Il percorso proposto si basa sulla raccolta che compare nel titolo del contributo, riunita negli anni 1916-1939 da Albano Sorbelli, direttore della biblioteca dell’Archiginnasio dal 1904 al 1944. Dai tempi in cui Sorbelli metteva assieme la sua antologia, spinto dall’idea secondo cui «Lo straniero che venga in Italia e visiti, una dopo l’altra, le varie città, tra le quali Bologna, ha di queste una impressione spassionata; almeno è da presumere», gli studi sul viaggio in Italia, e sul periodo in cui esso giunge per così dire al diapason col Grand Tour, sono diventati frequenti e sistematici; leggendo oggi questa raccolta si può dunque fare riferimento a una bibliografia solida e a conoscenze acquisite. Questo permette di leggere meglio in filigrana le testimonianze pubblicate da Sorbelli, e di avvalersene per offrire spunti per una lettura diacronica dello sguardo degli stranieri su Bologna, e dell’immagine offerta dalla città a coloro che la visitarono fra il XV e il XIX secolo. Dal momento che la raccolta di Sorbelli non ha pretese di esaustività, si tratta evidentemente di uno sguardo parziale; tuttavia, il numero notevole delle fonti presentate fa emergere da queste pagine la costruzione di un’immagine della città che, nelle parole del curatore dell'opera, Salvatore Ritrovato, ritroviamo «cara, familiare eppure, in qualche modo, straniata» . La lettura e analisi degli scritti illumina, per aggiunte successive, l’immagine della città, i modi del viaggiare, e prima ancora il modo di guardare il luogo che si incontra: un modo alle volte diretto, altre volte, per così dire, ‘traslato’. Le testimonianze che compongono il libro offrono sovente una sorta di basso continuo, nel senso che se alcuni scrittori spiccano per originalità, la gran parte di essi (ed è ciò che rende possibile l’approccio proposto nel contributo) obbedisce a clichés, cerca e registra luoghi comuni, ‘vede’ talvolta con gli occhi di chi già sa cosa deve aspettarsi e trovare. Il contributo coglie fra l'altro la peculiarità dello sguardo degli autori cinquecenteschi, in gran parte studenti dell'Università, mette in evidenza l'emergere dell'interesse per la scuola pittorica locale, motivo di attrazione per i viaggiatori più colti, e registra la straordinaria vicenda settecentesca dell'Istituto e dell'Accademia Clementina, noti e ammirati in tutta Europa.

Rileggendo "Bologna negli scrittori stranieri" di Albano Sorbelli: immagini della città nella storia

CAVICCHIOLI, SONIA
2010

Abstract

Il percorso proposto si basa sulla raccolta che compare nel titolo del contributo, riunita negli anni 1916-1939 da Albano Sorbelli, direttore della biblioteca dell’Archiginnasio dal 1904 al 1944. Dai tempi in cui Sorbelli metteva assieme la sua antologia, spinto dall’idea secondo cui «Lo straniero che venga in Italia e visiti, una dopo l’altra, le varie città, tra le quali Bologna, ha di queste una impressione spassionata; almeno è da presumere», gli studi sul viaggio in Italia, e sul periodo in cui esso giunge per così dire al diapason col Grand Tour, sono diventati frequenti e sistematici; leggendo oggi questa raccolta si può dunque fare riferimento a una bibliografia solida e a conoscenze acquisite. Questo permette di leggere meglio in filigrana le testimonianze pubblicate da Sorbelli, e di avvalersene per offrire spunti per una lettura diacronica dello sguardo degli stranieri su Bologna, e dell’immagine offerta dalla città a coloro che la visitarono fra il XV e il XIX secolo. Dal momento che la raccolta di Sorbelli non ha pretese di esaustività, si tratta evidentemente di uno sguardo parziale; tuttavia, il numero notevole delle fonti presentate fa emergere da queste pagine la costruzione di un’immagine della città che, nelle parole del curatore dell'opera, Salvatore Ritrovato, ritroviamo «cara, familiare eppure, in qualche modo, straniata» . La lettura e analisi degli scritti illumina, per aggiunte successive, l’immagine della città, i modi del viaggiare, e prima ancora il modo di guardare il luogo che si incontra: un modo alle volte diretto, altre volte, per così dire, ‘traslato’. Le testimonianze che compongono il libro offrono sovente una sorta di basso continuo, nel senso che se alcuni scrittori spiccano per originalità, la gran parte di essi (ed è ciò che rende possibile l’approccio proposto nel contributo) obbedisce a clichés, cerca e registra luoghi comuni, ‘vede’ talvolta con gli occhi di chi già sa cosa deve aspettarsi e trovare. Il contributo coglie fra l'altro la peculiarità dello sguardo degli autori cinquecenteschi, in gran parte studenti dell'Università, mette in evidenza l'emergere dell'interesse per la scuola pittorica locale, motivo di attrazione per i viaggiatori più colti, e registra la straordinaria vicenda settecentesca dell'Istituto e dell'Accademia Clementina, noti e ammirati in tutta Europa.
Il Carrobbio. Tradizioni problemi immagini dell'Emilia Romagna
275
286
S. Cavicchioli
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