Frutto di una ricerca ventennale, il saggio ribalta stereotipi e luoghi comuni relativi ai libri per bambini come strumenti consapevolmente pedagogici e cerca di portare alla luce la linfa di cui si nutrono quei libri che possono realmente dirsi letteratura. E' un rovesciamento di prospettiva quello che si propone: è l'infanzia - soglia di accesso a quanto di più profondo esista nell'umano - che ha qualcosa da dire, da far trapelare. La grande letteratura per l'infanzia è quella che aguzza lo sguardo, rende più ricettivi, si sforza di avvicinarci a una dimensione che ci è estranea, il bambino essendo quanto di più irriducibile all'adulto si possa dare. In lui scorgiamo l'infanzia stessa del genere umano, la sua prossimità a quanto c'è di arcano nell'esistenza, nella natura, nel ciclo di vita e morte. Attingendo agli ambiti più svariati del sapere - dall'antropologia alla filosofia, dalle teorie evolutive a quelle educative, dalla critica letteraria all'arte dell'illustrazione e al cinema - e scavalcando barriere temporali, geografiche e di genere editoriale, il libro propone una innovativa lettura lungo filoni tematici di ciò che accomuna le storie e i personaggi più autenticamente fedeli all'alterità infantile; una lettura che si sostanzia di folgorazioni iconografiche doviziose e inconsuete. Alice e Peter Pan, Pinocchio e Mary Poppins, Max e i mostri selvaggi, con molti altri, ci raccontano che i bambini sono enigmi e in quanto tali ci inquietano, ci turbano, ci spaventano, incarnano quell'alterità che mette in discussione chi siamo diventati. C'è qualcosa di radicale nella grande letteratura per l'infanzia: essa richiede un esercizio funambolico di azzeramento delle proprie visioni, idee, certezze, sensibilità adulte. Di questa letteratura abbiamo bisogno, come cultura, come comunità adulta, per scoprire cose di noi che altrove non coltiviamo e che quindi non sappiamo più.

Di cosa parlano i libri per bambini. La letteratura per l'infanzia come critica radicale

Giorgia Grilli
2021

Abstract

Frutto di una ricerca ventennale, il saggio ribalta stereotipi e luoghi comuni relativi ai libri per bambini come strumenti consapevolmente pedagogici e cerca di portare alla luce la linfa di cui si nutrono quei libri che possono realmente dirsi letteratura. E' un rovesciamento di prospettiva quello che si propone: è l'infanzia - soglia di accesso a quanto di più profondo esista nell'umano - che ha qualcosa da dire, da far trapelare. La grande letteratura per l'infanzia è quella che aguzza lo sguardo, rende più ricettivi, si sforza di avvicinarci a una dimensione che ci è estranea, il bambino essendo quanto di più irriducibile all'adulto si possa dare. In lui scorgiamo l'infanzia stessa del genere umano, la sua prossimità a quanto c'è di arcano nell'esistenza, nella natura, nel ciclo di vita e morte. Attingendo agli ambiti più svariati del sapere - dall'antropologia alla filosofia, dalle teorie evolutive a quelle educative, dalla critica letteraria all'arte dell'illustrazione e al cinema - e scavalcando barriere temporali, geografiche e di genere editoriale, il libro propone una innovativa lettura lungo filoni tematici di ciò che accomuna le storie e i personaggi più autenticamente fedeli all'alterità infantile; una lettura che si sostanzia di folgorazioni iconografiche doviziose e inconsuete. Alice e Peter Pan, Pinocchio e Mary Poppins, Max e i mostri selvaggi, con molti altri, ci raccontano che i bambini sono enigmi e in quanto tali ci inquietano, ci turbano, ci spaventano, incarnano quell'alterità che mette in discussione chi siamo diventati. C'è qualcosa di radicale nella grande letteratura per l'infanzia: essa richiede un esercizio funambolico di azzeramento delle proprie visioni, idee, certezze, sensibilità adulte. Di questa letteratura abbiamo bisogno, come cultura, come comunità adulta, per scoprire cose di noi che altrove non coltiviamo e che quindi non sappiamo più.
316
978-88-5522-239-6
Giorgia Grilli
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