Lo studio cerca prove utili ad una ricostruzione delle pratiche di fruizione attiva o passiva della cultura, del ruolo intellettuale svolto dalle donne nella società francese del XVI secolo attraverso lo spoglio delle due prime bibliografie nazionali francesi, redatte a Parigi e a Lione da François Grudé La Croix du Maine e Antoine Du Verdier, indipendentemente l’uno dall’altro, a un solo anno di distanza (1584-1585): donne che hanno scritto libri o che si sono distinte per la loro cultura, donne dedicatarie o soggetto di libri, donne che possiedono o che finanziano libri, donne alle cui dipendenze figura con il ruolo di segretario, medico, valet de chambre, predicatore o confessore, l’intestatario di una voce del repertorio. Il focalizzare l’analisi su un corpus importante – si tratta, tra uno e l’altro, di quasi 2000 pagine – ma comunque circoscritto come le Bibliothèques françaises garantisce una maggiore fattibilità rispetto a metodi più tradizionali, quali ad esempio lo spoglio delle corrispondenze erudite o l’analisi dei postillati. Sicuramente quello che ci viene proposto è inoltre uno sguardo più ampio di quanto non possa offrire lo studio di un genere ormai codificato nel XVI secolo come i recueils de femmes illustres, al cui interno peraltro le donne contemporanee – spesso le stesse come Margherita di Navarra o Hélisenne de Crenne, che non a caso sono evocate nel titolo di questo articolo – godono, a differenza che nei due bibliografi, di uno spazio per lo più limitatissimo.

Margherita, Elisenna e le altre: la presenza femminile nelle ‘Bibliothèques françoises’ di La Croix du Maine e Du Verdier

Conconi Bruna
2021

Abstract

Lo studio cerca prove utili ad una ricostruzione delle pratiche di fruizione attiva o passiva della cultura, del ruolo intellettuale svolto dalle donne nella società francese del XVI secolo attraverso lo spoglio delle due prime bibliografie nazionali francesi, redatte a Parigi e a Lione da François Grudé La Croix du Maine e Antoine Du Verdier, indipendentemente l’uno dall’altro, a un solo anno di distanza (1584-1585): donne che hanno scritto libri o che si sono distinte per la loro cultura, donne dedicatarie o soggetto di libri, donne che possiedono o che finanziano libri, donne alle cui dipendenze figura con il ruolo di segretario, medico, valet de chambre, predicatore o confessore, l’intestatario di una voce del repertorio. Il focalizzare l’analisi su un corpus importante – si tratta, tra uno e l’altro, di quasi 2000 pagine – ma comunque circoscritto come le Bibliothèques françaises garantisce una maggiore fattibilità rispetto a metodi più tradizionali, quali ad esempio lo spoglio delle corrispondenze erudite o l’analisi dei postillati. Sicuramente quello che ci viene proposto è inoltre uno sguardo più ampio di quanto non possa offrire lo studio di un genere ormai codificato nel XVI secolo come i recueils de femmes illustres, al cui interno peraltro le donne contemporanee – spesso le stesse come Margherita di Navarra o Hélisenne de Crenne, che non a caso sono evocate nel titolo di questo articolo – godono, a differenza che nei due bibliografi, di uno spazio per lo più limitatissimo.
L’Europa o la lingua sognata. Studi in onore di Anna Soncini Fratta
313
324
Conconi Bruna
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