Scrivere di Fabio Reinhart significa scrivere di chi fa un mestiere come quello dell’architetto che ormai ha da troppo tempo perso la sua dignità. Vuol dire scrivere di un uomo che ha ancora degli ideali, delle convinzioni che non sono certezze, una forza ed un sentimento che il mondo attuale ha completamente abbandonato e ha lasciato cadere quasi nel disprezzo per dei valori che le nuove generazioni non conoscono più. Per fortuna Fabio non è solo, ha ancora alcuni amici che combattono una lotta per la sopravvivenza di quei valori che si spera possano ritrovare il loro degno posto, non per un ritorno ciclico delle mode, ma per la riaffermazione dei profondi significati che sono in grado di trasmettere. Reinhart non ha mai abbandonato l’umiltà e la profonda coscienza che qualsiasi incarico professionale o accademico debba essere affrontato con la speranza di aspirare ad un signifi cativo traguardo. Non è possibile accettare compromessi in nome di un progetto che appartiene alla società intesa come fatto collettivo che è patrimonio per sempre di tutti. La capacità di incidere nella formazione degli studenti nella scuola è analoga alla volontà di approfondire e risolvere in qualunque momento ed in ogni particolare il tema proposto con severità, caparbietà e passione. Questa volontà quasi ascetica nell’affrontare i temi dell’architettura e della sua trasmissione hanno coinvolto Reinhart fino alla distruzione dell’anima e della mente. Sembra di rileggere le biografi e dei grandi artisti del primo Novecento dove l’avversità diventava la molla per portare avanti con ancora maggiori convinzioni i propri ideali e le proprie idee. Sia che si applichi alla progettazione di un piccolo altare, sia che si rivolga ad un nuovo incarico accademico, la sua volontà di approfondire la ricerca lo porta a considerare il tema come l’elemento che, una volta composto, possa risolvere i problemi dell’intorno. Lo studio e l’approfondimento della causa o del problema che deve risolvere, catalizza totalmente la sua esistenza. Questo atteggiamento lo porta ad un livello di conoscenza che gli permette di poter giudicare ciò che secondo la sua particolare visione del mondo è corretto, è giusto, è perseguibile, deve essere compiuto.

Fabio Reinhart. Architettura della coerenza. Volume pubblicato in occasione della mostre tenutesi presso: Chiesa dello Spirito Santo – Cesena, 9 maggio – 17 giugno 2007; Scuola Superiore di Studi sulla Città e il Territorio di Ravenna, Urban Center – Ex Chiesa di S. Domenico - Ravenna, 23 giugno – 25 luglio 2007; Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana di Lugano, Casa Cavalier Pellanda -Biasca (CH) marzo 2008.

FERA, FRANCESCO SAVERIO;
2010

Abstract

Scrivere di Fabio Reinhart significa scrivere di chi fa un mestiere come quello dell’architetto che ormai ha da troppo tempo perso la sua dignità. Vuol dire scrivere di un uomo che ha ancora degli ideali, delle convinzioni che non sono certezze, una forza ed un sentimento che il mondo attuale ha completamente abbandonato e ha lasciato cadere quasi nel disprezzo per dei valori che le nuove generazioni non conoscono più. Per fortuna Fabio non è solo, ha ancora alcuni amici che combattono una lotta per la sopravvivenza di quei valori che si spera possano ritrovare il loro degno posto, non per un ritorno ciclico delle mode, ma per la riaffermazione dei profondi significati che sono in grado di trasmettere. Reinhart non ha mai abbandonato l’umiltà e la profonda coscienza che qualsiasi incarico professionale o accademico debba essere affrontato con la speranza di aspirare ad un signifi cativo traguardo. Non è possibile accettare compromessi in nome di un progetto che appartiene alla società intesa come fatto collettivo che è patrimonio per sempre di tutti. La capacità di incidere nella formazione degli studenti nella scuola è analoga alla volontà di approfondire e risolvere in qualunque momento ed in ogni particolare il tema proposto con severità, caparbietà e passione. Questa volontà quasi ascetica nell’affrontare i temi dell’architettura e della sua trasmissione hanno coinvolto Reinhart fino alla distruzione dell’anima e della mente. Sembra di rileggere le biografi e dei grandi artisti del primo Novecento dove l’avversità diventava la molla per portare avanti con ancora maggiori convinzioni i propri ideali e le proprie idee. Sia che si applichi alla progettazione di un piccolo altare, sia che si rivolga ad un nuovo incarico accademico, la sua volontà di approfondire la ricerca lo porta a considerare il tema come l’elemento che, una volta composto, possa risolvere i problemi dell’intorno. Lo studio e l’approfondimento della causa o del problema che deve risolvere, catalizza totalmente la sua esistenza. Questo atteggiamento lo porta ad un livello di conoscenza che gli permette di poter giudicare ciò che secondo la sua particolare visione del mondo è corretto, è giusto, è perseguibile, deve essere compiuto.
Architettura 37. Decennale - Annuario
110
110
F. S. Fera; L. Conti
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