Il complesso rapporto tra giovani e lavoro, nonostante abbia ricevuto consistenti approfondimenti, non sembra veder diminuire la propria problematicità interpretativa. Le significative trasformazioni socio-economiche, coinvolgendo l’intero sistema delle occupazioni e delle organizzazioni economico-produttive, portano alla ribalta una quantità crescente di elementi di cui bisognerebbe tener conto, evitando però il rischio di semplificazioni analitiche di scarsa utilità. L’apparato concettuale con cui le scienze sociali e la sociologia in particolare affrontano il tema è ormai ricco ed articolato a livello tanto teorico, quanto metodologico ed empirico. Sono già state ampiamente indagate le dimensioni cognitive, valoriali e strategico-comportamentali nelle quali i giovani, appunto, sviluppano opinioni e preferenze, compongono rappresentazioni, concepiscono azioni e scelte in riferimento al lavoro, all’interno di strategie più o meno consapevoli e strutturate. Da tempo ormai, anche nel panorama italiano, gli approfondimenti empirici consentono di cogliere come variabili strutturali quali l’appartenenza di genere, di classe sociale e di area territoriale siano ancora capaci di influenzare le propensioni e le vocazioni dei giovani nei confronti del lavoro. Nei fatti, le regolarità statistiche riscontrabili, ad esempio, nella relazione tra origine sociale e percorso formativo, confermano l’esistenza di tante giovinezze, tanti modi diversi di porsi di fronte ai mutamenti, tanti modi diversi di vivere questa delicata fase del ciclo di vita. Ciò malgrado, si può intravedere anche l’emergere sempre più consistente di percorsi inediti, talvolta audaci, intrapresi sia da quanti maturano progetti ambiziosi in ambito formativo e professionale, sopportando elevati costi economici e dilazione di guadagni e soddisfazioni, sia da quanti, in maniera più casuale, ricavano dalla crescente flessibilità e opacità del mondo del lavoro l’opportunità di mettere a punto tragitti lavorativi indubbiamente più instabili e rischiosi, ma in alcune circostanze più stimolanti e soddisfacenti. Le considerazioni sviluppate in questo lavoro, relative ai giovani che sono ancora lontani da un definitivo ingresso nel mondo del lavoro in quanto ancora studenti superiori o neodiplomati ed impegnati nella continuazione degli studi, possono in un certo senso aggiungere ulteriori argomentazioni a quelle già prodotte, contribuendo a caratterizzare sempre meglio come l’immaginario giovanile sia attrezzato ad affrontare il lavoro, quando di esso non si hanno ancora esperienze dirette e significative, se si eccettuano i contatti attraverso il mondo dei c.d. ‘lavoretti’ che, per giunta, non coinvolgono la maggioranza dei casi. A questo livello si tratta allora di contribuire a delineare quelle che sono le aspirazioni, le predisposizioni, nonché le rappresentazioni prevalenti che del lavoro si fanno quanti si accingono ad entrarvi in un orizzonte temporale più o meno breve.

Giovani e lavoro tra continuità e segnali di cambiamento

ZURLA, PAOLO
2007

Abstract

Il complesso rapporto tra giovani e lavoro, nonostante abbia ricevuto consistenti approfondimenti, non sembra veder diminuire la propria problematicità interpretativa. Le significative trasformazioni socio-economiche, coinvolgendo l’intero sistema delle occupazioni e delle organizzazioni economico-produttive, portano alla ribalta una quantità crescente di elementi di cui bisognerebbe tener conto, evitando però il rischio di semplificazioni analitiche di scarsa utilità. L’apparato concettuale con cui le scienze sociali e la sociologia in particolare affrontano il tema è ormai ricco ed articolato a livello tanto teorico, quanto metodologico ed empirico. Sono già state ampiamente indagate le dimensioni cognitive, valoriali e strategico-comportamentali nelle quali i giovani, appunto, sviluppano opinioni e preferenze, compongono rappresentazioni, concepiscono azioni e scelte in riferimento al lavoro, all’interno di strategie più o meno consapevoli e strutturate. Da tempo ormai, anche nel panorama italiano, gli approfondimenti empirici consentono di cogliere come variabili strutturali quali l’appartenenza di genere, di classe sociale e di area territoriale siano ancora capaci di influenzare le propensioni e le vocazioni dei giovani nei confronti del lavoro. Nei fatti, le regolarità statistiche riscontrabili, ad esempio, nella relazione tra origine sociale e percorso formativo, confermano l’esistenza di tante giovinezze, tanti modi diversi di porsi di fronte ai mutamenti, tanti modi diversi di vivere questa delicata fase del ciclo di vita. Ciò malgrado, si può intravedere anche l’emergere sempre più consistente di percorsi inediti, talvolta audaci, intrapresi sia da quanti maturano progetti ambiziosi in ambito formativo e professionale, sopportando elevati costi economici e dilazione di guadagni e soddisfazioni, sia da quanti, in maniera più casuale, ricavano dalla crescente flessibilità e opacità del mondo del lavoro l’opportunità di mettere a punto tragitti lavorativi indubbiamente più instabili e rischiosi, ma in alcune circostanze più stimolanti e soddisfacenti. Le considerazioni sviluppate in questo lavoro, relative ai giovani che sono ancora lontani da un definitivo ingresso nel mondo del lavoro in quanto ancora studenti superiori o neodiplomati ed impegnati nella continuazione degli studi, possono in un certo senso aggiungere ulteriori argomentazioni a quelle già prodotte, contribuendo a caratterizzare sempre meglio come l’immaginario giovanile sia attrezzato ad affrontare il lavoro, quando di esso non si hanno ancora esperienze dirette e significative, se si eccettuano i contatti attraverso il mondo dei c.d. ‘lavoretti’ che, per giunta, non coinvolgono la maggioranza dei casi. A questo livello si tratta allora di contribuire a delineare quelle che sono le aspirazioni, le predisposizioni, nonché le rappresentazioni prevalenti che del lavoro si fanno quanti si accingono ad entrarvi in un orizzonte temporale più o meno breve.
Giovani a scuola. Un'indagine dell'Istituto Iard per la Fondazione per la Scuola.
225
257
Zurla P.
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