Scriveva Salustio nel IV secolo: “Queste cose non avvennero mai, ma sono sempre”. L’autore antico si riferiva ai miti e alla loro capacità di raccontare e significare cose eternamente valide, e la sua sentenza può essere riferita anche al mondo di pensiero e convinzioni nel quale la mostra si addentra. Come Aby Warburg (1866-1929) intuì acutamente, l’idea di tradizione non è pienamente aderente al rapporto degli uomini, delle generazioni nuove, con il passato. La storiografia a lui contemporanea propendeva per una visione statica, in un certo senso monolitica, della relazione fra antico e moderno, e per quanto riguarda l’ambito della storia dell’arte e più in generale delle immagini, che interessa nel saggio, traduceva questo legame nel secco rimando al Rinascimento, età che avrebbe fatto rivivere l’antichità dopo secoli di dimenticanza. Warburg, e dopo di lui gli studiosi del gruppo di lavoro raccolto attorno all’istituto e alla biblioteca da lui fondati ad Amburgo, mise a fuoco il concetto nuovo di Nachleben, che indica letteralmente la vita dopo, o per meglio dire la sopravvivenza dei fatti e delle idee del passato nell’avvenire. Mise cioè in risalto la persistenza, non la riscoperta; l’attualità inesauribile di certi contenuti che rispondono per secoli, addirittura millenni, ai bisogni degli uomini, alla loro ricerca di spiegazioni e di comprensione del mondo. È il caso del rapporto fra gli uomini e il cielo: questione culturale che abbraccia epoche intere, ma al tempo stesso questione intimamente individuale. Stelle, pianeti, corpi celesti sono i protagonisti di questa storia. Ancora Warburg fu tra i primi a intuire l’importanza dell’astrologia nella storia della cultura umana, e a metterla al centro dei propri studi, preceduto e guidato da studiosi di storia delle religioni e da filologi. Nel saggio si analizzano le forme di questa vicenda secolare, procedendo dall'antichità e dalla ricca produzione letteraria legata all'astronomia; si studiano le forme della ricezione dei contenuti antichi nell'arte figurativa e nell'editoria; si prendono in esame opere d'arte che documentano la centralità del tema astrologico in età medievale, rinascimentale e oltre.

"Geroglifici del destino". Miti astrologici e immagini del cielo dall'antico al moderno

CAVICCHIOLI, SONIA
2010

Abstract

Scriveva Salustio nel IV secolo: “Queste cose non avvennero mai, ma sono sempre”. L’autore antico si riferiva ai miti e alla loro capacità di raccontare e significare cose eternamente valide, e la sua sentenza può essere riferita anche al mondo di pensiero e convinzioni nel quale la mostra si addentra. Come Aby Warburg (1866-1929) intuì acutamente, l’idea di tradizione non è pienamente aderente al rapporto degli uomini, delle generazioni nuove, con il passato. La storiografia a lui contemporanea propendeva per una visione statica, in un certo senso monolitica, della relazione fra antico e moderno, e per quanto riguarda l’ambito della storia dell’arte e più in generale delle immagini, che interessa nel saggio, traduceva questo legame nel secco rimando al Rinascimento, età che avrebbe fatto rivivere l’antichità dopo secoli di dimenticanza. Warburg, e dopo di lui gli studiosi del gruppo di lavoro raccolto attorno all’istituto e alla biblioteca da lui fondati ad Amburgo, mise a fuoco il concetto nuovo di Nachleben, che indica letteralmente la vita dopo, o per meglio dire la sopravvivenza dei fatti e delle idee del passato nell’avvenire. Mise cioè in risalto la persistenza, non la riscoperta; l’attualità inesauribile di certi contenuti che rispondono per secoli, addirittura millenni, ai bisogni degli uomini, alla loro ricerca di spiegazioni e di comprensione del mondo. È il caso del rapporto fra gli uomini e il cielo: questione culturale che abbraccia epoche intere, ma al tempo stesso questione intimamente individuale. Stelle, pianeti, corpi celesti sono i protagonisti di questa storia. Ancora Warburg fu tra i primi a intuire l’importanza dell’astrologia nella storia della cultura umana, e a metterla al centro dei propri studi, preceduto e guidato da studiosi di storia delle religioni e da filologi. Nel saggio si analizzano le forme di questa vicenda secolare, procedendo dall'antichità e dalla ricca produzione letteraria legata all'astronomia; si studiano le forme della ricezione dei contenuti antichi nell'arte figurativa e nell'editoria; si prendono in esame opere d'arte che documentano la centralità del tema astrologico in età medievale, rinascimentale e oltre.
Il Gioco delle sorti. Miti, astri e figurine
1
29
S. Cavicchioli
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