Si tratta di uno spettacolo teatrale a più mani, e come tale depositato in formato cartaceo alla SIAE, che riambienta ai tempi nostri la famosissima opera di Shakespeare "Re Lear": soggetto a cura di Mantegazza T.; stesura a cura di NADIANI G. anche mediante la traduzione di passi da Shakespeare; drammaturgia a cura di Pizzol GP. Che dire di Tinin Mantegazza che ha attraversato la cultura italiana dagli anni ’50 in poi come umorista con disegni, vignette, dipinti , come teatrante con la creazione di pupazzi e personaggi, come regista e autore televisivo con programmi , striscie , cartoon e infine come sperimentatore di linguaggi fin dal cabaret ’64 nella Milano di Gaber, Dario Fo, Cochi e Renato? Oggi questo poliedrico artista sospeso tra poesia e umorismo, innamorato del mare adriatico e della Romagna, ha deciso di lanciare un’ altra sfida alla cultura teatrale: uno Shakespeare in dialetto romagnolo. E qui il testimone passa a Giovanni Nadiani, pluripremiato poeta e scrittore che trova nel dialetto la fonte ispiratrice di molte sue opere seguendo idealmente la scia di Guerra, Baldini, Pedretti e di altri poeti contemporanei capaci di sposare la lirica alla lingua popolare, ai fatti e misfatti quotidiani e anche alle lingue straniere, in questo caso l’inglese del Bardo britannico. Ma passare dal testo alla scena e proporre un’ opera capace di parlare anche a coloro che non hanno dimestichezza con il dialetto mescolando sapientemente l’italiano all’ anglo-romagnolo, è una impresa che solo un commediante può arrischiare. Così ecco spuntare il mestiere di GiampieroPizzol, comico di Zelig, attore e autore di personaggi e di commedie popolari che celebrano la Romagna nelle sue più surreali, malinconiche, divertentissime sfaccettature. Così la tragedia del Re Lear, a detta di molti critici la più possente e compiuta di tutta l’ opera di Shakespeare, trova nuovi interpreti e si nutre delle tragicomiche vicende di uno dei tanti anziani solitari, abbandonati dalla famiglia e privati della casa che vivono nei Bar e raccontano di figlie traditrici , di fughe dai ricoveri e di mille altre vicende, reali o surreali, vere o solo immaginate. In tal modo la storia si intreccia con quella della Riviera romagnola attraversata prima dalla guerra e poi dalle orde di turisti, passata dalla miseria alla ricchezza, dalla civiltà tradizionale al consumismo moderno, dalla azienda familiare alle altre attività frenetiche del moderno mondo degli affari. Questo Re è uno dei tanti piccoli imprenditori romagnoli che ha creato il suo regno di possedimenti: hotel, negozi, ristoranti, appartamenti. Ma il tempo trascorre inesorabilmente e le proprietà passano alle nuove generazioni che hanno un’ altra visone del mondo e soprattutto non hanno nessuna intenzione di mantere in casa un vecchio padre inasprito dall’ età e legato a una mentalità sorpassata. Ma il Re non è solo, attorno a lui c’ è tutta una corte di personaggi che arricchiscono la fauna teatrale dell’ opera e trasformano la tragedia in commedia: l’ estro di Giampiero Bartolini dà vita a figure maschili e femminili, a buffoni di corte e avvocati di cause sballate, mentre la verve di Teodoro Bonci del Bene, primo diplomato italiano alla Scuola d’ Arte Drammatica di Mosca, e quindi fresco di classicità, tira le fila della trama shakespeariana della vicenda che si sovrappone teatralmente alla vita. Le musiche originali di Marco Versari contribuiscono a questa alternanza di climi proiettando la vicenda con la velocità del vento attraverso interi secoli di storia, accennando temi e stili e facendo affiorare alla memoria brani conosciuti e rumori di ambienti vissuti oppure scatenando i ritmi dei balli popolari e delle canzoni del dopoguerra anglo romagnolo. Solo la regia di Angelo Generali, bolognese di provata esperienza ed elaboratore di testi popolari, può imbrigliare dei simili purosangue romagnoli e guidarli al galoppo sulla pista di questo circo della vita e della morte, alternando il del...

LEARDO E' RE - UNA COMMEDIA ANGLO-ROMAGNOLA

NADIANI, GIOVANNI;
2010

Abstract

Si tratta di uno spettacolo teatrale a più mani, e come tale depositato in formato cartaceo alla SIAE, che riambienta ai tempi nostri la famosissima opera di Shakespeare "Re Lear": soggetto a cura di Mantegazza T.; stesura a cura di NADIANI G. anche mediante la traduzione di passi da Shakespeare; drammaturgia a cura di Pizzol GP. Che dire di Tinin Mantegazza che ha attraversato la cultura italiana dagli anni ’50 in poi come umorista con disegni, vignette, dipinti , come teatrante con la creazione di pupazzi e personaggi, come regista e autore televisivo con programmi , striscie , cartoon e infine come sperimentatore di linguaggi fin dal cabaret ’64 nella Milano di Gaber, Dario Fo, Cochi e Renato? Oggi questo poliedrico artista sospeso tra poesia e umorismo, innamorato del mare adriatico e della Romagna, ha deciso di lanciare un’ altra sfida alla cultura teatrale: uno Shakespeare in dialetto romagnolo. E qui il testimone passa a Giovanni Nadiani, pluripremiato poeta e scrittore che trova nel dialetto la fonte ispiratrice di molte sue opere seguendo idealmente la scia di Guerra, Baldini, Pedretti e di altri poeti contemporanei capaci di sposare la lirica alla lingua popolare, ai fatti e misfatti quotidiani e anche alle lingue straniere, in questo caso l’inglese del Bardo britannico. Ma passare dal testo alla scena e proporre un’ opera capace di parlare anche a coloro che non hanno dimestichezza con il dialetto mescolando sapientemente l’italiano all’ anglo-romagnolo, è una impresa che solo un commediante può arrischiare. Così ecco spuntare il mestiere di GiampieroPizzol, comico di Zelig, attore e autore di personaggi e di commedie popolari che celebrano la Romagna nelle sue più surreali, malinconiche, divertentissime sfaccettature. Così la tragedia del Re Lear, a detta di molti critici la più possente e compiuta di tutta l’ opera di Shakespeare, trova nuovi interpreti e si nutre delle tragicomiche vicende di uno dei tanti anziani solitari, abbandonati dalla famiglia e privati della casa che vivono nei Bar e raccontano di figlie traditrici , di fughe dai ricoveri e di mille altre vicende, reali o surreali, vere o solo immaginate. In tal modo la storia si intreccia con quella della Riviera romagnola attraversata prima dalla guerra e poi dalle orde di turisti, passata dalla miseria alla ricchezza, dalla civiltà tradizionale al consumismo moderno, dalla azienda familiare alle altre attività frenetiche del moderno mondo degli affari. Questo Re è uno dei tanti piccoli imprenditori romagnoli che ha creato il suo regno di possedimenti: hotel, negozi, ristoranti, appartamenti. Ma il tempo trascorre inesorabilmente e le proprietà passano alle nuove generazioni che hanno un’ altra visone del mondo e soprattutto non hanno nessuna intenzione di mantere in casa un vecchio padre inasprito dall’ età e legato a una mentalità sorpassata. Ma il Re non è solo, attorno a lui c’ è tutta una corte di personaggi che arricchiscono la fauna teatrale dell’ opera e trasformano la tragedia in commedia: l’ estro di Giampiero Bartolini dà vita a figure maschili e femminili, a buffoni di corte e avvocati di cause sballate, mentre la verve di Teodoro Bonci del Bene, primo diplomato italiano alla Scuola d’ Arte Drammatica di Mosca, e quindi fresco di classicità, tira le fila della trama shakespeariana della vicenda che si sovrappone teatralmente alla vita. Le musiche originali di Marco Versari contribuiscono a questa alternanza di climi proiettando la vicenda con la velocità del vento attraverso interi secoli di storia, accennando temi e stili e facendo affiorare alla memoria brani conosciuti e rumori di ambienti vissuti oppure scatenando i ritmi dei balli popolari e delle canzoni del dopoguerra anglo romagnolo. Solo la regia di Angelo Generali, bolognese di provata esperienza ed elaboratore di testi popolari, può imbrigliare dei simili purosangue romagnoli e guidarli al galoppo sulla pista di questo circo della vita e della morte, alternando il del...
NADIANI G.; MANTEGAZZA T.; PIZZOL GP.
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