La coerenza del viaggiatore è una delle principali doti che caratterizza tutta l’opera di Paolo Zermani. Si può essere viaggiatori in molti modi, distratti, pignoli, coscienziosi e altro ancora, più diffi cile è rimanere fedeli a se stessi. Egli è nomade instancabile lungo un percorso intellettuale di ormai oltre vent’anni di lavoro, defi nito attraverso gli scritti, i progetti e le realizzazioni. Pochi in Italia possono vantare un analogo passato tanto ricco e articolato. Non si tratta, infatti, solo di un percorso inteso in senso metaforico, bensì reale e concreto, fatto di palazzi, di chiese, di teatri, che divengono, con autorevolezza, elementi costrut-tori del paesaggio contemporaneo. La selezione di opere presentate in questo catalogo vuole costituire una sorta di taccuino d’appunti attraverso la cultura del costruire nelle nostre città e campagne annotato dallo sguardo attento dell’architetto emiliano.In questi casi la selezione è sempre difficile e porta con sé il rischio di una certa didascalici-tà, timore che si pensa aver quantomeno smorzato circoscrivendo la raccolta a progetti di musei, edifici pubblici e spazi sacri. Il viaggio, che si dispiega nello scorrere dei progetti, evidenzia con forza un particolare carattere comune: la compostezza della loro essenza, del loro essere, il loro radicarsi saldamente nel mondo in cui si costruiscono. Completamente in antitesi a quanto oggi sembra essere più richiesto dal pubblico o presentato nelle riviste dove primeggiano forme stravaganti e quanto più possibile chiassose, che in questo urlare la loro autoreferenzialità dichia-rano una patetica nullità. Architettura, quindi, non alla moda, non immediatamente seducente, ma fabbriche costruite per un paesaggio consolidato da secoli di faticoso operare con modestia di capimastri sapienti. Architettura fatta di pochi materiali, mattone, pietra, legno e di forme geo-metriche elementari.

Paolo Zermani. Architetture italiane e altri progetti. Volume pubblicato in occasione della mostra tenutasi nella Chiesa dello Spirito Santo – Cesena, 22 aprile – 15 maggio 2004.

FERA, FRANCESCO SAVERIO
2010

Abstract

La coerenza del viaggiatore è una delle principali doti che caratterizza tutta l’opera di Paolo Zermani. Si può essere viaggiatori in molti modi, distratti, pignoli, coscienziosi e altro ancora, più diffi cile è rimanere fedeli a se stessi. Egli è nomade instancabile lungo un percorso intellettuale di ormai oltre vent’anni di lavoro, defi nito attraverso gli scritti, i progetti e le realizzazioni. Pochi in Italia possono vantare un analogo passato tanto ricco e articolato. Non si tratta, infatti, solo di un percorso inteso in senso metaforico, bensì reale e concreto, fatto di palazzi, di chiese, di teatri, che divengono, con autorevolezza, elementi costrut-tori del paesaggio contemporaneo. La selezione di opere presentate in questo catalogo vuole costituire una sorta di taccuino d’appunti attraverso la cultura del costruire nelle nostre città e campagne annotato dallo sguardo attento dell’architetto emiliano.In questi casi la selezione è sempre difficile e porta con sé il rischio di una certa didascalici-tà, timore che si pensa aver quantomeno smorzato circoscrivendo la raccolta a progetti di musei, edifici pubblici e spazi sacri. Il viaggio, che si dispiega nello scorrere dei progetti, evidenzia con forza un particolare carattere comune: la compostezza della loro essenza, del loro essere, il loro radicarsi saldamente nel mondo in cui si costruiscono. Completamente in antitesi a quanto oggi sembra essere più richiesto dal pubblico o presentato nelle riviste dove primeggiano forme stravaganti e quanto più possibile chiassose, che in questo urlare la loro autoreferenzialità dichia-rano una patetica nullità. Architettura, quindi, non alla moda, non immediatamente seducente, ma fabbriche costruite per un paesaggio consolidato da secoli di faticoso operare con modestia di capimastri sapienti. Architettura fatta di pochi materiali, mattone, pietra, legno e di forme geo-metriche elementari.
Architettura 37. Decennale - Annuario
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F. S. Fera
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