L’uso della matrice geometrica, del rigore cartesiano, della ripetizione, la reiterata applicazione di un modulo nel processo compositivo sono i temi dell’architettura di Max Dudler, sono quegli elementi che permettono di non limitare il progetto al semplice disegno di una forma, ma dove l’individuazione degli elementi costruttivi diviene paradigma della costruzione. L’elemento costruttivo rappresenta il sintagma che definisce le regole combinatorie per la costruzione della forma stessa. Una forma sempre semplice, perentoria, che non cerca mediazioni, ma che si palesa come un nuovo oggetto architettonico. Una astrazione che permette all’architetto di dialogare con le forme della tradizione costruttiva tedesca, superandone continuamente i limiti e la storicità, attraverso l’introduzione e l’uso sapiente del dettaglio costruttivo e del modulo come matrice del “nuovo”. Una architettura che non ha tempo perchè basata sui principi logici del costruire, sul rapporto tra forma e struttura, dove la verità costruttiva corrisponde alla verità della forma. Si può certamente far riferimento ad una frase del giovane Mies van der Rohe, affascinato dai grattacieli in costruzione, scheletri strutturali che nella loro provvisoria e incompiuta essenzialità lasciano leggere la ge-nesi mentale del progetto, perchè a lui interessava maggiormente il processo generativo più che il risultato, il divenire piuttosto che l’essere. In una lettera a Walter Rietzler del 1927 Mies scrive: “la forma è effettivamente uno scopo? O piuttosto è il risultato di un processo di formazione? Non è il processo l’essenziale?”. Questo divenire si esplicita nell’architettura di Max Dudler attraverso il tema del grattacielo che si trasforma in metafora della città. Una città razionale che si costruisce secondo assi cartesiani, secondo scarti accidentali e leggere variazioni.

Max Dudler. Architetture. Volume pubblicato in occasione della mostra tenutasi presso la Chiesa dello Spirito Santo – Cesena, 14 novembre – 17 dicembre 2006.

FERA, FRANCESCO SAVERIO;TRENTIN, ANNALISA;
2010

Abstract

L’uso della matrice geometrica, del rigore cartesiano, della ripetizione, la reiterata applicazione di un modulo nel processo compositivo sono i temi dell’architettura di Max Dudler, sono quegli elementi che permettono di non limitare il progetto al semplice disegno di una forma, ma dove l’individuazione degli elementi costruttivi diviene paradigma della costruzione. L’elemento costruttivo rappresenta il sintagma che definisce le regole combinatorie per la costruzione della forma stessa. Una forma sempre semplice, perentoria, che non cerca mediazioni, ma che si palesa come un nuovo oggetto architettonico. Una astrazione che permette all’architetto di dialogare con le forme della tradizione costruttiva tedesca, superandone continuamente i limiti e la storicità, attraverso l’introduzione e l’uso sapiente del dettaglio costruttivo e del modulo come matrice del “nuovo”. Una architettura che non ha tempo perchè basata sui principi logici del costruire, sul rapporto tra forma e struttura, dove la verità costruttiva corrisponde alla verità della forma. Si può certamente far riferimento ad una frase del giovane Mies van der Rohe, affascinato dai grattacieli in costruzione, scheletri strutturali che nella loro provvisoria e incompiuta essenzialità lasciano leggere la ge-nesi mentale del progetto, perchè a lui interessava maggiormente il processo generativo più che il risultato, il divenire piuttosto che l’essere. In una lettera a Walter Rietzler del 1927 Mies scrive: “la forma è effettivamente uno scopo? O piuttosto è il risultato di un processo di formazione? Non è il processo l’essenziale?”. Questo divenire si esplicita nell’architettura di Max Dudler attraverso il tema del grattacielo che si trasforma in metafora della città. Una città razionale che si costruisce secondo assi cartesiani, secondo scarti accidentali e leggere variazioni.
Architettura 37. Decennale - Annuario
107
107
F. S. Fera; A. Trentin; S. Boldrin
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