La segregazione occupazionale di genere si riferisce alla diversa concentrazione di uomini e donne fra settori economici e occupazioni. Tra le possibili spiegazioni di questo fenomeno, particolare attenzione è stata dedicata alla fase di ingresso nel mercato del lavoro. Questo filone di letteratura, focalizzato sui lavoratori più giovani, propone due possibili spiegazioni: l’organizzazione dei sistemi educativi e la socializzazione ai ruoli di genere. La ricerca che esplora il legame tra istruzione e segregazione nel mercato del lavoro sottolinea come i sistemi educativi possano indirizzare gli studenti su percorsi diversi che li preparano a occupazioni differenti. In particolare, sostiene che ragazze e ragazzi sono più propensi a seguire percorsi educativi che ritengono più "adatti" al loro genere, trasmettendo così la segregazione dall'istruzione al mercato del lavoro. Questo approccio ha aperto la strada ad importanti ricerche in chiave comparata. In particolare, si sostiene che le economie di mercato coordinate, come i paesi continentali europei o i paesi scandinavi, che investono in competenze specifiche e prevedono un forte coinvolgimento da parte dei datori di lavoro, portino a un mercato del lavoro più segregato rispetto alle economie di mercato liberali, cioè i paesi anglo-sassoni, che si affidano di più a competenze generali. La ricerca sui ruoli di genere e gli stereotipi sottolinea come la socializzazione influenzi le scelte individuali riguardo all'istruzione e alle carriere professionali. Secondo questo filone di ricerca, le persone interiorizzano gli stereotipi attraverso processi di socializzazione a cui sono esposte fin dall'infanzia. Di conseguenza, uomini e donne si comportano in base ai ruoli di genere interiorizzati e cercano lavori che vedono come “congruenti” o “adeguati” a tali stereotipi. Quindi, le donne cercano lavori le cui mansioni prevedono l’espressione delle proprie emozioni, cura, solidarietà, e altruismo, mentre gli uomini preferiscono lavori con un forte orientamento agli obiettivi, competitività, ed espressione di potere. Coloro che non si conformano agli stereotipi sono tendenzialmente discriminati dai datori di lavoro e dai reclutatori che li percepiscono come "non adatti" per quel tipo di lavoro. Sebbene siano necessarie per comprendere le basi della segregazione, queste teorie condividono un singolare, ma significativo, difetto. Tutte ritraggono la segregazione come un fenomeno che si verifica principalmente prima dell'ingresso nel mercato del lavoro. In questo scenario, il mercato del lavoro è considerato un'entità neutra, in cui la segregazione è interamente il risultato di un’autoselezione. Tuttavia, il mercato del lavoro non è un vacuum; è uno spazio governato da logiche di potere e conflitto che hanno un ruolo specifico nella formazione della segregazione occupazionale. Questo articolo si ispira alle teorie del conflitto sociale per studiare la segregazione occupazionale tra giovani lavoratori in due classi occupazionali: professionisti e tecnici. Siamo interessati a esplorare come l'istruzione possa moderare la probabilità che le donne lavorino in un'occupazione maschilizzata, dove gli uomini costituiscono più del 66,6% della forza lavoro. In particolare, vogliamo vedere come il campo di studio possa modificare le probabilità di accesso a queste occupazioni da parte delle donne. In entrambe le classi, le occupazioni maschilizzate sono occupazioni STEM (science, technology, engineering, mathematics). Pertanto, siamo interessati a osservare l'effetto di un campo di studio STEM sulle probabilità di accesso delle donne. Tuttavia, non intendiamo adottare una concezione binaria, che distingue tra campi di studio "non-STEM" e "STEM". Lavoriamo invece con una variabile con cinque categorie: la prima riguarda i campi di studio non-STEM, mentre le altre quattro appartengono ai campi di studio STEM. In particolare, i quattro campi di studio STEM sono: "Scienze naturali, Matematica, Statistica"; "Informatica (ICT)"; "Ingegneria"; "Agraria e Veterinaria". Questi campi sono classificati secondo lo standard di classificazione internazionale dell'UNESCO. Come vedremo, la composizione di genere di tali campi mostra che le donne sono principalmente escluse da Ingegneria e ICT, ma non da Scienze naturali, Matematica, Statistica, e da Agraria e Veterinaria. Nel nostro campione, il 50% dei lavoratori con un titolo d’istruzione acquisito in questi due campi di studio sono donne. Interpretiamo la segregazione come una forma di “social closure”, in cui un gruppo di "dominanti" si impegna ad escludere un gruppo di "dominati" dall’accesso a determinate risorse materiali e simboliche: nel nostro caso, le occupazioni maschilizzate. Riteniamo che queste dinamiche siano contingenti alla classe professionale, suggerendo che la segregazione si esprima allo stesso modo in tutto il mercato del lavoro. Pertanto, sosteniamo che le probabilità medie delle donne di accedere ad occupazioni maschilizzate, prima di osservare il potenziale effetto moderatore del loro campo di studio (che chiamiamo “probablità iniziali d’accesso”), saranno "distintive" per ogni classe. Per quanto riguarda l'istruzione, seguiamo una prospettiva credenzialista (Andres, 2016; Collins, 1979) secondo cui l'istruzione è un asset critico per controllare l’accesso a "posizioni strategiche all’interno della divisione del lavoro" (Parkin 1983, p. 54). Affinché questo meccanismo sia efficace, l'offerta di tali credenziali deve essere scarsa. Tuttavia, nelle economie capitaliste occidentali, nemmeno ai gruppi dominati può essere preclusa l’opportunità di acquisire tali credenziali (Parkin, 1983). Quando i gruppi dominati conseguono queste credenziali, le dinamiche di esclusione vengono riorganizzate attorno a una logica diversa. Dato che le occupazioni maschilizzate nelle nostre due classi sono STEM, ci aspettiamo che il campo di studio consenta alle donne di aumentare le loro probabilità di accesso alle occupazioni maschilizzate delle due classi. Tuttavia, riteniamo che queste probabilità saranno più elevate per le donne che hanno conseguito titoli di studio in Ingegneria o ICT. Al contrario, ci aspettiamo che Scienze naturali, Matematica, Statistica, Agraria e Veterinaria prevedano un aumento minore delle probabilità di accesso, in quanto sono campi di studio non maschilizzati. Utilizziamo i dati della European Labour Force Survey (EU-LFS) raccolti per otto paesi: Francia, Italia, Spagna, Irlanda, Svezia, Danimarca, Germania e Regno Unito. In seguito, stimiamo modelli di regressione non lineare per ogni classe ed eseguiamo due serie di analisi. In primo luogo, svolgiamo un'analisi di decomposizione con il metodo di Karlson-Holm-Breen (Breen et al., 2013; Kohler et al., 2011). Questa tecnica ci permette di osservare le probabilità iniziali di accesso delle donne alle occupazioni maschilizzate e come queste cambiano dopo aver osservato l'effetto di moderazione del campo di studio. Successivamente, calcoliamo modelli non lineari con termini di interazione per determinare quale campo di studio STEM predica l'aumento più elevato delle probabilità di accesso delle donne. I risultati mostrano che i professionisti sono la classe in cui le donne sono meno svantaggiate, poiché le loro probabilità di accesso iniziali sono più simili a quelle degli uomini rispetto ai tecnici. Il campo di studio aumenta le probabilità di accesso delle donne. Tuttavia, Scienze naturali, Matematica, Statistica, Agraria e Veterinaria prevedono un aumento molto più modesto delle probabilità di accesso rispetto a ICT o Ingegneria. Questa evidenza suggerisce che questi due campi di studio stiano perdendo la loro capacità di monitorare l'accesso alle occupazioni maschilizzate. In particolare, l'aumento delle possibilità di accesso associato a Scienze naturali, Matematica, Statistica, e ad Agraria e Veterinaria è più limitato tra i professionisti, suggerendo che la riorganizzazione delle dinamiche di esclusione sia pronunciata in contesti in cui le donne stanno cominciando a colmare il divario nelle probabilità di accesso alle professioni maschilizzate rispetto agli uomini. Infine, non rileviamo evidenze a sostegno di un "effetto paese", indicando che le caratteristiche istituzionali fra paesi con sistemi educativi diversi potrebbero non essere rilevanti per analizzare il fenomeno. L'articolo avanza una nuova interpretazione della segregazione e dei meccanismi che la legittimano come forma di dominazione legittima. Il nostro approccio si applica ai giovani lavoratori impiegati in occupazioni altamente qualificati fra i colletti bianchi. I nostri risultati mostrano che la segregazione è effettivamente un sistema di controllo sociale dalla natura sfaccettata che, dal punto di vista dei giovani lavoratori e dei “labor market entrants”, non può essere studiato esclusivamente come un fenomeno di autoselezione. Infatti, devono essere considerati altri aspetti, quali le dinamiche di potere e le forme di dominazione e il loro impatto nel modellare le opportunità di accesso delle donne alle occupazioni maschilizzate.

Separate e diseguali : la segregazione occupazionale di genere nell'area STEM e le dinamiche di chiusura all'accesso delle donne

Lorenzo Cattani
2024

Abstract

La segregazione occupazionale di genere si riferisce alla diversa concentrazione di uomini e donne fra settori economici e occupazioni. Tra le possibili spiegazioni di questo fenomeno, particolare attenzione è stata dedicata alla fase di ingresso nel mercato del lavoro. Questo filone di letteratura, focalizzato sui lavoratori più giovani, propone due possibili spiegazioni: l’organizzazione dei sistemi educativi e la socializzazione ai ruoli di genere. La ricerca che esplora il legame tra istruzione e segregazione nel mercato del lavoro sottolinea come i sistemi educativi possano indirizzare gli studenti su percorsi diversi che li preparano a occupazioni differenti. In particolare, sostiene che ragazze e ragazzi sono più propensi a seguire percorsi educativi che ritengono più "adatti" al loro genere, trasmettendo così la segregazione dall'istruzione al mercato del lavoro. Questo approccio ha aperto la strada ad importanti ricerche in chiave comparata. In particolare, si sostiene che le economie di mercato coordinate, come i paesi continentali europei o i paesi scandinavi, che investono in competenze specifiche e prevedono un forte coinvolgimento da parte dei datori di lavoro, portino a un mercato del lavoro più segregato rispetto alle economie di mercato liberali, cioè i paesi anglo-sassoni, che si affidano di più a competenze generali. La ricerca sui ruoli di genere e gli stereotipi sottolinea come la socializzazione influenzi le scelte individuali riguardo all'istruzione e alle carriere professionali. Secondo questo filone di ricerca, le persone interiorizzano gli stereotipi attraverso processi di socializzazione a cui sono esposte fin dall'infanzia. Di conseguenza, uomini e donne si comportano in base ai ruoli di genere interiorizzati e cercano lavori che vedono come “congruenti” o “adeguati” a tali stereotipi. Quindi, le donne cercano lavori le cui mansioni prevedono l’espressione delle proprie emozioni, cura, solidarietà, e altruismo, mentre gli uomini preferiscono lavori con un forte orientamento agli obiettivi, competitività, ed espressione di potere. Coloro che non si conformano agli stereotipi sono tendenzialmente discriminati dai datori di lavoro e dai reclutatori che li percepiscono come "non adatti" per quel tipo di lavoro. Sebbene siano necessarie per comprendere le basi della segregazione, queste teorie condividono un singolare, ma significativo, difetto. Tutte ritraggono la segregazione come un fenomeno che si verifica principalmente prima dell'ingresso nel mercato del lavoro. In questo scenario, il mercato del lavoro è considerato un'entità neutra, in cui la segregazione è interamente il risultato di un’autoselezione. Tuttavia, il mercato del lavoro non è un vacuum; è uno spazio governato da logiche di potere e conflitto che hanno un ruolo specifico nella formazione della segregazione occupazionale. Questo articolo si ispira alle teorie del conflitto sociale per studiare la segregazione occupazionale tra giovani lavoratori in due classi occupazionali: professionisti e tecnici. Siamo interessati a esplorare come l'istruzione possa moderare la probabilità che le donne lavorino in un'occupazione maschilizzata, dove gli uomini costituiscono più del 66,6% della forza lavoro. In particolare, vogliamo vedere come il campo di studio possa modificare le probabilità di accesso a queste occupazioni da parte delle donne. In entrambe le classi, le occupazioni maschilizzate sono occupazioni STEM (science, technology, engineering, mathematics). Pertanto, siamo interessati a osservare l'effetto di un campo di studio STEM sulle probabilità di accesso delle donne. Tuttavia, non intendiamo adottare una concezione binaria, che distingue tra campi di studio "non-STEM" e "STEM". Lavoriamo invece con una variabile con cinque categorie: la prima riguarda i campi di studio non-STEM, mentre le altre quattro appartengono ai campi di studio STEM. In particolare, i quattro campi di studio STEM sono: "Scienze naturali, Matematica, Statistica"; "Informatica (ICT)"; "Ingegneria"; "Agraria e Veterinaria". Questi campi sono classificati secondo lo standard di classificazione internazionale dell'UNESCO. Come vedremo, la composizione di genere di tali campi mostra che le donne sono principalmente escluse da Ingegneria e ICT, ma non da Scienze naturali, Matematica, Statistica, e da Agraria e Veterinaria. Nel nostro campione, il 50% dei lavoratori con un titolo d’istruzione acquisito in questi due campi di studio sono donne. Interpretiamo la segregazione come una forma di “social closure”, in cui un gruppo di "dominanti" si impegna ad escludere un gruppo di "dominati" dall’accesso a determinate risorse materiali e simboliche: nel nostro caso, le occupazioni maschilizzate. Riteniamo che queste dinamiche siano contingenti alla classe professionale, suggerendo che la segregazione si esprima allo stesso modo in tutto il mercato del lavoro. Pertanto, sosteniamo che le probabilità medie delle donne di accedere ad occupazioni maschilizzate, prima di osservare il potenziale effetto moderatore del loro campo di studio (che chiamiamo “probablità iniziali d’accesso”), saranno "distintive" per ogni classe. Per quanto riguarda l'istruzione, seguiamo una prospettiva credenzialista (Andres, 2016; Collins, 1979) secondo cui l'istruzione è un asset critico per controllare l’accesso a "posizioni strategiche all’interno della divisione del lavoro" (Parkin 1983, p. 54). Affinché questo meccanismo sia efficace, l'offerta di tali credenziali deve essere scarsa. Tuttavia, nelle economie capitaliste occidentali, nemmeno ai gruppi dominati può essere preclusa l’opportunità di acquisire tali credenziali (Parkin, 1983). Quando i gruppi dominati conseguono queste credenziali, le dinamiche di esclusione vengono riorganizzate attorno a una logica diversa. Dato che le occupazioni maschilizzate nelle nostre due classi sono STEM, ci aspettiamo che il campo di studio consenta alle donne di aumentare le loro probabilità di accesso alle occupazioni maschilizzate delle due classi. Tuttavia, riteniamo che queste probabilità saranno più elevate per le donne che hanno conseguito titoli di studio in Ingegneria o ICT. Al contrario, ci aspettiamo che Scienze naturali, Matematica, Statistica, Agraria e Veterinaria prevedano un aumento minore delle probabilità di accesso, in quanto sono campi di studio non maschilizzati. Utilizziamo i dati della European Labour Force Survey (EU-LFS) raccolti per otto paesi: Francia, Italia, Spagna, Irlanda, Svezia, Danimarca, Germania e Regno Unito. In seguito, stimiamo modelli di regressione non lineare per ogni classe ed eseguiamo due serie di analisi. In primo luogo, svolgiamo un'analisi di decomposizione con il metodo di Karlson-Holm-Breen (Breen et al., 2013; Kohler et al., 2011). Questa tecnica ci permette di osservare le probabilità iniziali di accesso delle donne alle occupazioni maschilizzate e come queste cambiano dopo aver osservato l'effetto di moderazione del campo di studio. Successivamente, calcoliamo modelli non lineari con termini di interazione per determinare quale campo di studio STEM predica l'aumento più elevato delle probabilità di accesso delle donne. I risultati mostrano che i professionisti sono la classe in cui le donne sono meno svantaggiate, poiché le loro probabilità di accesso iniziali sono più simili a quelle degli uomini rispetto ai tecnici. Il campo di studio aumenta le probabilità di accesso delle donne. Tuttavia, Scienze naturali, Matematica, Statistica, Agraria e Veterinaria prevedono un aumento molto più modesto delle probabilità di accesso rispetto a ICT o Ingegneria. Questa evidenza suggerisce che questi due campi di studio stiano perdendo la loro capacità di monitorare l'accesso alle occupazioni maschilizzate. In particolare, l'aumento delle possibilità di accesso associato a Scienze naturali, Matematica, Statistica, e ad Agraria e Veterinaria è più limitato tra i professionisti, suggerendo che la riorganizzazione delle dinamiche di esclusione sia pronunciata in contesti in cui le donne stanno cominciando a colmare il divario nelle probabilità di accesso alle professioni maschilizzate rispetto agli uomini. Infine, non rileviamo evidenze a sostegno di un "effetto paese", indicando che le caratteristiche istituzionali fra paesi con sistemi educativi diversi potrebbero non essere rilevanti per analizzare il fenomeno. L'articolo avanza una nuova interpretazione della segregazione e dei meccanismi che la legittimano come forma di dominazione legittima. Il nostro approccio si applica ai giovani lavoratori impiegati in occupazioni altamente qualificati fra i colletti bianchi. I nostri risultati mostrano che la segregazione è effettivamente un sistema di controllo sociale dalla natura sfaccettata che, dal punto di vista dei giovani lavoratori e dei “labor market entrants”, non può essere studiato esclusivamente come un fenomeno di autoselezione. Infatti, devono essere considerati altri aspetti, quali le dinamiche di potere e le forme di dominazione e il loro impatto nel modellare le opportunità di accesso delle donne alle occupazioni maschilizzate.
2024
152
9788823887459
Lorenzo Cattani
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