Quando e dove c’è, il lavoro si articola e diventa flessibile. Le sue forme si moltiplicano, esprimendo diverse nature, magari dentro la medesima manifestazione. Necessario come fattore di produzione, è sempre più elastico, spostabile e sostituibile. Accanto a lavoro rutinario e ripetitivo, abbiamo lavoro altamente cognitivo nella sfera della produzione immateriale, integrato nel linguaggio, che si realizza attraverso il dare se stessi, con una creatività intrisa persino da passioni e affetti. Il lavoro manifatturiero diminuisce – è da dimostrare – e aumenta la domanda di servizi interpersonali, che in parte lo rimpiazzano. Diversificandosi esigenze e ricchezze in un’economia globalizzata, i lavori tendono a ripercorrere in modo sfasato antiche vicissitudini e tragitti di tutela. In molti luoghi i salari non garantiscono neppure la sopravvivenza, ma nei paesi ricchi si ampliano a dismisura i differenziali retributivi, una forbice accentuta dal prevalere di aspetti finanziario-speculativi. Pure l’impresa cambia, innova gli assetti, migliora l’efficienza organizzativa e moltiplica le dislocazioni. Complicando gli scenari noti, le produzioni vengono «delocalizzate» in misura sempre più massiccia, con coordinamenti in tutto il mondo consentiti dalla strabiliante versatilità della risorsa informatico-telematica. Esigenze di compatibilità riplasmano le componenti dell’impresa, offrendo ulteriori possibilità per accedere al lavoro dipendente, ma anche nuove pene. Ovunque sono escogitati modi di utilizzo del lavoro indiretti, tanto che viene meno la correlazione consueta impresa-lavoro dipendente. L’intero pianeta è attraversato da una inesauribile riserva di lavoro e la croce del dumping sociale diventa una opportunità per i paesi poveri, che ne estraggono vantaggi relativi per crescere.

Verso un nuovo lessico giuslavoristico: inventario di questioni

PEDRAZZOLI, MARCELLO
2010

Abstract

Quando e dove c’è, il lavoro si articola e diventa flessibile. Le sue forme si moltiplicano, esprimendo diverse nature, magari dentro la medesima manifestazione. Necessario come fattore di produzione, è sempre più elastico, spostabile e sostituibile. Accanto a lavoro rutinario e ripetitivo, abbiamo lavoro altamente cognitivo nella sfera della produzione immateriale, integrato nel linguaggio, che si realizza attraverso il dare se stessi, con una creatività intrisa persino da passioni e affetti. Il lavoro manifatturiero diminuisce – è da dimostrare – e aumenta la domanda di servizi interpersonali, che in parte lo rimpiazzano. Diversificandosi esigenze e ricchezze in un’economia globalizzata, i lavori tendono a ripercorrere in modo sfasato antiche vicissitudini e tragitti di tutela. In molti luoghi i salari non garantiscono neppure la sopravvivenza, ma nei paesi ricchi si ampliano a dismisura i differenziali retributivi, una forbice accentuta dal prevalere di aspetti finanziario-speculativi. Pure l’impresa cambia, innova gli assetti, migliora l’efficienza organizzativa e moltiplica le dislocazioni. Complicando gli scenari noti, le produzioni vengono «delocalizzate» in misura sempre più massiccia, con coordinamenti in tutto il mondo consentiti dalla strabiliante versatilità della risorsa informatico-telematica. Esigenze di compatibilità riplasmano le componenti dell’impresa, offrendo ulteriori possibilità per accedere al lavoro dipendente, ma anche nuove pene. Ovunque sono escogitati modi di utilizzo del lavoro indiretti, tanto che viene meno la correlazione consueta impresa-lavoro dipendente. L’intero pianeta è attraversato da una inesauribile riserva di lavoro e la croce del dumping sociale diventa una opportunità per i paesi poveri, che ne estraggono vantaggi relativi per crescere.
Lessico giuslavoristico 1 (Lavoro)
155
166
M. Pedrazzoli
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