Le tecniche tradizionali di ricostruzione protesica della mammella prevedono l’allestimento di una tasca totalmente sottomuscolare per garantire una copertura corretta della protesi. Tuttavia, il rischio di risalita della protesi in tali contesti è particolarmente elevato e, nei casi di pazienti con mammella controlaterale lievemente ptosica, il risultato, in termini di simmetria, può essere particolarmente frustrante. Sulla base dell’esperienza maturata in ambito di mastoplastica additiva con le tecniche sottomuscolare parziale e “dual plane”, abbiamo messo a punto una tecnica che prevede una collocazione solo parzialmente sottomuscolare con scorrimento del piano cutaneo che lascia libera la protesi di scendere in direzione del solco sottomammario in maniera naturale. Tale tecnica (impiegata con successo in 102 casi dal 2007 ad oggi) trova indicazione, a nostro avviso, in presenza di buon trofismo cutaneo e sottocutaneo, con uno spessore tissutale residuo al polo inferiore di almeno 2 cm al pinch test, in assenza di radioterapia. Nei casi trattati abbiamo osservato una superficializzazione protesica solo in due casi (pinch test di 1,5 e 1,4 cm rispettivamente), risolto mediante lipofilling. Nessun’altra complicanza è stata osservata (FU: 6 mesi-3 anni). Il risultato estetico è stato più che valido con una buona ptosi mammaria.

La collocazione protesica sottomuscolare parziale nella ricostruzione mammaria

PANETTIERE, PIETRO;
2010

Abstract

Le tecniche tradizionali di ricostruzione protesica della mammella prevedono l’allestimento di una tasca totalmente sottomuscolare per garantire una copertura corretta della protesi. Tuttavia, il rischio di risalita della protesi in tali contesti è particolarmente elevato e, nei casi di pazienti con mammella controlaterale lievemente ptosica, il risultato, in termini di simmetria, può essere particolarmente frustrante. Sulla base dell’esperienza maturata in ambito di mastoplastica additiva con le tecniche sottomuscolare parziale e “dual plane”, abbiamo messo a punto una tecnica che prevede una collocazione solo parzialmente sottomuscolare con scorrimento del piano cutaneo che lascia libera la protesi di scendere in direzione del solco sottomammario in maniera naturale. Tale tecnica (impiegata con successo in 102 casi dal 2007 ad oggi) trova indicazione, a nostro avviso, in presenza di buon trofismo cutaneo e sottocutaneo, con uno spessore tissutale residuo al polo inferiore di almeno 2 cm al pinch test, in assenza di radioterapia. Nei casi trattati abbiamo osservato una superficializzazione protesica solo in due casi (pinch test di 1,5 e 1,4 cm rispettivamente), risolto mediante lipofilling. Nessun’altra complicanza è stata osservata (FU: 6 mesi-3 anni). Il risultato estetico è stato più che valido con una buona ptosi mammaria.
Atti del 59° Congresso della SICPRE - Comunicazioni
341
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P. Panettiere; L. Marchetti; D. Accorsi
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