Il saggio analizza le declinazioni del mito delle Amazzoni attraverso la rilettura che poeti e pittori tra Cinquecento e Seicento hanno fatto dell'eroina virgiliana Camilla. Esso si articola in tre parti: nella prima si mettono in luce le ragioni per cui il mito delle Amazzoni è ancora centrale all'interno degli "Studi di Genere"; nella seconda si esamina la rilettura dell'episodio di camilla dell'Eneide di Virgilio da parte del pittore Nicolò dell'Abate negli affreschi di Palazzo Poggi a Bologna; nella terza si analizzano le metamorfosi del mito delle Amazzoni nel personaggio di Clorinda della Gerusalemme Liberata del Tasso, prendendo in esame i dipinti "Tancrède baptise Clorinde" di Ambroise Dubois e "Clorinda libera Olindo e Sofronia al rogo" di Mattia Preti. Fin dalla prima apparizione, l’Amazzone si è sempre delineata come incarnazione delle forti contraddizioni insite nella società patriarcale, indicandone le ansie, i desideri repressi e i profondi tabù, legati non solo alla sfera del femminile, ma anche alle paure ancestrali verso l’ignoto e il non conoscibile. Dislocato in aree liminali o dell’altrove, il corpo dell’amazzone si configura come difforme, asimmetrico e mostruoso, suscitando fascino, orrore e paura per un possibile rovesciamento dei ruoli e delle norme consolidate. Due declinazioni del mito dell'amazzone sono la figura di Camilla e quella di Clorinda rivisitate dal pittore bolognese Niccolò dell'Abate e dal poeta Torquato Tasso.

Camilla e Clorinda: due declinazioni del mito delle Amazzoni

FORTUNATI, VERA;FORTUNATI, VITA
2009

Abstract

Il saggio analizza le declinazioni del mito delle Amazzoni attraverso la rilettura che poeti e pittori tra Cinquecento e Seicento hanno fatto dell'eroina virgiliana Camilla. Esso si articola in tre parti: nella prima si mettono in luce le ragioni per cui il mito delle Amazzoni è ancora centrale all'interno degli "Studi di Genere"; nella seconda si esamina la rilettura dell'episodio di camilla dell'Eneide di Virgilio da parte del pittore Nicolò dell'Abate negli affreschi di Palazzo Poggi a Bologna; nella terza si analizzano le metamorfosi del mito delle Amazzoni nel personaggio di Clorinda della Gerusalemme Liberata del Tasso, prendendo in esame i dipinti "Tancrède baptise Clorinde" di Ambroise Dubois e "Clorinda libera Olindo e Sofronia al rogo" di Mattia Preti. Fin dalla prima apparizione, l’Amazzone si è sempre delineata come incarnazione delle forti contraddizioni insite nella società patriarcale, indicandone le ansie, i desideri repressi e i profondi tabù, legati non solo alla sfera del femminile, ma anche alle paure ancestrali verso l’ignoto e il non conoscibile. Dislocato in aree liminali o dell’altrove, il corpo dell’amazzone si configura come difforme, asimmetrico e mostruoso, suscitando fascino, orrore e paura per un possibile rovesciamento dei ruoli e delle norme consolidate. Due declinazioni del mito dell'amazzone sono la figura di Camilla e quella di Clorinda rivisitate dal pittore bolognese Niccolò dell'Abate e dal poeta Torquato Tasso.
L'ambiguità dell'Amazzone in una prospettiva di genere. Decostruzione e riappropriazione di un mito
65
81
D. Bigalli; V. Fortunati; V. Fortunati
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