Al rientro dalle vacanze natalizie gli studenti delle classi terze delle scuole secondarie di I grado sono chiamati a prendere la loro prima importante decisione: a quale scuola di istruzione secondaria superiore iscriversi per assolvere all’obbligo di istruzione? La scelta che i quattordicenni sono tenuti a compiere durante il loro terzo e ultimo anno di scuola secondaria di I grado sancisce il confine che separa il primo ciclo di istruzione – propedeutico all’istruzione superiore e contraddistinto da un programma curricolare e da un’organizzazione della didattica tendenzialmente uguali per tutti – dal secondo ciclo, articolato in un modello tripartito suddiviso in istruzione liceale, tecnica e professionale (si tralascia la formazione professionale perché i dati qui analizzati si riferiscono a studenti della provincia di Bologna, che – ai sensi della legge regionale (l.r.) dell’Emilia-Romagna n. 12/2003 e delle successive modifiche introdotte dalla l.r. n. 7/2010 – pur volendo iscriversi alla formazione professionale, frequentano, almeno per il primo anno, la scuola secondaria di II grado). La stratificazione orizzontale dell’istruzione secondaria superiore in differenti indirizzi formativi segnala la presenza di meccanismi di selettività nel sistema scolastico italiano, e la scelta scolastica dello studente continua a essere condizionata dalle sue origini sociali, come dimostrano molte ricerche sociologiche condotte nel nostro paese. Non sorprende, infatti, constatare che i figli delle classi superiori – più istruite ed economicamente benestanti – si concentrano nei licei, cioè nelle scuole tradizionalmente più prestigiose, a carattere accademico, che promuovono il proseguimento degli studi a livello universitario, mentre i discendenti delle classi inferiori – culturalmente ed economicamente più deprivate – privilegiano gli istituti tecnici e professionali, cioè quei percorsi che favoriscono la trasmissione di competenze pratiche e applicative facilmente spendibili sul mercato del lavoro. Negli ultimi anni, il notevole incremento degli alunni con cittadinanza non italiana iscritti nelle scuole secondarie di II grado ha reso evidente un’ulteriore dimensione della selettività del secondo ciclo di istruzione. Questi giovani sono, infatti, particolarmente concentrati nei percorsi formativi di breve durata e a carattere più professionalizzante, e questa scelta è spesso obbligata per via di quell’«integrazione subalterna» che confina molti primo-migranti nelle classi sociali inferiori, costringendo così molti giovani ad accelerare i tempi di inserimento nel mercato del lavoro per non gravare troppo, e troppo a lungo, sul bilancio familiare. Se le ricerche empiriche finora condotte si sono preoccupate di chiarire il legame intercorrente fra status socio-economico familiare e scelte scolastiche degli studenti italiani e stranieri, queste stesse ricerche hanno anche spesso trascurato la ricostruzione delle motivazioni che spingono un giovane quattordicenne a iscriversi in un istituto professionale piuttosto che a un istituto tecnico o, addirittura, a un liceo. A partire da un’indagine condotta nel corso dell’a.s. 2009/10, che ha coinvolto 1.080 studenti – di cui 577 stranieri o figli di immigrati – iscritti nelle classi prime di un insieme di scuole secondarie di II grado della provincia di Bologna, questo contributo mira a ricostruire e a interpretare le motivazioni che orientano gli studenti nell’importante scelta della scuola cui iscriversi.

A quale scuola mi iscrivo? Italiani e stranieri a confronto

MANTOVANI, DEBORA
2011

Abstract

Al rientro dalle vacanze natalizie gli studenti delle classi terze delle scuole secondarie di I grado sono chiamati a prendere la loro prima importante decisione: a quale scuola di istruzione secondaria superiore iscriversi per assolvere all’obbligo di istruzione? La scelta che i quattordicenni sono tenuti a compiere durante il loro terzo e ultimo anno di scuola secondaria di I grado sancisce il confine che separa il primo ciclo di istruzione – propedeutico all’istruzione superiore e contraddistinto da un programma curricolare e da un’organizzazione della didattica tendenzialmente uguali per tutti – dal secondo ciclo, articolato in un modello tripartito suddiviso in istruzione liceale, tecnica e professionale (si tralascia la formazione professionale perché i dati qui analizzati si riferiscono a studenti della provincia di Bologna, che – ai sensi della legge regionale (l.r.) dell’Emilia-Romagna n. 12/2003 e delle successive modifiche introdotte dalla l.r. n. 7/2010 – pur volendo iscriversi alla formazione professionale, frequentano, almeno per il primo anno, la scuola secondaria di II grado). La stratificazione orizzontale dell’istruzione secondaria superiore in differenti indirizzi formativi segnala la presenza di meccanismi di selettività nel sistema scolastico italiano, e la scelta scolastica dello studente continua a essere condizionata dalle sue origini sociali, come dimostrano molte ricerche sociologiche condotte nel nostro paese. Non sorprende, infatti, constatare che i figli delle classi superiori – più istruite ed economicamente benestanti – si concentrano nei licei, cioè nelle scuole tradizionalmente più prestigiose, a carattere accademico, che promuovono il proseguimento degli studi a livello universitario, mentre i discendenti delle classi inferiori – culturalmente ed economicamente più deprivate – privilegiano gli istituti tecnici e professionali, cioè quei percorsi che favoriscono la trasmissione di competenze pratiche e applicative facilmente spendibili sul mercato del lavoro. Negli ultimi anni, il notevole incremento degli alunni con cittadinanza non italiana iscritti nelle scuole secondarie di II grado ha reso evidente un’ulteriore dimensione della selettività del secondo ciclo di istruzione. Questi giovani sono, infatti, particolarmente concentrati nei percorsi formativi di breve durata e a carattere più professionalizzante, e questa scelta è spesso obbligata per via di quell’«integrazione subalterna» che confina molti primo-migranti nelle classi sociali inferiori, costringendo così molti giovani ad accelerare i tempi di inserimento nel mercato del lavoro per non gravare troppo, e troppo a lungo, sul bilancio familiare. Se le ricerche empiriche finora condotte si sono preoccupate di chiarire il legame intercorrente fra status socio-economico familiare e scelte scolastiche degli studenti italiani e stranieri, queste stesse ricerche hanno anche spesso trascurato la ricostruzione delle motivazioni che spingono un giovane quattordicenne a iscriversi in un istituto professionale piuttosto che a un istituto tecnico o, addirittura, a un liceo. A partire da un’indagine condotta nel corso dell’a.s. 2009/10, che ha coinvolto 1.080 studenti – di cui 577 stranieri o figli di immigrati – iscritti nelle classi prime di un insieme di scuole secondarie di II grado della provincia di Bologna, questo contributo mira a ricostruire e a interpretare le motivazioni che orientano gli studenti nell’importante scelta della scuola cui iscriversi.
D. Mantovani
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