Il presente contributo costituisce l’analisi archeozoologica dei resti ossei faunistici di età etrusca provenienti dalla Casa 1 di Marzabotto. Il testo, pur mettendo in evidenza come sia difficoltoso fare considerazioni e trarre conclusioni generali in un contesto così articolato e complesso come quello urbano di Marzabotto, prende le mosse da una attenta verifica del significato dei singoli rinvenimenti, per poi necessariamente confluire in una sintesi più ampia relativa allo sfruttamento economico delle risorse animali in questo importante periodo cronologico. I dati complessivi della Casa 1 mostrano come l’economia animale di Marzabotto sia legata in maniera pressoché esclusiva all’allevamento dei principali mammiferi domestici: suini, ovicaprini e bovini che nell’insieme rappresentano più del 90% dei taxa attestati in tutti i contesti esaminati. Dal punto di vista prettamente economico Marzabotto rispecchia la tendenza, rilevabile nei principali centri dell’Emilia orientale nel V sec. a:C., verso un incremento dell’economia fondata sull’allevamento specializzato dei suini. Un recente riesame dell’evidenze archeozoologiche di età preromana in Italia settentrionale (Curci, Cattabriga 2005) ha evidenziato come la maggior parte dei siti etruschi (tra cui Marzabotto, Forcello e l’abitato etrusco-celtico di Monte Bibele) evidenzino, per quanto riguarda lo sfruttamento del bestiame principale, una percentuale elevata di suini, contrariamente a quanto avveniva durante la tarda età del bronzo per l’area terramaricola dove era maggiormente praticato l’allevamento di ovini. Anche in Etruria, a partire dall’VIII secolo in poi, le mutate condizioni demografiche fanno sì che la carne di maiale divenga un’importante componente della dieta alimentare, divenendo così i suini la specie prevalente nei grossi centri urbani quali Tarquinia, Roselle e Populonia. Per quanto riguarda gli altri mammiferi domestici attestati a Marzabotto, questi sono costituiti da rari resti di equidi e da quelli di cane. Di rilievo la presenza all’interno della casa 1 di alcuni resti di cane con evidenti tracce di macellazione riconducibili che ne attestano il probabile consumo di carne, anche se non è possibile escluderne l’uso per scopi sacrificali. I mammiferi selvatici, e conseguentemente le testimonianze dell’attività di caccia, possono essere considerati del tutto occasionali; il cinghiale, il capriolo e la lepre infatti non raggiungono insieme l’1% degli animali attestati. Tale attività è sempre piuttosto marginale nelle comunità dell’Italia settentrionale preromana. Una possibile sua interpretazione quale elitario esercizio fisico, privilegio esclusivo riservato al ceto aristocratico, senza fini legati a necessità alimentari, trova scarse conferme nel record archeologico. Interessante la discreta quantità di ossa segate, o comunque modificate, rinvenute nei diversi contesti. I molteplici resti costituiscono, almeno in parte, gli scarti di lavorazione per il recupero di osso e corno quale materia prima per la produzione artigianale. Rilevante, infine, la presenza di diversi astragali modificati con le superfici spianate e levigate. Generalmente questi elementi sono interpretati come relativi alla sfera del gioco, anche se in qualche caso è stata ipotizzata una valenza religiosa e una sicura valenza simbolica propiziatoria.

I dati archeozoologici

CURCI, ANTONIO
2010

Abstract

Il presente contributo costituisce l’analisi archeozoologica dei resti ossei faunistici di età etrusca provenienti dalla Casa 1 di Marzabotto. Il testo, pur mettendo in evidenza come sia difficoltoso fare considerazioni e trarre conclusioni generali in un contesto così articolato e complesso come quello urbano di Marzabotto, prende le mosse da una attenta verifica del significato dei singoli rinvenimenti, per poi necessariamente confluire in una sintesi più ampia relativa allo sfruttamento economico delle risorse animali in questo importante periodo cronologico. I dati complessivi della Casa 1 mostrano come l’economia animale di Marzabotto sia legata in maniera pressoché esclusiva all’allevamento dei principali mammiferi domestici: suini, ovicaprini e bovini che nell’insieme rappresentano più del 90% dei taxa attestati in tutti i contesti esaminati. Dal punto di vista prettamente economico Marzabotto rispecchia la tendenza, rilevabile nei principali centri dell’Emilia orientale nel V sec. a:C., verso un incremento dell’economia fondata sull’allevamento specializzato dei suini. Un recente riesame dell’evidenze archeozoologiche di età preromana in Italia settentrionale (Curci, Cattabriga 2005) ha evidenziato come la maggior parte dei siti etruschi (tra cui Marzabotto, Forcello e l’abitato etrusco-celtico di Monte Bibele) evidenzino, per quanto riguarda lo sfruttamento del bestiame principale, una percentuale elevata di suini, contrariamente a quanto avveniva durante la tarda età del bronzo per l’area terramaricola dove era maggiormente praticato l’allevamento di ovini. Anche in Etruria, a partire dall’VIII secolo in poi, le mutate condizioni demografiche fanno sì che la carne di maiale divenga un’importante componente della dieta alimentare, divenendo così i suini la specie prevalente nei grossi centri urbani quali Tarquinia, Roselle e Populonia. Per quanto riguarda gli altri mammiferi domestici attestati a Marzabotto, questi sono costituiti da rari resti di equidi e da quelli di cane. Di rilievo la presenza all’interno della casa 1 di alcuni resti di cane con evidenti tracce di macellazione riconducibili che ne attestano il probabile consumo di carne, anche se non è possibile escluderne l’uso per scopi sacrificali. I mammiferi selvatici, e conseguentemente le testimonianze dell’attività di caccia, possono essere considerati del tutto occasionali; il cinghiale, il capriolo e la lepre infatti non raggiungono insieme l’1% degli animali attestati. Tale attività è sempre piuttosto marginale nelle comunità dell’Italia settentrionale preromana. Una possibile sua interpretazione quale elitario esercizio fisico, privilegio esclusivo riservato al ceto aristocratico, senza fini legati a necessità alimentari, trova scarse conferme nel record archeologico. Interessante la discreta quantità di ossa segate, o comunque modificate, rinvenute nei diversi contesti. I molteplici resti costituiscono, almeno in parte, gli scarti di lavorazione per il recupero di osso e corno quale materia prima per la produzione artigianale. Rilevante, infine, la presenza di diversi astragali modificati con le superfici spianate e levigate. Generalmente questi elementi sono interpretati come relativi alla sfera del gioco, anche se in qualche caso è stata ipotizzata una valenza religiosa e una sicura valenza simbolica propiziatoria.
Marzabotto. La Casa 1 della Regio IV - insula 2 - 2. I materiali
395
418
CURCI A.
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