Sul complesso di Santo Stefano si è scritto in ogni secolo e ancora si scriverà. Fondamenta, muri, iscrizioni, capitelli, trasformazioni, aggiunte architettoniche e ampliamenti sono stati analizzati e interpretati da archeologi, storici, da credenti e non, nel tentativo di fornire nuovi approdi e di dare alcune risposte ai numerosi enigmi irrisolti. Il filo che ci conduce all’interno di questo scrigno di pietra sembra talvolta lambire realtà e certezze, ma molte incognite permangono e il prezioso tesoro custodito da quelle mura ci appare ancora avvolto da un velo che lascia ampie zone di oscurità. Da dove iniziare per trovare le tracce del primo nucleo che gemmò un susseguirsi di chiese, cappelle, cripte e chiostri? Dal richiamo alla divinità egizia Iside? Dal vescovo Petronio? Dai primi crociati di ritorno dalla Terrasanta? E quale pensiero del fondatore si cela dietro il mirabile simbolismo che avvolge la basilica e il monastero? Lo stesso nome dato ai vari edifici ci in- duce a riflessioni che sono ancora oggetto di indagine: perché a questo monumento venne dato il nome del protomartire Stefano quando all’interno di esso i riferimenti al santo sono molto rari, e perché attualmente nessuna delle chiese che compongono il complesso è a lui dedicata? Osservare, studiare, indagare ancora oggi i luoghi sacri che compongono il complesso stefaniano significa innanzitutto serbare memoria della millenaria storia devozionale e spirituale di tutti coloro che qui, nella “Gerusalemme bolognese”, sono giunti. Ed è proprio questa la chiave di lettura che si propone attraverso questo saggio: la devozione, la sacralità manifestatasi negli anni con intensità e continuità, come fenomeno umano individuale e corale, come parte integrante della vita quotidiana e della vita stessa e che può indurre a comprendere e ad aggiungere qualche tassello verso lo svelamento del dedalo stefaniano. Rispetto alle ombre e alle nebbie con le quali il tempo ha inesorabilmente avvolto gran parte del passato, la nostra ricerca può ben poco. Eppure per coloro che vi si dedicano con passione e metodo è possibile vivere uno splendido paradosso: man mano che si procede nelle indagini, anche se altro tempo si interpone rispetto alle vicende indagate, nuovi barlumi rischiarano quelle oscurità, lasciando scorgere prospettive inedite e ulteriori campi di approfondimento. Sono soprattutto i grandi passi che si compiono per far luce sulle eredità che la storia ci consegna, a consentirci di percepire queste inversioni parziali per le quali il procedere del tempo, anziché celare e oscurare, porta a nuove acquisizioni. Questo volume, frutto di nove anni di ricerca non fornisce solo lo stato dell’arte su quanto disponiamo per poter scorgere qualche luce nelle origini oscure e lontane del grande monastero stefaniano, ma consente di proiettarsi verso nuove indagini dopo aver fornito un nuovo significativo apporto di conoscenze. Sul piano metodologico uno dei pregi del presente lavoro è quello di aver tenuto ben distinti ipotesi e certezze, apparato leggendario e tradizione, dalle acquisizioni reali. D’altronde tale distinzione non ha impedito una compenetrazione tra ciò che è documentato e ciò che è tramandato né la formulazione di ipotesi desunte da tale convergenza. Al lettore si offre quindi un triplice piano di lettura: quello delle conoscenze accertate, quello delle notizie tramandate e presunte e infine quello ipotetico che integra le due sorgenti. L’analisi delle fonti, il puntuale esame del loro contenuto, i continui riferimenti agli apporti e ai dibattiti precedenti forniscono un quadro quanto mai completo e aggiornato sulle conoscenze acquisite e individuano con rigore i falsi e le manipolazioni che hanno insidiato a più riprese le interpretazioni degli storici.

In viaggio verso la Terrasanta. La basilica di Santo Stefano in Bologna

BORGHI, BEATRICE
2010

Abstract

Sul complesso di Santo Stefano si è scritto in ogni secolo e ancora si scriverà. Fondamenta, muri, iscrizioni, capitelli, trasformazioni, aggiunte architettoniche e ampliamenti sono stati analizzati e interpretati da archeologi, storici, da credenti e non, nel tentativo di fornire nuovi approdi e di dare alcune risposte ai numerosi enigmi irrisolti. Il filo che ci conduce all’interno di questo scrigno di pietra sembra talvolta lambire realtà e certezze, ma molte incognite permangono e il prezioso tesoro custodito da quelle mura ci appare ancora avvolto da un velo che lascia ampie zone di oscurità. Da dove iniziare per trovare le tracce del primo nucleo che gemmò un susseguirsi di chiese, cappelle, cripte e chiostri? Dal richiamo alla divinità egizia Iside? Dal vescovo Petronio? Dai primi crociati di ritorno dalla Terrasanta? E quale pensiero del fondatore si cela dietro il mirabile simbolismo che avvolge la basilica e il monastero? Lo stesso nome dato ai vari edifici ci in- duce a riflessioni che sono ancora oggetto di indagine: perché a questo monumento venne dato il nome del protomartire Stefano quando all’interno di esso i riferimenti al santo sono molto rari, e perché attualmente nessuna delle chiese che compongono il complesso è a lui dedicata? Osservare, studiare, indagare ancora oggi i luoghi sacri che compongono il complesso stefaniano significa innanzitutto serbare memoria della millenaria storia devozionale e spirituale di tutti coloro che qui, nella “Gerusalemme bolognese”, sono giunti. Ed è proprio questa la chiave di lettura che si propone attraverso questo saggio: la devozione, la sacralità manifestatasi negli anni con intensità e continuità, come fenomeno umano individuale e corale, come parte integrante della vita quotidiana e della vita stessa e che può indurre a comprendere e ad aggiungere qualche tassello verso lo svelamento del dedalo stefaniano. Rispetto alle ombre e alle nebbie con le quali il tempo ha inesorabilmente avvolto gran parte del passato, la nostra ricerca può ben poco. Eppure per coloro che vi si dedicano con passione e metodo è possibile vivere uno splendido paradosso: man mano che si procede nelle indagini, anche se altro tempo si interpone rispetto alle vicende indagate, nuovi barlumi rischiarano quelle oscurità, lasciando scorgere prospettive inedite e ulteriori campi di approfondimento. Sono soprattutto i grandi passi che si compiono per far luce sulle eredità che la storia ci consegna, a consentirci di percepire queste inversioni parziali per le quali il procedere del tempo, anziché celare e oscurare, porta a nuove acquisizioni. Questo volume, frutto di nove anni di ricerca non fornisce solo lo stato dell’arte su quanto disponiamo per poter scorgere qualche luce nelle origini oscure e lontane del grande monastero stefaniano, ma consente di proiettarsi verso nuove indagini dopo aver fornito un nuovo significativo apporto di conoscenze. Sul piano metodologico uno dei pregi del presente lavoro è quello di aver tenuto ben distinti ipotesi e certezze, apparato leggendario e tradizione, dalle acquisizioni reali. D’altronde tale distinzione non ha impedito una compenetrazione tra ciò che è documentato e ciò che è tramandato né la formulazione di ipotesi desunte da tale convergenza. Al lettore si offre quindi un triplice piano di lettura: quello delle conoscenze accertate, quello delle notizie tramandate e presunte e infine quello ipotetico che integra le due sorgenti. L’analisi delle fonti, il puntuale esame del loro contenuto, i continui riferimenti agli apporti e ai dibattiti precedenti forniscono un quadro quanto mai completo e aggiornato sulle conoscenze acquisite e individuano con rigore i falsi e le manipolazioni che hanno insidiato a più riprese le interpretazioni degli storici.
271
9788873813286
B. Borghi
File in questo prodotto:
Eventuali allegati, non sono esposti

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/93369
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact