Se il riciclo di ciò che non è più necessario è il nuovo mantra di una contemporaneità che all’indomani della crisi si è scoperta a dover immaginare uno spazio di sopravvivenza per il progetto, la non-necessarietà del riciclo sembra oggi un nonsense, o una nostalgica formula ad uso di paladini del sempre-nuovo, o un assioma strumentale imbracciato da interessi particolari. Ma una sperimentazione su corpi ancora vivi della città consente forse di guardare al riciclo come strumento per verificare lo stallo del progetto, o quantomeno per misurarne il raggio d’azione. Il caso del Quartiere INA-Casa Forte Quezzi a Genova, magnifica sorte di una modernità che ha esaurito la sua spinta propulsiva, è in questo senso emblematico. Oggetto ancora perfettamente funzionale e funzionante, il Biscione sembra prestarsi solo ad attente manutenzioni, o a misurati aggiornamenti in grado di protrarne la sopravvivenza. Farne oggetto di riciclo può essere dunque azione non necessaria, superflua se non inutile. Oppure, può diventare occasione per riscoprire forze immaginifiche, dimostrando che Recycle non è una pratica dettata da contingenze o urgenze, ma la capacità di guardare oltre ciò che non c’è più e di vedere quello che non c’è ancora.

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Dorotea Ottaviani
Co-primo
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2015

Abstract

Se il riciclo di ciò che non è più necessario è il nuovo mantra di una contemporaneità che all’indomani della crisi si è scoperta a dover immaginare uno spazio di sopravvivenza per il progetto, la non-necessarietà del riciclo sembra oggi un nonsense, o una nostalgica formula ad uso di paladini del sempre-nuovo, o un assioma strumentale imbracciato da interessi particolari. Ma una sperimentazione su corpi ancora vivi della città consente forse di guardare al riciclo come strumento per verificare lo stallo del progetto, o quantomeno per misurarne il raggio d’azione. Il caso del Quartiere INA-Casa Forte Quezzi a Genova, magnifica sorte di una modernità che ha esaurito la sua spinta propulsiva, è in questo senso emblematico. Oggetto ancora perfettamente funzionale e funzionante, il Biscione sembra prestarsi solo ad attente manutenzioni, o a misurati aggiornamenti in grado di protrarne la sopravvivenza. Farne oggetto di riciclo può essere dunque azione non necessaria, superflua se non inutile. Oppure, può diventare occasione per riscoprire forze immaginifiche, dimostrando che Recycle non è una pratica dettata da contingenze o urgenze, ma la capacità di guardare oltre ciò che non c’è più e di vedere quello che non c’è ancora.
2015
The unnecessary recycling. Ediz. italiana
113
113
Dorotea Ottaviani; Juan Lopez Cano; Eleonora Lucantoni; Federica Fava
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