Nel presente lavoro si riferiscono gli studi archeometrici relativi a manufatti ceramici a vernice nera provenienti dagli scavi della città etrusca di Marzabotto e pertinenti ad un ampio periodo cronologico (dalla fine del VI al IV secolo a.C.). La motivazione che ha dato origine a queste indagini consiste nel fatto che per taluni campioni l’identificazione certa del centro di produzione è risultata piuttosto problematica. L’analisi autoptica dei frammenti, basata sulle caratteristiche morfologiche degli esemplari e sulla tipologia della vernice e dell’impasto (colore, consistenza, grado di depurazione), non permette in alcuni casi di risalire con sicurezza al centro di produzione dei vasi, sia per la nota varietà delle officine ceramiche in ambito etrusco, corrispondenti quindi a diversi tipi di vernice ed argilla, sia per la possibile presenza di imitazioni etrusche di forme tipiche della produzione attica, ipotesi questa che mette in dubbio le valutazioni basate sul solo dato morfologico. A tali difficoltà va aggiunto il limite costituito dalla frammentarietà degli esemplari, che a volte non offrono sufficienti parametri per una attribuzione certa. Per raggiungere l’obiettivo primario di individuare a Marzabotto una produzione ceramica locale ad imitazione delle produzioni attiche, si è reso necessario condurre le analisi archeometriche non solo sulla campionatura di 32 frammenti appartenenti allo scavo della Casa 1, ma anche su un gruppo di 15 frammenti a vernice nera con le stesse caratteristiche e problematiche rinvenuti sempre a Marzabotto durante gli scavi ottocenteschi. Questo secondo nucleo di frammenti è stato aggiunto al gruppo recuperato nella Casa 1 per consentire un’analisi del fenomeno più estesa possibile. I frammenti da sottoporre ad analisi archeometriche di entrambe le campionature sono stati scelti sulla base delle forme più significative e sulla tipologia dell’impasto. Tutti i frammenti presentano un corpo ceramico molto depurato, generalmente pulverulento e un rivestimento superficiale nella maggior parte dei casi opaco, abraso e mal conservato o addirittura assente. Solo in alcuni esemplari, invece, il rivestimento è lucido e ben conservato I soli corpi ceramici, preventivamente preparati e polverizzati, sono stati esaminati per determinarne la composizione mineralogica, mediante analisi diffrattometrica (Diffrattometro Philips PW1710), chimica tramite fluorescenza a raggi X (XRF Philips PW1480) e termica (TG, DTG, DTA) (Apparato Termico SETARAM LABSYS). Tale analisi ha permesso di quantificare la perdita % in peso (LOI) subita dal campione in determinati intervalli di temperatura. I dati chimici ottenuti sono stati trattati statisticamente mediante diagrammazioni binarie e cluster analysis per meglio evidenziare le similitudini geochimiche dei campioni e per verificare le ipotesi di provenienza. A questo proposito sono stati operati confronti con dati di riferimento tratti da precedenti studi e scelti sulla base delle ipotesi formulate dagli studi archeologici. Dall’esame dei dati minero-geochimici raccolti e sulla base delle informazioni di carattere archeologico fornite è stato possibile riconoscere nelle campionature di vernici nere provenienti dagli scavi di Marzabotto la presenza di tre raggruppamenti, caratterizzati da specificità composizionali e ricollegabili, mediante confronti con campioni di riferimento, a produzioni diverse. Di queste tre produzioni una è certamente locale, una etrusco-tirrenica e una attica. Si può quindi affermare che nel periodo cronologico in esame era presente a Marzabotto una produzione di ceramica a vernice nera ad imitazione della ceramica attica di importazione (presente anch’essa a Marzabotto). Inoltre una ricca campionatura testimonia l’importazione di vernici nere dall’Etruria tirrenica.

LE ANALISI ARCHEOMETRICHE 1. LA CERAMICA ATTICA E LA CERAMICA ETRUSCA A VERNICE NERA.

NANNETTI, MARIA CARLA;MINGUZZI, VANNA;ZANTEDESCHI, ELISA;ESQUILINI, ELISA
2010

Abstract

Nel presente lavoro si riferiscono gli studi archeometrici relativi a manufatti ceramici a vernice nera provenienti dagli scavi della città etrusca di Marzabotto e pertinenti ad un ampio periodo cronologico (dalla fine del VI al IV secolo a.C.). La motivazione che ha dato origine a queste indagini consiste nel fatto che per taluni campioni l’identificazione certa del centro di produzione è risultata piuttosto problematica. L’analisi autoptica dei frammenti, basata sulle caratteristiche morfologiche degli esemplari e sulla tipologia della vernice e dell’impasto (colore, consistenza, grado di depurazione), non permette in alcuni casi di risalire con sicurezza al centro di produzione dei vasi, sia per la nota varietà delle officine ceramiche in ambito etrusco, corrispondenti quindi a diversi tipi di vernice ed argilla, sia per la possibile presenza di imitazioni etrusche di forme tipiche della produzione attica, ipotesi questa che mette in dubbio le valutazioni basate sul solo dato morfologico. A tali difficoltà va aggiunto il limite costituito dalla frammentarietà degli esemplari, che a volte non offrono sufficienti parametri per una attribuzione certa. Per raggiungere l’obiettivo primario di individuare a Marzabotto una produzione ceramica locale ad imitazione delle produzioni attiche, si è reso necessario condurre le analisi archeometriche non solo sulla campionatura di 32 frammenti appartenenti allo scavo della Casa 1, ma anche su un gruppo di 15 frammenti a vernice nera con le stesse caratteristiche e problematiche rinvenuti sempre a Marzabotto durante gli scavi ottocenteschi. Questo secondo nucleo di frammenti è stato aggiunto al gruppo recuperato nella Casa 1 per consentire un’analisi del fenomeno più estesa possibile. I frammenti da sottoporre ad analisi archeometriche di entrambe le campionature sono stati scelti sulla base delle forme più significative e sulla tipologia dell’impasto. Tutti i frammenti presentano un corpo ceramico molto depurato, generalmente pulverulento e un rivestimento superficiale nella maggior parte dei casi opaco, abraso e mal conservato o addirittura assente. Solo in alcuni esemplari, invece, il rivestimento è lucido e ben conservato I soli corpi ceramici, preventivamente preparati e polverizzati, sono stati esaminati per determinarne la composizione mineralogica, mediante analisi diffrattometrica (Diffrattometro Philips PW1710), chimica tramite fluorescenza a raggi X (XRF Philips PW1480) e termica (TG, DTG, DTA) (Apparato Termico SETARAM LABSYS). Tale analisi ha permesso di quantificare la perdita % in peso (LOI) subita dal campione in determinati intervalli di temperatura. I dati chimici ottenuti sono stati trattati statisticamente mediante diagrammazioni binarie e cluster analysis per meglio evidenziare le similitudini geochimiche dei campioni e per verificare le ipotesi di provenienza. A questo proposito sono stati operati confronti con dati di riferimento tratti da precedenti studi e scelti sulla base delle ipotesi formulate dagli studi archeologici. Dall’esame dei dati minero-geochimici raccolti e sulla base delle informazioni di carattere archeologico fornite è stato possibile riconoscere nelle campionature di vernici nere provenienti dagli scavi di Marzabotto la presenza di tre raggruppamenti, caratterizzati da specificità composizionali e ricollegabili, mediante confronti con campioni di riferimento, a produzioni diverse. Di queste tre produzioni una è certamente locale, una etrusco-tirrenica e una attica. Si può quindi affermare che nel periodo cronologico in esame era presente a Marzabotto una produzione di ceramica a vernice nera ad imitazione della ceramica attica di importazione (presente anch’essa a Marzabotto). Inoltre una ricca campionatura testimonia l’importazione di vernici nere dall’Etruria tirrenica.
La casa 1 della RegioIV – Insula 2. I Materiali
421
429
M.C. Nannetti; V. Minguzzi; E. Zantedeschi; E. Esquilini
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