Il presente contributo ha l’obiettivo di fornire una chiave di lettura del testo “Radicamento e disincanto. Un’indagine sui giovani della provincia di Forlì-Cesena” di P. Zurla, N. De Luigi, A. Martelli. Innanzitutto si confronta con l’idea piuttosto diffusa in letteratura che vuole le giovani generazioni prive di capacità di innovazione e progettualità, dovuta ad un adattamento ai valori dominanti e ad una soddisfazione per le condizioni di vita offerte dalle famiglie, come fattori che favoriscono l'appiattimento ideologico e il disimpegno socio-politico. Il contributo parte dall’ipotesi che le giovani generazioni siano portatrici di inedite capacità di adattamento ad un mercato del lavoro sempre più flessibile, che richiede una diversa risposta in termini di sicurezza e stabilità sociale rispetto alle generazioni precedenti, tanto da ritenere i giovani veri e propri “professionisti di incertezza”. Se si identifica infatti la generazione dei giovani come una generazione che rinuncia alla progettualità per il futuro in cambio di un pragmatismo orientato nel breve periodo, non è possibile non considerare che le evidenti difficoltà ad assumersi le proprie responsabilità hanno un legame con la mancanza di politiche e servizi volti a sostenere percorsi di autonomizzazione. Da qui emerge la necessità di un cambio di prospettiva. L’obiettivo è spostare l’attenzione della ricerca dall’analisi della generazione giovane come categoria sociale particolare da cui ci si attende un comportamento unificato e innovativo rispetto all'ordine dominante, all’analisi che pone l’attenzione sulla generazione in questione come il gruppo sociale più esposto alle trasformazioni economico-produttive e a quelle politico-culturali, dettate dal processo di globalizzazione in corso.

Introduzione

ZURLA, PAOLO
2004

Abstract

Il presente contributo ha l’obiettivo di fornire una chiave di lettura del testo “Radicamento e disincanto. Un’indagine sui giovani della provincia di Forlì-Cesena” di P. Zurla, N. De Luigi, A. Martelli. Innanzitutto si confronta con l’idea piuttosto diffusa in letteratura che vuole le giovani generazioni prive di capacità di innovazione e progettualità, dovuta ad un adattamento ai valori dominanti e ad una soddisfazione per le condizioni di vita offerte dalle famiglie, come fattori che favoriscono l'appiattimento ideologico e il disimpegno socio-politico. Il contributo parte dall’ipotesi che le giovani generazioni siano portatrici di inedite capacità di adattamento ad un mercato del lavoro sempre più flessibile, che richiede una diversa risposta in termini di sicurezza e stabilità sociale rispetto alle generazioni precedenti, tanto da ritenere i giovani veri e propri “professionisti di incertezza”. Se si identifica infatti la generazione dei giovani come una generazione che rinuncia alla progettualità per il futuro in cambio di un pragmatismo orientato nel breve periodo, non è possibile non considerare che le evidenti difficoltà ad assumersi le proprie responsabilità hanno un legame con la mancanza di politiche e servizi volti a sostenere percorsi di autonomizzazione. Da qui emerge la necessità di un cambio di prospettiva. L’obiettivo è spostare l’attenzione della ricerca dall’analisi della generazione giovane come categoria sociale particolare da cui ci si attende un comportamento unificato e innovativo rispetto all'ordine dominante, all’analisi che pone l’attenzione sulla generazione in questione come il gruppo sociale più esposto alle trasformazioni economico-produttive e a quelle politico-culturali, dettate dal processo di globalizzazione in corso.
Radicamento e disincanto. Un'indagine sui giovani della provincia di Forlì-Cesena
13
20
Zurla P.
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