Nel 1949 compariva nella rivista «Archiv für Philosophie» un breve saggio di Siegfried Marck dal titolo: Agli inizi del più giovane neokantismo. Il saggio di Marck – il quale già nel 1913 aveva pubblicato un importante articolo su La dottrina del soggetto conoscitivo nella Scuola di Marburgo – era dedicato alla memoria di Richard Hönigswald e Jonas Cohn e, nelle prime righe, egli menzionava anche Ernst Cassirer, Bruno Bauch e Arthur Liebert che, assieme ai primi due, costituivano a suo avviso il movimento neokantiano più recente, ben distinto dai neokantiani “più vecchi” come Cohen, Natorp, Windelband, Rickert e Riehl. Le osservazioni di Marck sul “giovane neokantismo” avevano un duplice merito: da un lato ristabilivano una linea di continuità con la filosofia tedesca dell’epoca pre-nazista e, dall’altro, richiamavano l’attenzione su una serie di autori, scomparsi in patria o in esilio durante gli anni della guerra, le cui opere risultavano pressoché sconosciute nel più recente dibattito filosofico . Nelle pagine di Marck, le figure di Hönigswald, Cohn e Bauch non apparivano come mere rappresentanti di una “filosofia degli epigoni”, ma come il vertice di una seconda o meglio terza fase del neokantismo, dotata di una sua originalità e autonomia, in cui soprattutto Hönigswald emergeva come «punto di convergenza» .

Il problema della conoscenza tra "neokantismo classico" e "nuovo neokantismo"

Luca Guidetti
2023

Abstract

Nel 1949 compariva nella rivista «Archiv für Philosophie» un breve saggio di Siegfried Marck dal titolo: Agli inizi del più giovane neokantismo. Il saggio di Marck – il quale già nel 1913 aveva pubblicato un importante articolo su La dottrina del soggetto conoscitivo nella Scuola di Marburgo – era dedicato alla memoria di Richard Hönigswald e Jonas Cohn e, nelle prime righe, egli menzionava anche Ernst Cassirer, Bruno Bauch e Arthur Liebert che, assieme ai primi due, costituivano a suo avviso il movimento neokantiano più recente, ben distinto dai neokantiani “più vecchi” come Cohen, Natorp, Windelband, Rickert e Riehl. Le osservazioni di Marck sul “giovane neokantismo” avevano un duplice merito: da un lato ristabilivano una linea di continuità con la filosofia tedesca dell’epoca pre-nazista e, dall’altro, richiamavano l’attenzione su una serie di autori, scomparsi in patria o in esilio durante gli anni della guerra, le cui opere risultavano pressoché sconosciute nel più recente dibattito filosofico . Nelle pagine di Marck, le figure di Hönigswald, Cohn e Bauch non apparivano come mere rappresentanti di una “filosofia degli epigoni”, ma come il vertice di una seconda o meglio terza fase del neokantismo, dotata di una sua originalità e autonomia, in cui soprattutto Hönigswald emergeva come «punto di convergenza» .
2023
Il senso della filosofia. Un confronto a più voci
57
83
Luca Guidetti
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