Nella letteratura odeporica occidentale un posto di rilievo occupano, per ragioni culturali e confessionali, i testi sulla Terra Santa. Il contesto russo non fa eccezione e offre, a partire dal testo dell’inizio del XII secolo “Žitie i choždenije igumena Daniila iz russkoj zemli”, numerosi esempi di tale genere. La maggior parte di essi è riconducibile alla letteratura di pellegrinaggio ed è modellata su reminiscenze bibliche ed evangeliche, in una costruzione narrativa dove passato e presente si intersecano in un continuo gioco di rimandi e di confronti. Il Novecento, pur mantenendo questa peculiare stratificazione intertestuale, presenta importanti novità. Da una parte, gli sviluppi post-bellici in Palestina, con il Mandato britannico e la massiccia immigrazione sionista, introducono nei testi l’aspetto socio-politico, che diviene centrale per comprendere i cambiamenti in corso nella zona in termini di economia, paesaggio e composizione demografica. D’altra parte, la rivoluzione e le persecuzioni cui sono soggetti in Unione sovietica la fede religiosa e il sionismo (ed ogni tema ad essi riconducibile) a partire dagli anni Venti fanno sì che la letteratura di viaggio in Terra Santa ricada, perlopiù e per svariati decenni, nel dominio di Russia Abroad. Questo corpus è inoltre caratterizzato da una polarizzazione etnico-nazionale: gli autori sono russi ed ebrei-russi. Riguardo alla riflessione sull’Altro, ma anche sul Sé – direttamente, ma anche indirettamente a causa dell’ “intervento costruttivo della percezione” del viaggiatore, che permette di indagarne i modelli interpretativi e le aspettative – i testi sulla Palestina offrono dunque un interessante piano di lettura: quello dei percorsi di autodefinizione nazionale da parte degli ebrei russi e della riflessione da parte dei russi sul “posto” di questa importante minoranza della diaspora. Questo paper si propone dunque di mappare il corpus “palestinese” della letteratura di viaggio in russo della prima metà del Novecento, analizzando le varianti dettate dall’identità nazionale, politica e religiosa degli autori.
Gatti Racah, M. (2016). LA PALESTINA DEL MANDATO BRITANNICO: SGUARDI INCROCIATI DAL MONDO RUSSO. ESAMIZDAT, xi, 15-23.
LA PALESTINA DEL MANDATO BRITANNICO: SGUARDI INCROCIATI DAL MONDO RUSSO
Maria Gatti Racah
2016
Abstract
Nella letteratura odeporica occidentale un posto di rilievo occupano, per ragioni culturali e confessionali, i testi sulla Terra Santa. Il contesto russo non fa eccezione e offre, a partire dal testo dell’inizio del XII secolo “Žitie i choždenije igumena Daniila iz russkoj zemli”, numerosi esempi di tale genere. La maggior parte di essi è riconducibile alla letteratura di pellegrinaggio ed è modellata su reminiscenze bibliche ed evangeliche, in una costruzione narrativa dove passato e presente si intersecano in un continuo gioco di rimandi e di confronti. Il Novecento, pur mantenendo questa peculiare stratificazione intertestuale, presenta importanti novità. Da una parte, gli sviluppi post-bellici in Palestina, con il Mandato britannico e la massiccia immigrazione sionista, introducono nei testi l’aspetto socio-politico, che diviene centrale per comprendere i cambiamenti in corso nella zona in termini di economia, paesaggio e composizione demografica. D’altra parte, la rivoluzione e le persecuzioni cui sono soggetti in Unione sovietica la fede religiosa e il sionismo (ed ogni tema ad essi riconducibile) a partire dagli anni Venti fanno sì che la letteratura di viaggio in Terra Santa ricada, perlopiù e per svariati decenni, nel dominio di Russia Abroad. Questo corpus è inoltre caratterizzato da una polarizzazione etnico-nazionale: gli autori sono russi ed ebrei-russi. Riguardo alla riflessione sull’Altro, ma anche sul Sé – direttamente, ma anche indirettamente a causa dell’ “intervento costruttivo della percezione” del viaggiatore, che permette di indagarne i modelli interpretativi e le aspettative – i testi sulla Palestina offrono dunque un interessante piano di lettura: quello dei percorsi di autodefinizione nazionale da parte degli ebrei russi e della riflessione da parte dei russi sul “posto” di questa importante minoranza della diaspora. Questo paper si propone dunque di mappare il corpus “palestinese” della letteratura di viaggio in russo della prima metà del Novecento, analizzando le varianti dettate dall’identità nazionale, politica e religiosa degli autori.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


