Il territorio del Friuli Venezia Giulia può essere a ragione defi nito - con la classica frase di Ippolito Nievo - un “piccolo compendio dell’Universo”. Questo è vero anche dal punto di vista prettamente geologico, in quanto la Regione riesce a racchiudere, nel suo limitato perimetro, una serie di spettacolari evidenze geologiche e geomorfologiche distribuite in un intervallo di tempo lungo quasi mezzo miliardo di anni. Sono evidenze capaci di coprire concettualmente molti dei principali argomenti delle scienze della Terra, con indubbie ricadute didattiche e divulgative. Espressioni concrete di tali valenze sono i geositi, intesi come singole porzioni di territorio che conservano e propongono in modo chiaro e aff ascinante alcuni caratteri geologici s.l. degni d’essere valorizzati, divulgati e tutelati in quanto espressioni di un particolare istante evolutivo. Per tale ragione i geositi sono parte integrante del patrimonio culturale e naturalistico regionale. La ragione dell’alta concentrazione di geositi in ambito regionale va cercata nelle particolarità geologiche che caratterizzano il Friuli Venezia Giulia. Prima fra tutte la sua varia e multiforme successione rocciosa: una pila di strati sedimentari, e in minima parte vulcanici, che si è accumulata durante gli ultimi 450 milioni di anni. Occorre ricordare che le rocce sedimentarie più antiche di tutta la penisola italiana (Ordoviciano superiore - Carbonifero inferiore) e per di più estremamente ricche in resti fossili, si trovano proprio lungo le Alpi Carniche delle quali formano l’ossatura portante. Dal lontano Ordoviciano le rocce del Friuli hanno cominciato ad archiviare in perfetto ordine, come in una sorta di enorme album fotografi co, una serie infi nita di dati ambientali: i cambiamenti climatici, le variazioni del livello marino, i sollevamenti e abbassamenti del territorio, unitamente all’evoluzione degli organismi i quali, lentamente ma inesorabilmente, si modifi cavano e diff ondevano, colonizzando i mutevoli ambienti di quello che, col trascorrere del tempo geologico, si sarebbe infi ne trasformato nell’odierno territorio regionale. La pila di strati che, uno sull’altro, hanno formato un gigantesco archivio tridimensionale “sempre aperto al pubblico”, ha fi nito per raggiungere i 15 km di spessore! Sono strati di sedimenti e rocce che non solo racchiudono la testimonianza delle deposizioni passate, prossime e remote, ma anche conservano - con altrettanta perfezione - la memoria delle deformazioni subite durante il trascorrere del tempo. A causa delle compressioni orogenetiche l’ordinato album fotografi co è stato più volte sezionato, mescolato e trasposto; le sue pagine smembrate sono state sovente inclinate e piegate, ma mai distrutte o private Siltiti cataclasate (Monte Dimon). del proprio contenuto originario.

Introduzione ai geositi della Regione

VENTURINI, CORRADO
2009

Abstract

Il territorio del Friuli Venezia Giulia può essere a ragione defi nito - con la classica frase di Ippolito Nievo - un “piccolo compendio dell’Universo”. Questo è vero anche dal punto di vista prettamente geologico, in quanto la Regione riesce a racchiudere, nel suo limitato perimetro, una serie di spettacolari evidenze geologiche e geomorfologiche distribuite in un intervallo di tempo lungo quasi mezzo miliardo di anni. Sono evidenze capaci di coprire concettualmente molti dei principali argomenti delle scienze della Terra, con indubbie ricadute didattiche e divulgative. Espressioni concrete di tali valenze sono i geositi, intesi come singole porzioni di territorio che conservano e propongono in modo chiaro e aff ascinante alcuni caratteri geologici s.l. degni d’essere valorizzati, divulgati e tutelati in quanto espressioni di un particolare istante evolutivo. Per tale ragione i geositi sono parte integrante del patrimonio culturale e naturalistico regionale. La ragione dell’alta concentrazione di geositi in ambito regionale va cercata nelle particolarità geologiche che caratterizzano il Friuli Venezia Giulia. Prima fra tutte la sua varia e multiforme successione rocciosa: una pila di strati sedimentari, e in minima parte vulcanici, che si è accumulata durante gli ultimi 450 milioni di anni. Occorre ricordare che le rocce sedimentarie più antiche di tutta la penisola italiana (Ordoviciano superiore - Carbonifero inferiore) e per di più estremamente ricche in resti fossili, si trovano proprio lungo le Alpi Carniche delle quali formano l’ossatura portante. Dal lontano Ordoviciano le rocce del Friuli hanno cominciato ad archiviare in perfetto ordine, come in una sorta di enorme album fotografi co, una serie infi nita di dati ambientali: i cambiamenti climatici, le variazioni del livello marino, i sollevamenti e abbassamenti del territorio, unitamente all’evoluzione degli organismi i quali, lentamente ma inesorabilmente, si modifi cavano e diff ondevano, colonizzando i mutevoli ambienti di quello che, col trascorrere del tempo geologico, si sarebbe infi ne trasformato nell’odierno territorio regionale. La pila di strati che, uno sull’altro, hanno formato un gigantesco archivio tridimensionale “sempre aperto al pubblico”, ha fi nito per raggiungere i 15 km di spessore! Sono strati di sedimenti e rocce che non solo racchiudono la testimonianza delle deposizioni passate, prossime e remote, ma anche conservano - con altrettanta perfezione - la memoria delle deformazioni subite durante il trascorrere del tempo. A causa delle compressioni orogenetiche l’ordinato album fotografi co è stato più volte sezionato, mescolato e trasposto; le sue pagine smembrate sono state sovente inclinate e piegate, ma mai distrutte o private Siltiti cataclasate (Monte Dimon). del proprio contenuto originario.
2009
Geositi del Friuli Venezia Giulia
11
12
Venturini C.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/86502
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