Dalle più recenti analisi del mercato italiano delle piante officinali (medicinali ed aromatiche), emerge evidente la netta supremazia del prodotto importato rispetto a quello nazionale. Infatti, la possibilità di rifornirsi con continuità scegliendo nell’ampia gamma di specie disponibili, nelle quantità desiderate ed a prezzo concorrenziale, costituisce la forte motivazione che induce gli “utilizzatori” (industrie farmaceutiche, alimentari, cosmetiche, ecc.) a preferire il prodotto estero rispetto a quello nazionale. Eppure, oggi, le cose stanno cambiando. Gli ultimi studi sull’evoluzione dei consumi interni rivelano una crescita progressiva sempre più marcata della domanda di “prodotti di qualità”. Se le richieste, quindi, di grosse partite a prezzi estremamente competitivi mal si addicono alla nostra struttura produttiva, non può dirsi altrettanto per le merci qualificate, per le quali esistono migliori prospettive di vendita. In questo contesto, la produzione italiana potrebbe trovare nuovi stimoli e nuove opportunità di collocamento, dato che generalmente i prodotti importati sono comunque qualitativamente infe¬riori a quelli nazionali. Si deve, cioè, puntare sull’aumento del valore intrinseco dell’offerta interna in virtù non solo dell’elevato contenuto di principi attivi (attentamente salvaguardati da corretti interventi di lavorazione), ma anche della “sanità” delle piante. Le infezioni dovute a vari patogeni infettivi (funghi, batteri, virus ed organismi virus-simili), così come le infestazioni da parassiti animali (nematodi, acari, insetti), possono infatti influire negativamente sulla capacità produttiva delle piante officinali ed indurre cambiamenti sia quantitativi che qualitativi del prodotto, destinato al consumo diretto od a trasformazione industriale. Gli standard qualitativi del prodotto finale sono cioè inscindibili dallo stato di “salute” della pianta durante tutto il ciclo agronomico-colturale, fino alla raccolta ed anche durante la conservazione. La sanità L’aspetto sanitario occupa un posto di rilevante importanza nella coltivazione di piante medicinali ed aromatiche. Ciò nonostante, in Italia (ed anche nel mondo), gli studi di tipo patologico sono stati condotti fino ad oggi in maniera non continuativa ed inoltre, quando si citano le “avversità” delle piante officinali, ci si limita ad elencare malattie fungine (ruggine, oidio, muffa grigia, fusariosi, ecc.), a cui si aggiungono alcune batteriosi (tumori radicali e maculature fogliari) e tutte quelle fitopatie dovute a nematodi, acari ed insetti, soprattutto afidi, lepidotteri e coleotteri. A questi agenti patogeni, se ne dovrebbero aggiungere tanti altri, fra cui i virus. Malattie fungine Le conoscenze sulle malattie fungine per 20 anni in Italia sono state quasi del tutto trascurate. Nel 9880, alcuni studi sono stati effettuati valutando materiale secco di alcune specie officinali come melissa, salvia, cardiaca, menta, ecc. che portarono all’individuazione di patologie dovute, fra l’altro, a parassiti fungini quali agenti di oidio (mal bianco) e ruggini. Successivamente, grazie alle ricerche specifiche condotte dall’Università di Bologna. Modena e Parma, si sono potute ampliare le conoscenze in questo importante settore della patologia vegetale. Fra gli agenti patogeni oggi maggiormente diffusi devono annoverarsi le Ruggini. - Le “ruggini” sono malattie fungine molto comuni sulle piante erbacee da fiore, la cui denominazione deriva dall’aspetto polverulento e dal tipico colore rosso-arancio delle lesioni causate dai patogeni coinvolti in alcune fasi del loro ciclo biologico. Basti pensare alla ruggine su iperico (Hypericum calycinum) dovuta a Uredo hyperici e U. hypericorum (Melampsora hypericorum). I funghi responsabili di queste malattie, appartenenti all’ordine degli Uredinales, sono dei parassiti “obbligati”, in quanto incapaci di condurre vita saprofitaria. Le “ruggini” sono purtroppo malattie alquanto...

Le principali aptologie delle piante officinali

BELLARDI, MARIA GRAZIA
2010

Abstract

Dalle più recenti analisi del mercato italiano delle piante officinali (medicinali ed aromatiche), emerge evidente la netta supremazia del prodotto importato rispetto a quello nazionale. Infatti, la possibilità di rifornirsi con continuità scegliendo nell’ampia gamma di specie disponibili, nelle quantità desiderate ed a prezzo concorrenziale, costituisce la forte motivazione che induce gli “utilizzatori” (industrie farmaceutiche, alimentari, cosmetiche, ecc.) a preferire il prodotto estero rispetto a quello nazionale. Eppure, oggi, le cose stanno cambiando. Gli ultimi studi sull’evoluzione dei consumi interni rivelano una crescita progressiva sempre più marcata della domanda di “prodotti di qualità”. Se le richieste, quindi, di grosse partite a prezzi estremamente competitivi mal si addicono alla nostra struttura produttiva, non può dirsi altrettanto per le merci qualificate, per le quali esistono migliori prospettive di vendita. In questo contesto, la produzione italiana potrebbe trovare nuovi stimoli e nuove opportunità di collocamento, dato che generalmente i prodotti importati sono comunque qualitativamente infe¬riori a quelli nazionali. Si deve, cioè, puntare sull’aumento del valore intrinseco dell’offerta interna in virtù non solo dell’elevato contenuto di principi attivi (attentamente salvaguardati da corretti interventi di lavorazione), ma anche della “sanità” delle piante. Le infezioni dovute a vari patogeni infettivi (funghi, batteri, virus ed organismi virus-simili), così come le infestazioni da parassiti animali (nematodi, acari, insetti), possono infatti influire negativamente sulla capacità produttiva delle piante officinali ed indurre cambiamenti sia quantitativi che qualitativi del prodotto, destinato al consumo diretto od a trasformazione industriale. Gli standard qualitativi del prodotto finale sono cioè inscindibili dallo stato di “salute” della pianta durante tutto il ciclo agronomico-colturale, fino alla raccolta ed anche durante la conservazione. La sanità L’aspetto sanitario occupa un posto di rilevante importanza nella coltivazione di piante medicinali ed aromatiche. Ciò nonostante, in Italia (ed anche nel mondo), gli studi di tipo patologico sono stati condotti fino ad oggi in maniera non continuativa ed inoltre, quando si citano le “avversità” delle piante officinali, ci si limita ad elencare malattie fungine (ruggine, oidio, muffa grigia, fusariosi, ecc.), a cui si aggiungono alcune batteriosi (tumori radicali e maculature fogliari) e tutte quelle fitopatie dovute a nematodi, acari ed insetti, soprattutto afidi, lepidotteri e coleotteri. A questi agenti patogeni, se ne dovrebbero aggiungere tanti altri, fra cui i virus. Malattie fungine Le conoscenze sulle malattie fungine per 20 anni in Italia sono state quasi del tutto trascurate. Nel 9880, alcuni studi sono stati effettuati valutando materiale secco di alcune specie officinali come melissa, salvia, cardiaca, menta, ecc. che portarono all’individuazione di patologie dovute, fra l’altro, a parassiti fungini quali agenti di oidio (mal bianco) e ruggini. Successivamente, grazie alle ricerche specifiche condotte dall’Università di Bologna. Modena e Parma, si sono potute ampliare le conoscenze in questo importante settore della patologia vegetale. Fra gli agenti patogeni oggi maggiormente diffusi devono annoverarsi le Ruggini. - Le “ruggini” sono malattie fungine molto comuni sulle piante erbacee da fiore, la cui denominazione deriva dall’aspetto polverulento e dal tipico colore rosso-arancio delle lesioni causate dai patogeni coinvolti in alcune fasi del loro ciclo biologico. Basti pensare alla ruggine su iperico (Hypericum calycinum) dovuta a Uredo hyperici e U. hypericorum (Melampsora hypericorum). I funghi responsabili di queste malattie, appartenenti all’ordine degli Uredinales, sono dei parassiti “obbligati”, in quanto incapaci di condurre vita saprofitaria. Le “ruggini” sono purtroppo malattie alquanto...
2010
La Scienza delle piante officinali: passato, presente e futuro
s.n.
s.n.
M.G.Bellardi
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/90036
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