Il principale contributo del capitolo è di esporre le teorie alla base della dislessia evolutiva e quindi di proporre un modello multifattoriale che sia in grado di spiegarne l'eziologia. Attraverso il collegamento tra i livelli neurobiologico, cognitivo e comportamentale si cerca di dare una spiegazione alla complessità del disturbo specifico di lettura. Precisamente, il secondo paragrafo rappresenta una essenziale rassegna sull’acquisizione della lettura. Il terzo paragrafo descrive i diversi circuiti cerebrali della lettura. Il quarto e il quinto paragrafo tentano di riassumere alcune importanti evidenze empiriche in merito ai disturbi percettivi (rispettivamente, uditivi e visivi). Il sesto paragrafo è invece dedicato al deficit di automatizzazione, in cui viene sottolineato l’importante ruolo funzionale del cervelletto. Il settimo ed ultimo paragrafo propone l'ipotesi multifattoriale in cui la complessa manifestazione clinica della DE verrà scomposta – sulla base del presunto disturbo neuroc ognitivo – in diversi possibili sottotipi, fornendo nuovi strumenti per l’identificazione precoce e la riabilitazione della dislessia evolutiva.

Le dislessie evolutive

BENASSI, MARIAGRAZIA;BOLZANI, ROBERTO;
2010

Abstract

Il principale contributo del capitolo è di esporre le teorie alla base della dislessia evolutiva e quindi di proporre un modello multifattoriale che sia in grado di spiegarne l'eziologia. Attraverso il collegamento tra i livelli neurobiologico, cognitivo e comportamentale si cerca di dare una spiegazione alla complessità del disturbo specifico di lettura. Precisamente, il secondo paragrafo rappresenta una essenziale rassegna sull’acquisizione della lettura. Il terzo paragrafo descrive i diversi circuiti cerebrali della lettura. Il quarto e il quinto paragrafo tentano di riassumere alcune importanti evidenze empiriche in merito ai disturbi percettivi (rispettivamente, uditivi e visivi). Il sesto paragrafo è invece dedicato al deficit di automatizzazione, in cui viene sottolineato l’importante ruolo funzionale del cervelletto. Il settimo ed ultimo paragrafo propone l'ipotesi multifattoriale in cui la complessa manifestazione clinica della DE verrà scomposta – sulla base del presunto disturbo neuroc ognitivo – in diversi possibili sottotipi, fornendo nuovi strumenti per l’identificazione precoce e la riabilitazione della dislessia evolutiva.
Neuropsicologia dello sviluppo
135
148
A. Facoetti; M. Benassi; R. Bolzani; D. Menghini; S. Vicari
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