Le qualità ed i comportamenti individuali che fanno di uno scienziato un imprenditore si ritrovano in numerose analisi storiche della scienza e della tecnica e si riferiscono a diversi aspetti e diversi livelli della pratica scientifica. In sintesi queste sono: - Progettualità e innovatività - Capacità organizzative - Capacità di operare all’interno di reti sociali, istituzionali e disciplinari per ottenere sostegno e consenso - Capacità di promuovere i propri obbiettivi e programmi scientifici identificando e mettendo in atto le strategie adatte a tale scopo. Nell’ambito delle mansioni organizzative rientrano anche quelle che riguardano specificamente la dimensione economica dell’impresa scientifica, quindi il reperimento di risorse e la gestione amministrativa. Ma alla dimensione economica fanno capo anche la consapevolezza del valore commerciale dei prodotti dell’attività accademica e il coinvolgimento personale nel loro sfruttamento economico. Tutte queste qualità si possono riferire sia a scienziati nel perseguimento di propri obbiettivi scientifici e/o di carriera individuali sia a scienziati che operano nell’ambito di istituzioni e per fini istituzionali. L’obiettivo del capitolo è di identificare da un lato le diverse forme di commercializzazione della scienza che videro coinvolti scienziati (e più precisamente, in questo saggio, il personale docente di istituti di istruzione superiore) e dall’altro le forme di imprenditorialità che ne caratterizzarono, in particolari occasioni, l’attività – sia a livello privato che istituzionale. Il periodo esaminato è la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, il paese considerato è la Gran Bretagna (più precisamente l’Inghilterra e la Scozia) e i settori disciplinari sono soprattutto la fisica e la chimica, oltre all’ingegneria (per i primi due profili) e la fisiologia (per il terzo). Nella prima parte si esamina l’attività e il comportamento di personale docente che svolse lavoro esterno di consulenza. Pur mantenendo la propria posizione accademica, e beneficiando dell’autorità scientifica conferita da tale posizione, rappresentanti di questo gruppo operarono essenzialmente a titolo personale. Le istituzioni di cui erano dipendenti non vennero coinvolte e non ricavarono vantaggi se non in modo indiretto. Il secondo genere di profilo che esaminerò è quello dei docenti universitari che svolsero attività imprenditoriali in forma “strutturata”, facendosi promotori di attività produttive e di società in cui mettevano a frutto le proprie conoscenze e competenze scientifiche. Anche in questo caso si tratta di attività condotte a titolo personale, che non coinvolsero le istituzioni accademiche. Il terzo profilo è quello degli “institution builders” e “discipline builders”, le cui attività commerciali furono funzionali alla creazione di nuove strutture di formazione e ricerca ed al consolidamento delle proprie discipline scientifiche. Pur limitandomi a tre soli profili, l’obbiettivo è di metterne in rilievo, accanto ad alcuni tratti comuni, gli aspetti di diversità. I modi in cui vennero svolte le varie attività e gli scopi perseguiti dipesero infatti in larga misura dal contesto culturale, istituzionale ed economico, oltre che da fattori contingenti e dalla personalità, dagli obbiettivi e dalle attitudini dei protagonisti.

Imprenditorialità scientifica e scienziati imprenditori in Gran Bretagna tra Otto e Novecento

GUAGNINI, ANNA
2011

Abstract

Le qualità ed i comportamenti individuali che fanno di uno scienziato un imprenditore si ritrovano in numerose analisi storiche della scienza e della tecnica e si riferiscono a diversi aspetti e diversi livelli della pratica scientifica. In sintesi queste sono: - Progettualità e innovatività - Capacità organizzative - Capacità di operare all’interno di reti sociali, istituzionali e disciplinari per ottenere sostegno e consenso - Capacità di promuovere i propri obbiettivi e programmi scientifici identificando e mettendo in atto le strategie adatte a tale scopo. Nell’ambito delle mansioni organizzative rientrano anche quelle che riguardano specificamente la dimensione economica dell’impresa scientifica, quindi il reperimento di risorse e la gestione amministrativa. Ma alla dimensione economica fanno capo anche la consapevolezza del valore commerciale dei prodotti dell’attività accademica e il coinvolgimento personale nel loro sfruttamento economico. Tutte queste qualità si possono riferire sia a scienziati nel perseguimento di propri obbiettivi scientifici e/o di carriera individuali sia a scienziati che operano nell’ambito di istituzioni e per fini istituzionali. L’obiettivo del capitolo è di identificare da un lato le diverse forme di commercializzazione della scienza che videro coinvolti scienziati (e più precisamente, in questo saggio, il personale docente di istituti di istruzione superiore) e dall’altro le forme di imprenditorialità che ne caratterizzarono, in particolari occasioni, l’attività – sia a livello privato che istituzionale. Il periodo esaminato è la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, il paese considerato è la Gran Bretagna (più precisamente l’Inghilterra e la Scozia) e i settori disciplinari sono soprattutto la fisica e la chimica, oltre all’ingegneria (per i primi due profili) e la fisiologia (per il terzo). Nella prima parte si esamina l’attività e il comportamento di personale docente che svolse lavoro esterno di consulenza. Pur mantenendo la propria posizione accademica, e beneficiando dell’autorità scientifica conferita da tale posizione, rappresentanti di questo gruppo operarono essenzialmente a titolo personale. Le istituzioni di cui erano dipendenti non vennero coinvolte e non ricavarono vantaggi se non in modo indiretto. Il secondo genere di profilo che esaminerò è quello dei docenti universitari che svolsero attività imprenditoriali in forma “strutturata”, facendosi promotori di attività produttive e di società in cui mettevano a frutto le proprie conoscenze e competenze scientifiche. Anche in questo caso si tratta di attività condotte a titolo personale, che non coinvolsero le istituzioni accademiche. Il terzo profilo è quello degli “institution builders” e “discipline builders”, le cui attività commerciali furono funzionali alla creazione di nuove strutture di formazione e ricerca ed al consolidamento delle proprie discipline scientifiche. Pur limitandomi a tre soli profili, l’obbiettivo è di metterne in rilievo, accanto ad alcuni tratti comuni, gli aspetti di diversità. I modi in cui vennero svolte le varie attività e gli scopi perseguiti dipesero infatti in larga misura dal contesto culturale, istituzionale ed economico, oltre che da fattori contingenti e dalla personalità, dagli obbiettivi e dalle attitudini dei protagonisti.
L’Imprenditorialità accademica. Un’analisi multidisciplinare
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A. Guagnini
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