Nei parchi, nei giardini, nelle bordure o nelle fioriere, ovunque è presente l'evonimo con la specie indigena Euonymus europaeus, anche se in tempi più recenti si è affermata la specie esotica E. japonica che comprende varietà dal fogliame lucido, spesso variegato o screziato. Tra le malattie più comuni, risulta frequente una caratteristica e specifica forma di oidio: Oidium evonymi japonici, capace di aggredire sia la specie indigena che quella esotica, anche se la particolare preferenza sembra riservata a quest’ultima, in quanto meno rustica, più “gentile” e lussureggiante. I sintomi Il micelio del fungo si sviluppa esternamente sulle superfici fogliari fino a formare un ammasso intricato con vere e proprie placche biancastre di elevata consistenza e notevole spessore. I valori climatici più favorevoli allo sviluppo del patogeno sono: temperatura compresa tra i 18 e 24 gradi °C e 70-90% di umidità relativa. Le piogge persistenti, soprattutto se a carattere temporalesco, tendono a frenare lo sviluppo della malattia. I danni I danni possono risultare limitati, come possono anche raggiungere una notevole gravità. In questo ultimo caso, si può assistere, specialmente sulla specie giapponese, a forme evidenti di avvizzimento, cadute consistenti di fogliame e comparsa di diffusi disseccamenti. Difesa Nei confronti di questa malattia è possibile intervenire con accorgimenti e tecniche di ordine preventivo su cui vogliamo concentrarci per evitare di effettuare dei trattamenti chimici. Si dovrà innanzitutto raccogliere e distruggere la massima quantità di materiale vegetale aggredito, sia sulla pianta che, in misura sempre più rilevante, tra quello caduto al suolo. Al fine di ottenere piante più resistenti, si dovranno evitare tutte le pratiche tendenti a favorire una vegetazione di tipo lussureggiante, come: - irrigazioni eccessive, - concimazioni elevate di tipo azotato e particolarmente quelle con azoto nitrico, - tagli eccessivi che portano alla formazione di rametti fitti, con fogliame piccolo e tenero, - eccessive lavorazioni del suolo. Per quanto riguarda le irrigazioni, la migliore tecnica di somministrazione idrica consiste negli interventi per aspersione, mediante getto anche battente sulla vegetazione che, oltre all'effetto irrigante ed a quello ripulente in senso generale, sembra possedere anche un'azione deterrente sullo sviluppo della malattia.

Oidio su Evonimo

BELLARDI, MARIA GRAZIA
2011

Abstract

Nei parchi, nei giardini, nelle bordure o nelle fioriere, ovunque è presente l'evonimo con la specie indigena Euonymus europaeus, anche se in tempi più recenti si è affermata la specie esotica E. japonica che comprende varietà dal fogliame lucido, spesso variegato o screziato. Tra le malattie più comuni, risulta frequente una caratteristica e specifica forma di oidio: Oidium evonymi japonici, capace di aggredire sia la specie indigena che quella esotica, anche se la particolare preferenza sembra riservata a quest’ultima, in quanto meno rustica, più “gentile” e lussureggiante. I sintomi Il micelio del fungo si sviluppa esternamente sulle superfici fogliari fino a formare un ammasso intricato con vere e proprie placche biancastre di elevata consistenza e notevole spessore. I valori climatici più favorevoli allo sviluppo del patogeno sono: temperatura compresa tra i 18 e 24 gradi °C e 70-90% di umidità relativa. Le piogge persistenti, soprattutto se a carattere temporalesco, tendono a frenare lo sviluppo della malattia. I danni I danni possono risultare limitati, come possono anche raggiungere una notevole gravità. In questo ultimo caso, si può assistere, specialmente sulla specie giapponese, a forme evidenti di avvizzimento, cadute consistenti di fogliame e comparsa di diffusi disseccamenti. Difesa Nei confronti di questa malattia è possibile intervenire con accorgimenti e tecniche di ordine preventivo su cui vogliamo concentrarci per evitare di effettuare dei trattamenti chimici. Si dovrà innanzitutto raccogliere e distruggere la massima quantità di materiale vegetale aggredito, sia sulla pianta che, in misura sempre più rilevante, tra quello caduto al suolo. Al fine di ottenere piante più resistenti, si dovranno evitare tutte le pratiche tendenti a favorire una vegetazione di tipo lussureggiante, come: - irrigazioni eccessive, - concimazioni elevate di tipo azotato e particolarmente quelle con azoto nitrico, - tagli eccessivi che portano alla formazione di rametti fitti, con fogliame piccolo e tenero, - eccessive lavorazioni del suolo. Per quanto riguarda le irrigazioni, la migliore tecnica di somministrazione idrica consiste negli interventi per aspersione, mediante getto anche battente sulla vegetazione che, oltre all'effetto irrigante ed a quello ripulente in senso generale, sembra possedere anche un'azione deterrente sullo sviluppo della malattia.
M.G.Bellardi
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