al Senato di Bologna nel 1660, con il relativo catalogo di Lorenzo Legati (1677), con incisioni di Giuseppe Maria Mitelli, che documenta naturalia, artificialia e monstra (come un cane acefalo e un gatto bicefalo); Manfredo Settala (Milano, 1600–1680) crea una collezione di oltre 3000 oggetti tra naturalia, artificialia e curiosa; la sua raccolta è anche un centro di documentazione scientifica; fa realizzare un “museo di carta” con disegni e dipinti degli oggetti posseduti, oltre che con le sue “bagatelle”. Per Ulisse Aldrovandi (Bologna, 1522-1605) l’asse della sua collezione si posiziona verso la collezione scientifica ordinata; il suo museo comprendeva 18.000 esemplari naturali, 7.000 piante essiccate, 2.800 tavole acquerellate e 4.000 matrici xilografiche; il museo mira a ordinare e classificare il reale, fondandosi sull’osservazione diretta; la collezione diventa strumento pedagogico e di ricerca scientifica. Dona il suo museo al Senato di Bologna, oggi conservato in parte al Museo di Palazzo Poggi. Con Aldrovandi il legame tra arte e scienza diventa la chiave per conoscere e rappresentare la natura, trasformandola da potenza misteriosa a fenomeno osservabile e riproducibile.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


