"Quello fra Dante e l’Università di Bologna è un rapporto stretto, profondo e antico, che ha le sue radici nella stessa biografia dantesca e poi nella primissima ricezione delle sue opere. Le tracce della presenza del poeta in città sono numerose e risalgono già alla prima attestazione di una sua opera, il sonetto della Garisenda, trascritto nel 1287 su una pagina dei Memoriali Bolognesi dal notaio Enrichetto delle Querce. Del resto, la profonda conoscenza della città è testimoniata nei primi anni dell’esilio dal De vulgari eloquentia, che dispiega riferimenti a una cultura filosofico-linguistica di taglio universitario e mostra soprattutto un’attenzione acutissima verso i fenomeni linguistici bolognesi per non dire poi dello spazio che hanno in quest’opera i poeti della città felsinea, e non solo il sempre esaltato Guinizzelli. Nella Commedia la presenza di Bologna è più complessa e controversa: fra le tante città criticate dal poeta per i loro vizi, Bologna non fa certo eccezione ed è anzi colpita con particolare violenza in occasione degli incontri con dannati bolognesi, come Venedico Caccianemico, dannato fra i ruffiani (Inf. XVIII, 40-63), e i frati gaudenti Loderingo e Catalano, nella bolgia degli ipocriti (Inf. XXIII, 103-144). Ma anche un illustre professore della Studium viene citato: Francesco d’Accursio (Inf. XV, 110), professore di diritto all’Università di Bologna e figlio del celebre Accursio, viene indicato fra i sodomiti, violenti contro natura. La sua condanna non sembra però coinvolgere la città, ma prova piuttosto il fatto che tra i sodomiti si trovano «litterati grandi e di gran fama» (Inf. XV, 107). Il rapporto con Bologna continua sino alla fine. Non è quindi un caso che anche la prima diffusione della Commedia, all’indomani della morte del poeta, abbia come epicentro Bologna e che la cultura bolognese sia in prima fila pure nel lavoro di esegesi. Forte di un rapporto tanto importante e antico con Dante, l’Università di Bologna ha costruito negli ultimi centocinquant’anni un’altissima tradizione di studi danteschi che ha offerto un contributo molteplice e decisivo allo sviluppo della moderna filologia e critica dantesca ma anche alla ricezione artistica, scolastica e popolare di Dante e delle sue opere." (Dall'introduzione al catalogo a cura del prof. Giuseppe Ledda) La mostra ha lo scopo di valorizzare il contributo dei professori bolognesi allo studio di Dante, che si caratterizza per la natura multidisciplinare. L'inaugurazione è avvenuta sabato 23 ottobre, alle ore 17, nell'Aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna, via Zamboni 35, Bologna.

Dall'Alma Mater al mondo. Dante all'Università di Bologna

Giovanni Bacci;Simone Garagnani
;
Marco Gaiani
;
Michele Zannoni
2021

Abstract

"Quello fra Dante e l’Università di Bologna è un rapporto stretto, profondo e antico, che ha le sue radici nella stessa biografia dantesca e poi nella primissima ricezione delle sue opere. Le tracce della presenza del poeta in città sono numerose e risalgono già alla prima attestazione di una sua opera, il sonetto della Garisenda, trascritto nel 1287 su una pagina dei Memoriali Bolognesi dal notaio Enrichetto delle Querce. Del resto, la profonda conoscenza della città è testimoniata nei primi anni dell’esilio dal De vulgari eloquentia, che dispiega riferimenti a una cultura filosofico-linguistica di taglio universitario e mostra soprattutto un’attenzione acutissima verso i fenomeni linguistici bolognesi per non dire poi dello spazio che hanno in quest’opera i poeti della città felsinea, e non solo il sempre esaltato Guinizzelli. Nella Commedia la presenza di Bologna è più complessa e controversa: fra le tante città criticate dal poeta per i loro vizi, Bologna non fa certo eccezione ed è anzi colpita con particolare violenza in occasione degli incontri con dannati bolognesi, come Venedico Caccianemico, dannato fra i ruffiani (Inf. XVIII, 40-63), e i frati gaudenti Loderingo e Catalano, nella bolgia degli ipocriti (Inf. XXIII, 103-144). Ma anche un illustre professore della Studium viene citato: Francesco d’Accursio (Inf. XV, 110), professore di diritto all’Università di Bologna e figlio del celebre Accursio, viene indicato fra i sodomiti, violenti contro natura. La sua condanna non sembra però coinvolgere la città, ma prova piuttosto il fatto che tra i sodomiti si trovano «litterati grandi e di gran fama» (Inf. XV, 107). Il rapporto con Bologna continua sino alla fine. Non è quindi un caso che anche la prima diffusione della Commedia, all’indomani della morte del poeta, abbia come epicentro Bologna e che la cultura bolognese sia in prima fila pure nel lavoro di esegesi. Forte di un rapporto tanto importante e antico con Dante, l’Università di Bologna ha costruito negli ultimi centocinquant’anni un’altissima tradizione di studi danteschi che ha offerto un contributo molteplice e decisivo allo sviluppo della moderna filologia e critica dantesca ma anche alla ricezione artistica, scolastica e popolare di Dante e delle sue opere." (Dall'introduzione al catalogo a cura del prof. Giuseppe Ledda) La mostra ha lo scopo di valorizzare il contributo dei professori bolognesi allo studio di Dante, che si caratterizza per la natura multidisciplinare. L'inaugurazione è avvenuta sabato 23 ottobre, alle ore 17, nell'Aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna, via Zamboni 35, Bologna.
Giovanni Bacci, Simone Garagnani, Marco Gaiani, Michele Zannoni
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/836114
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