Questo libro rappresenta il risultato di un lavoro di stretta collaborazione tra diversi team chirurgici e riabilitativi posti in diverse realtà del territorio italiano, con l’obiettivo di unificare l’approccio al paziente postchirurgico in ambito muscoloscheletrico. Tale collaborazione ha permesso di sviluppare un progetto originale, in grado di affrontare ogni singolo passaggio che costituisce la cura del paziente: la diagnosi iniziale, l’intervento chirurgico, il trattamento di fisioterapia e la ripresa delle attività quotidiane. Per attuare la migliore rieducazione del paziente postchirurgico, il fisioterapista deve conoscere perfettamente le modalità dell’intervento effettuato, quali strutture sono state interessate, quali sono le raccomandazioni postchirurgiche e quali le possibili complicanze. Ma non solo. Il contributo significativo che questo libro vuole offrire alla clinica fisioterapica si ritrova nell’impostazione per obiettivi terapeutici, nel ragionamento clinico, nella selezione degli strumenti valutativi e terapeutici in base alle indicazioni disponibili in letteratura e, soprattutto, nel porre la persona del paziente al centro del trattamento. Nella stesura del testo si è cercata infatti la massima coerenza con quella visione che sempre più si sta affermando nella fisioterapia internazionale e italiana e che pone al centro dell’intervento riabilitativo non la patologia, ma la persona. Visione, questa, che discende da un concetto di salute mutuato dalla proposta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che sta a supporto della Classificazione Internazionale del Funzionamento, Disabilità e Salute ICF, International Classification of Functioning, Disability and Health). Aderire a questa concezione della salute e strutturare di conseguenza l’intervento terapeutico porta necessariamente ad allontanarsi dalla riabilitazione “per protocolli”, come riportato nella quasi totalità dei manuali di riabilitazione postchirurgica ortopedica. L’approccio fisioterapico coerente con la proposta dell’ICF deve essere invece fortemente individualizzato, tenendo in considerazione, oltre alle conseguenze dell’evento patologico su strutture, funzioni e abilità, anche i fattori personali e il contesto ambientale in cui agisce il paziente. La progressione della riabilitazione non sarà dettata quindi dal solo criterio del tempo trascorso dall’intervento, ma necessariamente deriverà da un ragionamento clinico basato su numerose considerazioni riguardanti sia gli aspetti “biologici” individuali, quali lo stadio di guarigione dei tessuti nello specifico paziente, sia l’impatto psicologico e ambientale presente (influenzano entrambe la capacità di carico generale del soggetto). A partire da queste considerazioni, si rende necessario il passaggio dalla riabilitazione basata sul protocollo organizzato temporalmente alla riabilitazione guidata da fasi, organizzate intorno a specifici obiettivi. Tali fasi sono riferibili in generale alle fasi di guarigione e successiva maturazione dei tessuti e mirano, più che al recupero “completo” della funzionalità (obiettivo spesso irraggiungibile), al ripristino di un equilibrio tra le richieste di carico da parte dell’ambiente e le risposte motorie e funzionali del soggetto. Le fasi nelle quali si può ricondurre e organizzare il periodo dell’intervento fisioterapico-riabilitativo sono tre, ciascuna delle quali presenta come obiettivo generale, rispettivamente: il controllo dell’infiammazione e della reattività locale, il ricondizionamento specifico e il ricondizionamento generale. Ciascuno di questi momenti sarà inoltre caratterizzato da ulteriori obiettivi secondari, ricompresi in quelli generali e influenzati da condizioni specifiche relative al tipo di intervento e alle caratteristiche dell’individuo che ha subito l’intervento. Un altro elemento che ci è sembrato doveroso sottolineare, in parte derivante dal modello biopsico-sociale dello stato di salute, è il passaggio da una riabilitazione organizzata a partire dalla patologia a una riabilitazione mirata alla funzione, dove l’elemento “patologia” costituisce solo una delle informazioni delle quali il fisioterapista deve tenere conto nel programmare l’intervento terapeutico. Questo non significa trascurare l’importanza dell’informazione sulla patologia, ma piuttosto attribuirle la giusta rilevanza in funzione della specifica situazione, ponendola accanto ad altre informazioni (sulla persona, sull’ambiente, sulle tecnologie riabilitative ed evidenze scientifiche disponibili ecc.), che tutte insieme entrano in un processo critico di ragionamento clinico, dal quale il fisioterapista deriva il programma terapeutico. Questo testo si apre con una prima sezione di fondamentale importanza che serve da struttura alle sezioni successive. In questa prima sezione vengono analizzati e descritti gli interventi fisioterapici riabilitativi mirati alle funzioni: la gestione del dolore, il recupero dell’infiammazione, il recupero di forza e resistenza muscolare, il ripristino della mobilità articolare, il recupero del controllo motorio segmentale e generale, il recupero delle abilità e la valutazione dell’outcome. Nelle sezioni successive sono approfondite e contestualizzate le azioni riabilitative richieste a seguito dei più frequenti interventi chirurgici ortopedici. In ciascun capitolo, un contributo chirurgico fornisce gli elementi informativi e di criticità che influenzano significativamente la riabilitazione nei diversi interventi. Ogni capitolo appare quindi come il frutto di un lavoro condotto a quattro mani tra chirurgo e fisioterapista, esempio di collaborazione interdisciplinare da trasferire nella pratica quotidiana. Due altri elementi hanno influenzato la costruzione di questo testo: la necessità di misurazione dell’outcome e la semplicità di applicazione delle proposte terapeutiche. A tale scopo, ogni capitolo è integrato da due sostanziose appendici, dedicate l’una a un atlante di specifici esercizi organizzati in base agli obiettivi funzionali caratteristici delle tre fasi della riabilitazione, l’altra alle misure di outcome più diffuse per ogni condizione riabilitativa. Le appendici concernenti gli esercizi sono state compilate in modo che le proposte terapeutiche potessero essere facilmente implementabili nella pratica clinica quotidiana di tutti i colleghi, facendo prevalere la componente di creatività dell’operatore e di economicità degli strumenti utilizzati. Speriamo che questa nostra proposta possa contribuire a diffondere tra i fisioterapisti un modo di fare riabilitazione che ponga al centro la persona con i suoi valori e contemperi l’“expertise” dell’operatore con le prove di efficacia disponibili, in ordine a sviluppare la migliore pratica professionale possibile.

FERRARI S, P.P., VANTI C, TUROLLA A (2010). IL RECUPERO DELLA DESTREZZA E DELLE ABILITÀ. ITA : Elsevier Masson.

IL RECUPERO DELLA DESTREZZA E DELLE ABILITÀ

VANTI C;TUROLLA A
2010

Abstract

Questo libro rappresenta il risultato di un lavoro di stretta collaborazione tra diversi team chirurgici e riabilitativi posti in diverse realtà del territorio italiano, con l’obiettivo di unificare l’approccio al paziente postchirurgico in ambito muscoloscheletrico. Tale collaborazione ha permesso di sviluppare un progetto originale, in grado di affrontare ogni singolo passaggio che costituisce la cura del paziente: la diagnosi iniziale, l’intervento chirurgico, il trattamento di fisioterapia e la ripresa delle attività quotidiane. Per attuare la migliore rieducazione del paziente postchirurgico, il fisioterapista deve conoscere perfettamente le modalità dell’intervento effettuato, quali strutture sono state interessate, quali sono le raccomandazioni postchirurgiche e quali le possibili complicanze. Ma non solo. Il contributo significativo che questo libro vuole offrire alla clinica fisioterapica si ritrova nell’impostazione per obiettivi terapeutici, nel ragionamento clinico, nella selezione degli strumenti valutativi e terapeutici in base alle indicazioni disponibili in letteratura e, soprattutto, nel porre la persona del paziente al centro del trattamento. Nella stesura del testo si è cercata infatti la massima coerenza con quella visione che sempre più si sta affermando nella fisioterapia internazionale e italiana e che pone al centro dell’intervento riabilitativo non la patologia, ma la persona. Visione, questa, che discende da un concetto di salute mutuato dalla proposta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che sta a supporto della Classificazione Internazionale del Funzionamento, Disabilità e Salute ICF, International Classification of Functioning, Disability and Health). Aderire a questa concezione della salute e strutturare di conseguenza l’intervento terapeutico porta necessariamente ad allontanarsi dalla riabilitazione “per protocolli”, come riportato nella quasi totalità dei manuali di riabilitazione postchirurgica ortopedica. L’approccio fisioterapico coerente con la proposta dell’ICF deve essere invece fortemente individualizzato, tenendo in considerazione, oltre alle conseguenze dell’evento patologico su strutture, funzioni e abilità, anche i fattori personali e il contesto ambientale in cui agisce il paziente. La progressione della riabilitazione non sarà dettata quindi dal solo criterio del tempo trascorso dall’intervento, ma necessariamente deriverà da un ragionamento clinico basato su numerose considerazioni riguardanti sia gli aspetti “biologici” individuali, quali lo stadio di guarigione dei tessuti nello specifico paziente, sia l’impatto psicologico e ambientale presente (influenzano entrambe la capacità di carico generale del soggetto). A partire da queste considerazioni, si rende necessario il passaggio dalla riabilitazione basata sul protocollo organizzato temporalmente alla riabilitazione guidata da fasi, organizzate intorno a specifici obiettivi. Tali fasi sono riferibili in generale alle fasi di guarigione e successiva maturazione dei tessuti e mirano, più che al recupero “completo” della funzionalità (obiettivo spesso irraggiungibile), al ripristino di un equilibrio tra le richieste di carico da parte dell’ambiente e le risposte motorie e funzionali del soggetto. Le fasi nelle quali si può ricondurre e organizzare il periodo dell’intervento fisioterapico-riabilitativo sono tre, ciascuna delle quali presenta come obiettivo generale, rispettivamente: il controllo dell’infiammazione e della reattività locale, il ricondizionamento specifico e il ricondizionamento generale. Ciascuno di questi momenti sarà inoltre caratterizzato da ulteriori obiettivi secondari, ricompresi in quelli generali e influenzati da condizioni specifiche relative al tipo di intervento e alle caratteristiche dell’individuo che ha subito l’intervento. Un altro elemento che ci è sembrato doveroso sottolineare, in parte derivante dal modello biopsico-sociale dello stato di salute, è il passaggio da una riabilitazione organizzata a partire dalla patologia a una riabilitazione mirata alla funzione, dove l’elemento “patologia” costituisce solo una delle informazioni delle quali il fisioterapista deve tenere conto nel programmare l’intervento terapeutico. Questo non significa trascurare l’importanza dell’informazione sulla patologia, ma piuttosto attribuirle la giusta rilevanza in funzione della specifica situazione, ponendola accanto ad altre informazioni (sulla persona, sull’ambiente, sulle tecnologie riabilitative ed evidenze scientifiche disponibili ecc.), che tutte insieme entrano in un processo critico di ragionamento clinico, dal quale il fisioterapista deriva il programma terapeutico. Questo testo si apre con una prima sezione di fondamentale importanza che serve da struttura alle sezioni successive. In questa prima sezione vengono analizzati e descritti gli interventi fisioterapici riabilitativi mirati alle funzioni: la gestione del dolore, il recupero dell’infiammazione, il recupero di forza e resistenza muscolare, il ripristino della mobilità articolare, il recupero del controllo motorio segmentale e generale, il recupero delle abilità e la valutazione dell’outcome. Nelle sezioni successive sono approfondite e contestualizzate le azioni riabilitative richieste a seguito dei più frequenti interventi chirurgici ortopedici. In ciascun capitolo, un contributo chirurgico fornisce gli elementi informativi e di criticità che influenzano significativamente la riabilitazione nei diversi interventi. Ogni capitolo appare quindi come il frutto di un lavoro condotto a quattro mani tra chirurgo e fisioterapista, esempio di collaborazione interdisciplinare da trasferire nella pratica quotidiana. Due altri elementi hanno influenzato la costruzione di questo testo: la necessità di misurazione dell’outcome e la semplicità di applicazione delle proposte terapeutiche. A tale scopo, ogni capitolo è integrato da due sostanziose appendici, dedicate l’una a un atlante di specifici esercizi organizzati in base agli obiettivi funzionali caratteristici delle tre fasi della riabilitazione, l’altra alle misure di outcome più diffuse per ogni condizione riabilitativa. Le appendici concernenti gli esercizi sono state compilate in modo che le proposte terapeutiche potessero essere facilmente implementabili nella pratica clinica quotidiana di tutti i colleghi, facendo prevalere la componente di creatività dell’operatore e di economicità degli strumenti utilizzati. Speriamo che questa nostra proposta possa contribuire a diffondere tra i fisioterapisti un modo di fare riabilitazione che ponga al centro la persona con i suoi valori e contemperi l’“expertise” dell’operatore con le prove di efficacia disponibili, in ordine a sviluppare la migliore pratica professionale possibile.
2010
Riabilitazione post-chirurgica nel paziente ortopedico
44
51
FERRARI S, P.P., VANTI C, TUROLLA A (2010). IL RECUPERO DELLA DESTREZZA E DELLE ABILITÀ. ITA : Elsevier Masson.
FERRARI S, PILLASTRINI P, VANTI C, TESTA M; VANTI C; TUROLLA A
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