I mercati del lavoro in cui gli skills sono importanti non raggiungono facilmente l'equilibrio. Spesso la domanda di skilled workers è superiore all'offerta, inducendo un aumento del loro potere contrattuale; in senso opposto, la domanda di unskilled workers tende a contrarsi rispetto alla loro disponibilità, determinando così disoccupazione nelle categorie meno qualificate e provocando una diminuzione della remunerazione salariale. Le peculiarità di ciascuna economia e la struttura del mercato del lavoro hanno generato dinamiche parzialmente differenti in termini di intensità del fenomeno, in relazione al prevalere dell'effetto occupazionale (upskilling del numero di lavoratori) sull'effetto salariale (aumento della dispersione dei salari) e con riguardo ai settori produttivi coinvolti. Secondo quest'interpretazione, gli elevati tassi di disoccupazione di alcuni paesi europei - con mercati del lavoro poco flessibili - sarebbero imputabili a temporanee frizioni proprio sul mercato del lavoro e riguarderebbero principalmente i lavoratori meno qualificati. Il presente lavoro testa empiricamente per l'Italia due delle giustificazioni fornite dalla letteratura per spiegare questo trend: 1) l'ipotesi di una stretta complementarietà tra le nuove tecnologie ed i segmenti più qualificati della forza lavoro e, all'opposto, la tendenziale sostituibilità tra quste e il lavoro meno qualificato (SBTC: skill-biased technological change); 2) l'ipotesi che questa ricomposizione dell'occupazione a vantaggio del lavoro maggiormente qualificato sia dovuta principalmente al cambiamento organizzativo anziché a quello tecnologico (SBOC: skill-biased organizational change). I risultati dell'analisi econometrica effettuata con l'impiego dello stimatore SUR (seemingly unrelated regression) evidenziano come per un campione di imprese manifatturiere italiane il principale fattore di stimolo dello skill-bias sia da ricercare nell'interazione tra cambiamento tecnologico e cambiamento organizzativo (SBTC + SBOC). La principale implicazione di policy suggerita da questi risultati è che, per ottenere una auspicabile ricomposizione dell'occupazione a favore del lavoro più qualificato e meglio retribuito, accanto al cambiamento tecnologico sia opportuno stimolare quelle modalità di cambiameto organizzativo rappresentate dall'adozione di pratiche di lavoro flessibili.

Cambiamento tecnologico ed organizzativo come determinanti dello skill-bias: quali evidenze nel manifatturiero italiano?

SANTARELLI, ENRICO;
2005

Abstract

I mercati del lavoro in cui gli skills sono importanti non raggiungono facilmente l'equilibrio. Spesso la domanda di skilled workers è superiore all'offerta, inducendo un aumento del loro potere contrattuale; in senso opposto, la domanda di unskilled workers tende a contrarsi rispetto alla loro disponibilità, determinando così disoccupazione nelle categorie meno qualificate e provocando una diminuzione della remunerazione salariale. Le peculiarità di ciascuna economia e la struttura del mercato del lavoro hanno generato dinamiche parzialmente differenti in termini di intensità del fenomeno, in relazione al prevalere dell'effetto occupazionale (upskilling del numero di lavoratori) sull'effetto salariale (aumento della dispersione dei salari) e con riguardo ai settori produttivi coinvolti. Secondo quest'interpretazione, gli elevati tassi di disoccupazione di alcuni paesi europei - con mercati del lavoro poco flessibili - sarebbero imputabili a temporanee frizioni proprio sul mercato del lavoro e riguarderebbero principalmente i lavoratori meno qualificati. Il presente lavoro testa empiricamente per l'Italia due delle giustificazioni fornite dalla letteratura per spiegare questo trend: 1) l'ipotesi di una stretta complementarietà tra le nuove tecnologie ed i segmenti più qualificati della forza lavoro e, all'opposto, la tendenziale sostituibilità tra quste e il lavoro meno qualificato (SBTC: skill-biased technological change); 2) l'ipotesi che questa ricomposizione dell'occupazione a vantaggio del lavoro maggiormente qualificato sia dovuta principalmente al cambiamento organizzativo anziché a quello tecnologico (SBOC: skill-biased organizational change). I risultati dell'analisi econometrica effettuata con l'impiego dello stimatore SUR (seemingly unrelated regression) evidenziano come per un campione di imprese manifatturiere italiane il principale fattore di stimolo dello skill-bias sia da ricercare nell'interazione tra cambiamento tecnologico e cambiamento organizzativo (SBTC + SBOC). La principale implicazione di policy suggerita da questi risultati è che, per ottenere una auspicabile ricomposizione dell'occupazione a favore del lavoro più qualificato e meglio retribuito, accanto al cambiamento tecnologico sia opportuno stimolare quelle modalità di cambiameto organizzativo rappresentate dall'adozione di pratiche di lavoro flessibili.
Internazionalizzazione, innovazione e crescita dell'industria italiana
110
127
M. Piva; E. Santarelli; M. Vivarelli
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