Posto che le componenti puramente politiche e normative dell’intervento pubblico hanno a che vedere con visioni pre-analitiche, giudizi di valore, principi etici e questioni sociali, secondo alcuni autori una valutazione rigorosa non può fare a meno di porsi il problema della possibile insussistenza del fallimento di mercato al quale si intende porre rimedio con l’intervento stesso. Pertanto, secondo questa linea di pensiero la valutazione non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sull’efficacia dei mezzi per raggiungere obiettivi dati, ma innanzi tutto sulla «desiderabilità» dell’intervento da un punto di vista economico, etico e morale [Sanderson 2007]. Alcuni sostenitori dell’«Evidence-based government» sostengono tuttavia che l’attenzione alle evidenze empiriche può essere considerata come una vera e propria ideologia politica in cui fatti, evidenze e discussioni teoriche ed ideologiche convivono e si alimentano, rendendo possibile ridurre a una delle tante variabili della specificazione empirica di un modello di valutazione anche principi dell’etica sociale [Davies 2004; Rawls 1972]. Questa differenza di opinioni dimostra come alcune questioni cruciali rispetto alla diffusione di metodi «evidence-based» di valutazione delle politiche pubbliche siano ancora irrisolte: qual è il ruolo della valutazione e di chi la esegue? Deve il valutatore interrogarsi sugli obiettivi dell’intervento, o questo è di competenza propria del politico e del policy-maker? E’ il valutatore un politico economico come lo intendeva Caffè [1978], cioè uno scienziato sociale che usa la teoria economica come Musa ispiratrice dell’intervento pubblico? O egli è tipicamente un economista quantitativo che applica in modo rigoroso i metodi statistici più appropriati all’analisi degli effetti di un dato intervento? Può una teoria normativa della politica economica offrire valido supporto a decisioni inerenti l’intervento pubblico o questo deve essere attuato soltanto in presenza di una valutazione favorevole dei risultati prodotti da interventi analoghi? Queste sono soltanto alcune delle domande che il moderno approccio alla valutazione dell’intervento pubblico rende cogenti, ma ve ne sono molte altre ancora in cerca di una risposta. Attraverso un excursus ragionato sull’evoluzione e la diffusione delle pratiche di valutazione dalle origini ad oggi cercheremo in quel che segue di fornire una risposta ai principali quesiti.

La valutazione delle politiche industriali

SANTARELLI, ENRICO;
2010

Abstract

Posto che le componenti puramente politiche e normative dell’intervento pubblico hanno a che vedere con visioni pre-analitiche, giudizi di valore, principi etici e questioni sociali, secondo alcuni autori una valutazione rigorosa non può fare a meno di porsi il problema della possibile insussistenza del fallimento di mercato al quale si intende porre rimedio con l’intervento stesso. Pertanto, secondo questa linea di pensiero la valutazione non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sull’efficacia dei mezzi per raggiungere obiettivi dati, ma innanzi tutto sulla «desiderabilità» dell’intervento da un punto di vista economico, etico e morale [Sanderson 2007]. Alcuni sostenitori dell’«Evidence-based government» sostengono tuttavia che l’attenzione alle evidenze empiriche può essere considerata come una vera e propria ideologia politica in cui fatti, evidenze e discussioni teoriche ed ideologiche convivono e si alimentano, rendendo possibile ridurre a una delle tante variabili della specificazione empirica di un modello di valutazione anche principi dell’etica sociale [Davies 2004; Rawls 1972]. Questa differenza di opinioni dimostra come alcune questioni cruciali rispetto alla diffusione di metodi «evidence-based» di valutazione delle politiche pubbliche siano ancora irrisolte: qual è il ruolo della valutazione e di chi la esegue? Deve il valutatore interrogarsi sugli obiettivi dell’intervento, o questo è di competenza propria del politico e del policy-maker? E’ il valutatore un politico economico come lo intendeva Caffè [1978], cioè uno scienziato sociale che usa la teoria economica come Musa ispiratrice dell’intervento pubblico? O egli è tipicamente un economista quantitativo che applica in modo rigoroso i metodi statistici più appropriati all’analisi degli effetti di un dato intervento? Può una teoria normativa della politica economica offrire valido supporto a decisioni inerenti l’intervento pubblico o questo deve essere attuato soltanto in presenza di una valutazione favorevole dei risultati prodotti da interventi analoghi? Queste sono soltanto alcune delle domande che il moderno approccio alla valutazione dell’intervento pubblico rende cogenti, ma ve ne sono molte altre ancora in cerca di una risposta. Attraverso un excursus ragionato sull’evoluzione e la diffusione delle pratiche di valutazione dalle origini ad oggi cercheremo in quel che segue di fornire una risposta ai principali quesiti.
2010
Le politiche industriali alla prova del futuro
125
154
E. SANTARELLI; E. BARBIERI
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