Il campionamento citologico del fegato rappresenta una procedura diagnostica di invasività superiore rispetto ai prelievi citologici di pratica comune su tessuti posti in zone più direttamente accessibili. Le principali indicazioni alla puntura del fegato sono rappresentate dall’evidenza clinica di una patologia epatica che necessita, per potere essere specificamente definita, di un supporto morfologico (ad esempio una insufficienza epatica, una epatomegalia diffusa oppure la presenza di masse singole o multiple a carico dell’organo). In corso di lipidosi (o steatosi) epatica, per esempio, il citoplasma degli epatociti contiene vacuoli otticamente vuoti a margini netti e di diverse dimensioni che possono stipare il citoplasma, sospingere il nucleo alla periferia e rendere la cellula molto simile ad un adipocita. La presenza fra gli epatociti di materiale amorfo di colore rosato, sotto forma di zolle quadrangolari nei preparati citologici, suggerisce invece una amiloidosi epatica. Alcune lesioni sono facilmente riconoscibili nei campioni istologici, ma con maggiore difficoltà nei citologici: la massiva fibrosi che caratterizza la sclerosi e la cirrosi è difficilmente identificata, a causa dello scarso grado di esfoliazione del collageno, che non viene aspirato e compreso nel prelievo citologico campionato. Il riscontro di abbondanti cellule infiammatorie frammiste agli epatociti indica uno stato flogistico del fegato (epatite), ma nei preparati citologici deve essere differenziato dalla contaminazione ematica, così come la presenza di una cospicua popolazione linfocitaria può essere indicativa, oltre che di un processo infiammatorio cronico, dell’infiltrazione linfomatosa del fegato. Nelle patologie epatobiliari si verifica una ritenzione intracellulare di pigmenti biliari, che l’esame microscopico riesce a svelare molto bene. Il materiale accumulato si presenta sotto forma di fini granuli oppure di ammassi più o meno grossolani di colore blu-verdastro molto scuro nei preparati citologici e verde-bruno nei preparati istologici, all’interno del citoplasma degli epatociti. Nei casi di vera e propria colestasi si osservano inoltre caratteristici ammassi extracellulari di aspetto ramificato posti fra epatociti adiacenti (cilindri biliari, corrispondenti a stampi dei canalicoli biliari). I pigmenti biliari devono essere differenziati da pigmenti di natura emosiderinica, che appaiono invece di colore blu-azzurri, spesso aggregati in formazioni similcristalline, rilevabili soprattutto all’interno dei macrofagi o liberi sul fondo del preparato.

Sotto la lente d’ingrandimento: la citologia epatica

BETTINI, GIULIANO
2010

Abstract

Il campionamento citologico del fegato rappresenta una procedura diagnostica di invasività superiore rispetto ai prelievi citologici di pratica comune su tessuti posti in zone più direttamente accessibili. Le principali indicazioni alla puntura del fegato sono rappresentate dall’evidenza clinica di una patologia epatica che necessita, per potere essere specificamente definita, di un supporto morfologico (ad esempio una insufficienza epatica, una epatomegalia diffusa oppure la presenza di masse singole o multiple a carico dell’organo). In corso di lipidosi (o steatosi) epatica, per esempio, il citoplasma degli epatociti contiene vacuoli otticamente vuoti a margini netti e di diverse dimensioni che possono stipare il citoplasma, sospingere il nucleo alla periferia e rendere la cellula molto simile ad un adipocita. La presenza fra gli epatociti di materiale amorfo di colore rosato, sotto forma di zolle quadrangolari nei preparati citologici, suggerisce invece una amiloidosi epatica. Alcune lesioni sono facilmente riconoscibili nei campioni istologici, ma con maggiore difficoltà nei citologici: la massiva fibrosi che caratterizza la sclerosi e la cirrosi è difficilmente identificata, a causa dello scarso grado di esfoliazione del collageno, che non viene aspirato e compreso nel prelievo citologico campionato. Il riscontro di abbondanti cellule infiammatorie frammiste agli epatociti indica uno stato flogistico del fegato (epatite), ma nei preparati citologici deve essere differenziato dalla contaminazione ematica, così come la presenza di una cospicua popolazione linfocitaria può essere indicativa, oltre che di un processo infiammatorio cronico, dell’infiltrazione linfomatosa del fegato. Nelle patologie epatobiliari si verifica una ritenzione intracellulare di pigmenti biliari, che l’esame microscopico riesce a svelare molto bene. Il materiale accumulato si presenta sotto forma di fini granuli oppure di ammassi più o meno grossolani di colore blu-verdastro molto scuro nei preparati citologici e verde-bruno nei preparati istologici, all’interno del citoplasma degli epatociti. Nei casi di vera e propria colestasi si osservano inoltre caratteristici ammassi extracellulari di aspetto ramificato posti fra epatociti adiacenti (cilindri biliari, corrispondenti a stampi dei canalicoli biliari). I pigmenti biliari devono essere differenziati da pigmenti di natura emosiderinica, che appaiono invece di colore blu-azzurri, spesso aggregati in formazioni similcristalline, rilevabili soprattutto all’interno dei macrofagi o liberi sul fondo del preparato.
Atti del 4° Congresso Nazionale Unisvet, Il fegato: alla scoperta di un pianeta misterioso.
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Bettini G.
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