Nella seconda metà del Novecento il turismo cambiò l’assetto delle città balneari. Se quelle industriali si espansero per fare posto alle fabbriche e alle case degli operai, quelle turistiche destinarono gli spazi alle strutture ricettive e ricreative. Nelle località della Romagna il processo coinvolse anche la zona litoranea, lungo la quale si moltiplicarono le strutture temporanee per il ristoro e - cenni precedenti: allestimento della spiaggia fra aprile e maggio e successivo sempre soddisfacente, fra le esigenze delle attività economiche che avevano il sopravvento nel periodo estivo e quelle dell’ambiente naturale che ritornava no dominanti nei mesi invernali. Le foto estive prese dall’alto, con le diverse - le dei bagnini, cioè i gestori delle diverse zone nelle quali è ripartita la spiaggia, e la trasformazione della fascia litoranea in una sorta di piazza urbana. - brare espressione di quel modello di turismo di massa organizzato, in cui il visitatore si vedeva offrire gli stessi servizi ed emozioni in ogni luogo, per effetto di un sistema produttivo incentrato sulla grande dimensione e le economie di scala [Berrino 2011; Battilani 2009a; Manera, Pohl, Segreto 2009; Zuelow 2016]. Tuttavia, il litorale romagnolo non poteva essere così catalogato, non fosse altro per l’assenza di grandi imprese [Bagnaresi, Battilani, Barbini 2019; Battilani, Fauri 2009; Battilani 2009b] e un servizio di spiaggia molto personalizzato, risultato della stretta interazione fra turisti e bagnini. Infatti, la spiaggia era gestita da tante piccole imprese, quelle dei bagnini, distribuite per zona. Il distretto si era costruito seguendo una visione razionale dello spazio e dei servizi, risultato dell’operare di un’organizzazione di coordinamento, quale appunto l’Azienda di soggiorno fra il 1928 e il 1971 e la Cooperativa bagnini dopo tale data [Battilani, Bagnaresi, in corso di stampa]. La spiaggia estiva prese forma dall’operare dei bagnini e dell’Azienda visione unitaria non solo della destinazione ma anche della gestione della zona litoranea. In questo saggio analizzeremo il caso di Riccione, una delle icone europee del turismo di massa, che secondo i dati del 2019 registra 3,6 milioni di presenze turistiche ogni anno. Ne emerge un modello di impresa a rete, lontano dai canoni della produzione di massa, ma ugualmente capace di elaborare una visione prospettica di lungo periodo, oltre che gestire in modo unitario oltre 6 chilometri di litorale. Questo caso di studio offre inoltre l’opportunità di rileggere la contrapposizione pubblico privato, offrendo l’esempio di una stretta collaborazione, di un rapporto innovativo fra un’azienda a maggioranza pubblica e le piccole imprese.

La spiaggia come luogo di lavoro: Aziende di soggiorno e bagnini nella Riccione del secondo Novecento

Patrizia Battilani;Francesco Barbini;Davide Bagnaresi
2021

Abstract

Nella seconda metà del Novecento il turismo cambiò l’assetto delle città balneari. Se quelle industriali si espansero per fare posto alle fabbriche e alle case degli operai, quelle turistiche destinarono gli spazi alle strutture ricettive e ricreative. Nelle località della Romagna il processo coinvolse anche la zona litoranea, lungo la quale si moltiplicarono le strutture temporanee per il ristoro e - cenni precedenti: allestimento della spiaggia fra aprile e maggio e successivo sempre soddisfacente, fra le esigenze delle attività economiche che avevano il sopravvento nel periodo estivo e quelle dell’ambiente naturale che ritornava no dominanti nei mesi invernali. Le foto estive prese dall’alto, con le diverse - le dei bagnini, cioè i gestori delle diverse zone nelle quali è ripartita la spiaggia, e la trasformazione della fascia litoranea in una sorta di piazza urbana. - brare espressione di quel modello di turismo di massa organizzato, in cui il visitatore si vedeva offrire gli stessi servizi ed emozioni in ogni luogo, per effetto di un sistema produttivo incentrato sulla grande dimensione e le economie di scala [Berrino 2011; Battilani 2009a; Manera, Pohl, Segreto 2009; Zuelow 2016]. Tuttavia, il litorale romagnolo non poteva essere così catalogato, non fosse altro per l’assenza di grandi imprese [Bagnaresi, Battilani, Barbini 2019; Battilani, Fauri 2009; Battilani 2009b] e un servizio di spiaggia molto personalizzato, risultato della stretta interazione fra turisti e bagnini. Infatti, la spiaggia era gestita da tante piccole imprese, quelle dei bagnini, distribuite per zona. Il distretto si era costruito seguendo una visione razionale dello spazio e dei servizi, risultato dell’operare di un’organizzazione di coordinamento, quale appunto l’Azienda di soggiorno fra il 1928 e il 1971 e la Cooperativa bagnini dopo tale data [Battilani, Bagnaresi, in corso di stampa]. La spiaggia estiva prese forma dall’operare dei bagnini e dell’Azienda visione unitaria non solo della destinazione ma anche della gestione della zona litoranea. In questo saggio analizzeremo il caso di Riccione, una delle icone europee del turismo di massa, che secondo i dati del 2019 registra 3,6 milioni di presenze turistiche ogni anno. Ne emerge un modello di impresa a rete, lontano dai canoni della produzione di massa, ma ugualmente capace di elaborare una visione prospettica di lungo periodo, oltre che gestire in modo unitario oltre 6 chilometri di litorale. Questo caso di studio offre inoltre l’opportunità di rileggere la contrapposizione pubblico privato, offrendo l’esempio di una stretta collaborazione, di un rapporto innovativo fra un’azienda a maggioranza pubblica e le piccole imprese.
Italia e Spagna nel turismo del secondo dopoguerra. Società, politiche, istituzioni ed economia
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Patrizia Battilani; Francesco Barbini; Davide Bagnaresi
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