Il saggio intende offrire un contributo alla storia dell’antisemitismo italiano di cui si evidenziano la corposità, i diversi approcci da parte dei persecutori e gli effetti nelle vite dei perseguitati. L’analisi dell’antisemitismo, quando esso diventa di Stato, consente l’individuazione di figure persecutorie che possono essere distinte in ‘antisemiti militanti’ (quanti scrivono o agiscono per convinzione antisemita o comunque mettendo in mostra una concezione antisemita), ‘antisemiti funzionari’ (in genere i dipendenti dello Stato e delle amministrazioni locali che applicano con sistematicità le sue disposizioni, ma anche addetti a strutture diverse, quali banche, soprintendenze alle Belle arti che operano burocraticamente per valutare o incamerare i beni sottratti agli ebrei), ‘profittatori’ (coloro che denunciano per subentrare nelle attività degli ebrei o per entrare in possesso dei loro averi) e altri che denunciano o aiutano i nazisti a scovare gli ebrei, a partire dal settembre 1943, per accodarsi al potente di turno e ottenere così una visibilità altrimenti irraggiungibile, o anche solo per un livore personale che l'antisemitismo di Stato permette di farsi pubblico e di avere incidenza nella realtà. Si deve ricordare che 6.291 furono gli ebrei italiani vittime della persecuzione razziale, morti in deportazione o nel corso di eccidi in patria. L'articolazione in 'antisemiti militanti', 'antisemiti funzionari', 'profittatori' e 'altra misera umanità' consente inoltre di meglio comprendere gli stessi salti di qualità che si riscontrano nell'antisemitismo del periodo compreso fra la metà degli anni Trenta e la metà degli anni Quaranta. Grazie all'utilizzo di fonti diverse, d'archivio e a stampa, emerge in tutto il suo spessore l'antisemitismo italiano del periodo in cui si giunse persino a organizzare veri e propri corsi di razzismo con consigli su come procedere al fine della totale 'purificazione della razza'.

Antisemiti militanti, antisemiti funzionari, profittatori e altra misera umanità

GAGLIANI, DIANELLA
2010

Abstract

Il saggio intende offrire un contributo alla storia dell’antisemitismo italiano di cui si evidenziano la corposità, i diversi approcci da parte dei persecutori e gli effetti nelle vite dei perseguitati. L’analisi dell’antisemitismo, quando esso diventa di Stato, consente l’individuazione di figure persecutorie che possono essere distinte in ‘antisemiti militanti’ (quanti scrivono o agiscono per convinzione antisemita o comunque mettendo in mostra una concezione antisemita), ‘antisemiti funzionari’ (in genere i dipendenti dello Stato e delle amministrazioni locali che applicano con sistematicità le sue disposizioni, ma anche addetti a strutture diverse, quali banche, soprintendenze alle Belle arti che operano burocraticamente per valutare o incamerare i beni sottratti agli ebrei), ‘profittatori’ (coloro che denunciano per subentrare nelle attività degli ebrei o per entrare in possesso dei loro averi) e altri che denunciano o aiutano i nazisti a scovare gli ebrei, a partire dal settembre 1943, per accodarsi al potente di turno e ottenere così una visibilità altrimenti irraggiungibile, o anche solo per un livore personale che l'antisemitismo di Stato permette di farsi pubblico e di avere incidenza nella realtà. Si deve ricordare che 6.291 furono gli ebrei italiani vittime della persecuzione razziale, morti in deportazione o nel corso di eccidi in patria. L'articolazione in 'antisemiti militanti', 'antisemiti funzionari', 'profittatori' e 'altra misera umanità' consente inoltre di meglio comprendere gli stessi salti di qualità che si riscontrano nell'antisemitismo del periodo compreso fra la metà degli anni Trenta e la metà degli anni Quaranta. Grazie all'utilizzo di fonti diverse, d'archivio e a stampa, emerge in tutto il suo spessore l'antisemitismo italiano del periodo in cui si giunse persino a organizzare veri e propri corsi di razzismo con consigli su come procedere al fine della totale 'purificazione della razza'.
A settant’anni dalle leggi razziali. Profili culturali, giuridici e istituzionali dell’antisemitismo
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245
D. GAGLIANI
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