Il contributo commenta le vicende della storia del ritratto e della testa d’espressione nella Bologna del Settecento, dall’età di papa Lambertini, fino agli anni Ottanta del secolo; indaga dunque l’attività sia di specialisti (come il poco noto Sebastiano Gamma, cui viene proposta l’attribuzione di un dipinto di autore ignoto; Luigi Crespi; Francesco Pavona; Angelo Crescimbeni), sia di pittori non esclusivamente dediti a questi generi artistici (come i fratelli Ubaldo e Gaetano Gandolfi; Giuseppe Valiani). Nel testo si confrontano gli esiti raggiunti in pittura con gli effetti di resa ipernaturalistica perseguiti nella coeva produzione di figure in cera, evidenziando differenze (la pittura resta maggiormente legata alla tipologia del ritratto ufficiale) e analogie (nelle teste d’espressione si individuano forse maggiori affinità). Tale confronto trae ragioni dall’inserimento del contributo all’interno del catalogo di una mostra dedicata all’arte bolognese della ceroplastica (della mostra l’autrice è stata anche curatrice). Nel contributo viene presentata una serie di sei pastelli del friulano Francesco Pavona, in cui sono raffigurati alcuni componenti della famiglia Caprara di Bologna, sua grande mecenate. L’attività di Pavona come ritrattista a Bologna, pur ricordata dalle fonti, non era ancora emersa agli studi; si è trattato dunque di un importante rinvenimento, che ha permesso di documentare l’eccelsa qualità stilistica e l’apporto significativo di questo artista, spesso operante in un contesto cosmopolita (alle corti di Lisbona, Madrid, Dresda…), nella particolare tipologia del pastello, che a Bologna avrebbe avuto un continuatore in Crescimbeni. La serie viene studiata approfonditamente, individuandone la precisa collocazione cronologica all’interno del percorso artistico del pittore.

Fra ritratto e testa d’espressione: pittori a Bologna nell’età dei Lumi

Graziani Irene
2022

Abstract

Il contributo commenta le vicende della storia del ritratto e della testa d’espressione nella Bologna del Settecento, dall’età di papa Lambertini, fino agli anni Ottanta del secolo; indaga dunque l’attività sia di specialisti (come il poco noto Sebastiano Gamma, cui viene proposta l’attribuzione di un dipinto di autore ignoto; Luigi Crespi; Francesco Pavona; Angelo Crescimbeni), sia di pittori non esclusivamente dediti a questi generi artistici (come i fratelli Ubaldo e Gaetano Gandolfi; Giuseppe Valiani). Nel testo si confrontano gli esiti raggiunti in pittura con gli effetti di resa ipernaturalistica perseguiti nella coeva produzione di figure in cera, evidenziando differenze (la pittura resta maggiormente legata alla tipologia del ritratto ufficiale) e analogie (nelle teste d’espressione si individuano forse maggiori affinità). Tale confronto trae ragioni dall’inserimento del contributo all’interno del catalogo di una mostra dedicata all’arte bolognese della ceroplastica (della mostra l’autrice è stata anche curatrice). Nel contributo viene presentata una serie di sei pastelli del friulano Francesco Pavona, in cui sono raffigurati alcuni componenti della famiglia Caprara di Bologna, sua grande mecenate. L’attività di Pavona come ritrattista a Bologna, pur ricordata dalle fonti, non era ancora emersa agli studi; si è trattato dunque di un importante rinvenimento, che ha permesso di documentare l’eccelsa qualità stilistica e l’apporto significativo di questo artista, spesso operante in un contesto cosmopolita (alle corti di Lisbona, Madrid, Dresda…), nella particolare tipologia del pastello, che a Bologna avrebbe avuto un continuatore in Crescimbeni. La serie viene studiata approfonditamente, individuandone la precisa collocazione cronologica all’interno del percorso artistico del pittore.
2022
Verità e Illusione. Figure in cera del Settecento bolognese
63
73
Graziani Irene
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