Le adozioni internazionali in Italia hanno preso avvio sul finire degli Anni Sessanta del secolo scorso per divenire sempre più numerose dagli Anni Ottanta in poi e cominciare a decrescere negli ultimi anni. I minori adottati internazionalmente provengono da circa 60 diversi paesi del mondo, cui si aggiungono i bambini di origine straniera che si trovano in stato di abbandono sul suolo italiano. Dunque, la presenza a scuola di bambini di origine straniera adottati da genitori italiani non è una realtà nuova, tuttavia è relativamente recente l’accrescersi dell’attenzione degli esperti che hanno espresso la necessità di creare strumenti e protocolli specifici per l’accoglienza, preparata e competente, di alunni/e con percorsi di vita particolari. I bambini adottati internazionalmente, infatti, portano in sé tratti somatici e colori della pelle spesso differenti da quelli ancora prevalenti nel contesto italiano e hanno storie complesse (tanto più è elevata l’età in cui è avvenuta l’adozione), caratterizzate da ripetute fratture, perdite, lutti, discontinuità. Percorsi di vita segnati, in tutti i casi, dal cambiamento profondo di riferimenti affettivi, sociali, culturali, esperienziali che la scuola deve tenere in considerazione, riconoscere, accogliere. Possibilmente in prospettiva interculturale. Per tutte/i bambine/i il primo ingresso nella scuola costituisce un’esperienza di fuoriuscita dal protetto contesto familiare ove incontrare luoghi, adulti, coetanei e attività diverse e non note. Per ogni alunna/o tale esperienza può avere un significato peculiare in base ai vissuti e alle esperienze compiute e questo certamente vale anche per i bambini adottati. Tuttavia per questi ultimi l’ingresso nel mondo scolastico può presentare criticità legate all’adozione e alle esperienze della vita preadottiva. Il vissuto psicologico ed emotivo che accompagna esperienze non di rado sfavorevoli alla crescita può essere caratterizzato da paura, rabbia, tristezza, angoscia, diffidenza e ripercuotersi sullo sviluppo psico-fisico del bambino, incidendo sui legami di attaccamento e sulla qualità delle relazioni intra e extra familiari, con gli adulti e con i pari, che costruiranno nel corso del tempo, ed anche sulle performance scolastiche (Coordinamento Care, 2015). È quindi indispensabile che per questi bambini si predispongano forme di accoglienza in grado di assicurare loro benessere sia sul piano didattico e degli apprendimenti sia per gli aspetti relazionali, sin dalla fase di primo inserimento che avviene in alcuni casi nella scuola dell’infanzia e, ancora di più, nella scuola primaria, a volte nella secondaria di primo grado o persino in seguito, in base all’età nella quale giungono nella famiglia adottiva. Di tutti questi aspetti, e di molti altri, la scuola deve sapere, per comprendere, riconoscere e accogliere, in una prospettiva necessariamente interdisciplinare alla quale non manchi l’apporto pedagogico-educativo interculturale che orienti alla comprensione dell’esperienza adottiva anche in relazione alle esperienze preadottive compiute in uno specifico ambiente geografico, umano e culturale. Il capitolo si sviluppa prendendo in esame alcuni aspetti del primo corpus di norme dedicate all’esperienza scolastica dei minori adottati, accompagnandoli con dati di ricerca e mettendone a fuoco punti rilevanti sul piano interculturale.

Adozione internazionale e prospettiva interculturale. Per una scuola attenta alle peculiarità di tutti e ciascuno.

Stefania Lorenzini
2021

Abstract

Le adozioni internazionali in Italia hanno preso avvio sul finire degli Anni Sessanta del secolo scorso per divenire sempre più numerose dagli Anni Ottanta in poi e cominciare a decrescere negli ultimi anni. I minori adottati internazionalmente provengono da circa 60 diversi paesi del mondo, cui si aggiungono i bambini di origine straniera che si trovano in stato di abbandono sul suolo italiano. Dunque, la presenza a scuola di bambini di origine straniera adottati da genitori italiani non è una realtà nuova, tuttavia è relativamente recente l’accrescersi dell’attenzione degli esperti che hanno espresso la necessità di creare strumenti e protocolli specifici per l’accoglienza, preparata e competente, di alunni/e con percorsi di vita particolari. I bambini adottati internazionalmente, infatti, portano in sé tratti somatici e colori della pelle spesso differenti da quelli ancora prevalenti nel contesto italiano e hanno storie complesse (tanto più è elevata l’età in cui è avvenuta l’adozione), caratterizzate da ripetute fratture, perdite, lutti, discontinuità. Percorsi di vita segnati, in tutti i casi, dal cambiamento profondo di riferimenti affettivi, sociali, culturali, esperienziali che la scuola deve tenere in considerazione, riconoscere, accogliere. Possibilmente in prospettiva interculturale. Per tutte/i bambine/i il primo ingresso nella scuola costituisce un’esperienza di fuoriuscita dal protetto contesto familiare ove incontrare luoghi, adulti, coetanei e attività diverse e non note. Per ogni alunna/o tale esperienza può avere un significato peculiare in base ai vissuti e alle esperienze compiute e questo certamente vale anche per i bambini adottati. Tuttavia per questi ultimi l’ingresso nel mondo scolastico può presentare criticità legate all’adozione e alle esperienze della vita preadottiva. Il vissuto psicologico ed emotivo che accompagna esperienze non di rado sfavorevoli alla crescita può essere caratterizzato da paura, rabbia, tristezza, angoscia, diffidenza e ripercuotersi sullo sviluppo psico-fisico del bambino, incidendo sui legami di attaccamento e sulla qualità delle relazioni intra e extra familiari, con gli adulti e con i pari, che costruiranno nel corso del tempo, ed anche sulle performance scolastiche (Coordinamento Care, 2015). È quindi indispensabile che per questi bambini si predispongano forme di accoglienza in grado di assicurare loro benessere sia sul piano didattico e degli apprendimenti sia per gli aspetti relazionali, sin dalla fase di primo inserimento che avviene in alcuni casi nella scuola dell’infanzia e, ancora di più, nella scuola primaria, a volte nella secondaria di primo grado o persino in seguito, in base all’età nella quale giungono nella famiglia adottiva. Di tutti questi aspetti, e di molti altri, la scuola deve sapere, per comprendere, riconoscere e accogliere, in una prospettiva necessariamente interdisciplinare alla quale non manchi l’apporto pedagogico-educativo interculturale che orienti alla comprensione dell’esperienza adottiva anche in relazione alle esperienze preadottive compiute in uno specifico ambiente geografico, umano e culturale. Il capitolo si sviluppa prendendo in esame alcuni aspetti del primo corpus di norme dedicate all’esperienza scolastica dei minori adottati, accompagnandoli con dati di ricerca e mettendone a fuoco punti rilevanti sul piano interculturale.
La scuola si racconta. Riflessioni pedagogiche per una scuola multiculturale inclusiva
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Stefania Lorenzini
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