La classificazione dei taxa plio-pleistocenici della sottofamiglia Mangeliinae è da sempre un argomento difficile, che si presta a controverse interpretazioni. Gli autori lo hanno affrontato con l’usuale rigore scientifico, ponendo alla base delle loro analisi il reperimento dei tipi e le loro definizioni originali, pietre miliari della ricerca tassonomica. Questo approccio ha permesso di verificare, ad esempio, come alcune specie siano definite da serie tipo ormai scomparse e da descrizioni non sufficienti a caratterizzarle. I due autori, in questi casi, hanno determinato gli esemplari studiati sulla base dell’iconografia (quando possibile dei tipi) e delle pubblicazioni successive, pur con il beneficio del dubbio espresso da un punto interrogativo, esteso anche a tutte le citazioni precedenti della specie, che suggerisce la necessità di reperire dei topotipi e designare un neotipo. Questi casi documentano la serietà della loro revisione (vedi nota dei curatori del vol. 1). Nella determinazione degli esemplari fossili gli autori hanno dimostrato una buona conoscenza dei taxa attuali del Mediterraneo e delle loro problematiche tassonomiche, condizione indispensabile per affrontare la classificazione e la determinazione delle specie plio-pleistoceniche. Questo approccio attualistico è stato facilitato dalla possibilità di consultare materiale inedito di G. Spada e da un manoscritto in stampa su M.striolata (vedi Spada & Della Bella, 2010), nel quale si risolve brillantemente la vecchia diatriba sul campo di variabilità di M. striolata e il suo utilizzo come specie tipo del genere. Gli autori hanno offerto generosamente a Gianni Spada di aggiungere il suo nome al loro, ma altrettanto generosamente Gianni Spada, malacologo autorevole che avrebbe dato lustro al volume, ha declinato l’invito. Può essere motivo di discussione l’elevato numero di nuove specie proposto; ma negli studi sulla biodiversità è più opportuno segnalare nuovi taxa che trascurarne le peculiarità ed affossarne forse per sempre la possibilità di una distinzione. Saranno le ricerche future che decreteranno la validità o meno di queste nuove specie. La classificazione e la determinazione dei Conoidea hanno sempre rappresentato uno scoglio notevole e come conseguenza la loro utilizzazione per analisi biogeografiche e/o sulla biodiversità è sempre stata limitata. In letteratura infatti sono stati prevalentemente utilizzati gruppi con classificazioni più consolidate (ad esempio i bivalvi) e quindi con distribuzioni stratigrafiche, biogeografiche ed ecologiche più affidabili. Vorrei ricordare, concludendo, che l’obiettivo di partenza degli autori era proprio quello di fornire un contributo alla possibilità di utilizzare correntemente questo taxon per analisi biogeografiche e paleoecologiche nel Plio-Pleistocene.

Conoidea Vol. 3 - Conidae II

SCARPONI, DANIELE;
2010

Abstract

La classificazione dei taxa plio-pleistocenici della sottofamiglia Mangeliinae è da sempre un argomento difficile, che si presta a controverse interpretazioni. Gli autori lo hanno affrontato con l’usuale rigore scientifico, ponendo alla base delle loro analisi il reperimento dei tipi e le loro definizioni originali, pietre miliari della ricerca tassonomica. Questo approccio ha permesso di verificare, ad esempio, come alcune specie siano definite da serie tipo ormai scomparse e da descrizioni non sufficienti a caratterizzarle. I due autori, in questi casi, hanno determinato gli esemplari studiati sulla base dell’iconografia (quando possibile dei tipi) e delle pubblicazioni successive, pur con il beneficio del dubbio espresso da un punto interrogativo, esteso anche a tutte le citazioni precedenti della specie, che suggerisce la necessità di reperire dei topotipi e designare un neotipo. Questi casi documentano la serietà della loro revisione (vedi nota dei curatori del vol. 1). Nella determinazione degli esemplari fossili gli autori hanno dimostrato una buona conoscenza dei taxa attuali del Mediterraneo e delle loro problematiche tassonomiche, condizione indispensabile per affrontare la classificazione e la determinazione delle specie plio-pleistoceniche. Questo approccio attualistico è stato facilitato dalla possibilità di consultare materiale inedito di G. Spada e da un manoscritto in stampa su M.striolata (vedi Spada & Della Bella, 2010), nel quale si risolve brillantemente la vecchia diatriba sul campo di variabilità di M. striolata e il suo utilizzo come specie tipo del genere. Gli autori hanno offerto generosamente a Gianni Spada di aggiungere il suo nome al loro, ma altrettanto generosamente Gianni Spada, malacologo autorevole che avrebbe dato lustro al volume, ha declinato l’invito. Può essere motivo di discussione l’elevato numero di nuove specie proposto; ma negli studi sulla biodiversità è più opportuno segnalare nuovi taxa che trascurarne le peculiarità ed affossarne forse per sempre la possibilità di una distinzione. Saranno le ricerche future che decreteranno la validità o meno di queste nuove specie. La classificazione e la determinazione dei Conoidea hanno sempre rappresentato uno scoglio notevole e come conseguenza la loro utilizzazione per analisi biogeografiche e/o sulla biodiversità è sempre stata limitata. In letteratura infatti sono stati prevalentemente utilizzati gruppi con classificazioni più consolidate (ad esempio i bivalvi) e quindi con distribuzioni stratigrafiche, biogeografiche ed ecologiche più affidabili. Vorrei ricordare, concludendo, che l’obiettivo di partenza degli autori era proprio quello di fornire un contributo alla possibilità di utilizzare correntemente questo taxon per analisi biogeografiche e paleoecologiche nel Plio-Pleistocene.
128
7886070188
Scarponi D.; Della Bella G.
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