Nel quadro della coscienza ambientale che permea il pensiero contemporaneo si inserisce la preoccupazione di mantenere allo stato naturale alcune aree per lo svago e per il tempo libero, onde sfuggire, anche temporaneamente, ad un mondo oltremodo artificiale e a spazi sempre più invasi da attività produttive. La sparizione di aree naturali, di boschi e foreste e la progressiva perdita di biodiversità di fronte all’invasione dell’uomo, si pongono come le inquietudini principali dell’etica moderna, unite ai timori riguardanti la fame, la povertà, l’eccessiva crescita demografica e l’apparizione di nuove malattie. Al punto in cui è giunta l’industrializzazione è difficile, quando non impossibile, qualunque passo a ritroso verso lo stato di natura, come vorrebbero alcune correnti di pensiero, tra cui la deep ecology, ma è tuttavia possibile mantenere alcuni spazi intatti per la pura fruizione estetica e ricreativa, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo o, in forma ridotta e circoscritta, nei Paesi sviluppati. Per questi motivi emerge la richiesta di destinare il tempo libero ad attività che ritemprino il fisico in luoghi che rispecchino, il più possibile, condizioni naturalistiche. Ne discendono la domanda e la pratica di un turismo rispettoso dell’ambiente che estrinseca una forma mentis che è diretta conseguenza del miglioramento del sistema educativo generale. Intendiamo con questa accezione l’ambiente in senso lato, non prettamente naturalistico, ma culturale e sociale, nell'ottica della salvaguardia non solo della flora e della fauna, ma di tutte le peculiarità delle situazioni economiche, storiche, etnologiche e antropologiche locali. Si ipotizza quindi un flusso tendente ad evitare i danni, in gran parte distruttivi, degli impatti fisici, sociali, culturali del turismo di massa, che impone modelli di pensiero e di comportamento giudicati sovente di tipo neo-coloniale. Tuttavia la conservazione delle aree naturali si pone come un'urgenza dei Paesi più ricchi, tesi verso la ricerca qualitativa e non quantitativa dello sfruttamento dello spazio, mentre le popolazioni che non hanno soddisfatto i bisogni primari sono costretti ad una utilizzazione indiscriminata ed affrettata dei beni della natura. Il modello di sviluppo turistico contemporaneo va sottoposto ad una critica forte e, allo stesso tempo, occorre immaginare forme di turismo diverse e sostitutive rispetto a quelle attuali: necessitano comportamenti non distruttivi degli ecosistemi naturali e delle identità locali, che operino nel principio della riqualificazione delle caratteristiche culturali, sociali ed ambientali dei luoghi. Le nuove modalità di vacanza, alternative rispetto a quelle tradizionali, vengono definite con termini che ne esaltano l’aspetto non invasivo, quali “turismo responsabile”, “turismo dolce”, “compatibile”, "verde" "soft", "educato" "intelligente", “ecologico”..., espressioni riconducibili al concetto di “sviluppo sostenibile”, ovvero sviluppo economico e sociale che non rechi danno all’ambiente ed alle risorse naturali, dalle quali dipende il perseguimento delle attività umane e il loro sviluppo futuro. Essendo il turismo l’industria più diffusa del mondo, nessun altro settore risulta più motivato e responsabile per promuovere un’etica integrata degli affari e dell’ambiente. Per questo l'immagine che si impone in maniera prevalente, sia da parte della domanda che dell'offerta, sembra ora avere una connotazione ecologica. Il fenomeno turistico si è imposto a livello internazionale come un protagonista forte della trasformazione del territorio, ignorando identità locali e valori naturali e trasformando il tessuto economico di base verso la ricerca di un reddito a brevissimo termine. E’ importante, quindi, arrivare a formulare con altrettanta forza soluzioni per uno sviluppo turistico alternativo, fondate a livello teorico, praticabili a livello operativo e remunerative a livello economico.

Ecoturismo

GALVANI, ADRIANA
2004

Abstract

Nel quadro della coscienza ambientale che permea il pensiero contemporaneo si inserisce la preoccupazione di mantenere allo stato naturale alcune aree per lo svago e per il tempo libero, onde sfuggire, anche temporaneamente, ad un mondo oltremodo artificiale e a spazi sempre più invasi da attività produttive. La sparizione di aree naturali, di boschi e foreste e la progressiva perdita di biodiversità di fronte all’invasione dell’uomo, si pongono come le inquietudini principali dell’etica moderna, unite ai timori riguardanti la fame, la povertà, l’eccessiva crescita demografica e l’apparizione di nuove malattie. Al punto in cui è giunta l’industrializzazione è difficile, quando non impossibile, qualunque passo a ritroso verso lo stato di natura, come vorrebbero alcune correnti di pensiero, tra cui la deep ecology, ma è tuttavia possibile mantenere alcuni spazi intatti per la pura fruizione estetica e ricreativa, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo o, in forma ridotta e circoscritta, nei Paesi sviluppati. Per questi motivi emerge la richiesta di destinare il tempo libero ad attività che ritemprino il fisico in luoghi che rispecchino, il più possibile, condizioni naturalistiche. Ne discendono la domanda e la pratica di un turismo rispettoso dell’ambiente che estrinseca una forma mentis che è diretta conseguenza del miglioramento del sistema educativo generale. Intendiamo con questa accezione l’ambiente in senso lato, non prettamente naturalistico, ma culturale e sociale, nell'ottica della salvaguardia non solo della flora e della fauna, ma di tutte le peculiarità delle situazioni economiche, storiche, etnologiche e antropologiche locali. Si ipotizza quindi un flusso tendente ad evitare i danni, in gran parte distruttivi, degli impatti fisici, sociali, culturali del turismo di massa, che impone modelli di pensiero e di comportamento giudicati sovente di tipo neo-coloniale. Tuttavia la conservazione delle aree naturali si pone come un'urgenza dei Paesi più ricchi, tesi verso la ricerca qualitativa e non quantitativa dello sfruttamento dello spazio, mentre le popolazioni che non hanno soddisfatto i bisogni primari sono costretti ad una utilizzazione indiscriminata ed affrettata dei beni della natura. Il modello di sviluppo turistico contemporaneo va sottoposto ad una critica forte e, allo stesso tempo, occorre immaginare forme di turismo diverse e sostitutive rispetto a quelle attuali: necessitano comportamenti non distruttivi degli ecosistemi naturali e delle identità locali, che operino nel principio della riqualificazione delle caratteristiche culturali, sociali ed ambientali dei luoghi. Le nuove modalità di vacanza, alternative rispetto a quelle tradizionali, vengono definite con termini che ne esaltano l’aspetto non invasivo, quali “turismo responsabile”, “turismo dolce”, “compatibile”, "verde" "soft", "educato" "intelligente", “ecologico”..., espressioni riconducibili al concetto di “sviluppo sostenibile”, ovvero sviluppo economico e sociale che non rechi danno all’ambiente ed alle risorse naturali, dalle quali dipende il perseguimento delle attività umane e il loro sviluppo futuro. Essendo il turismo l’industria più diffusa del mondo, nessun altro settore risulta più motivato e responsabile per promuovere un’etica integrata degli affari e dell’ambiente. Per questo l'immagine che si impone in maniera prevalente, sia da parte della domanda che dell'offerta, sembra ora avere una connotazione ecologica. Il fenomeno turistico si è imposto a livello internazionale come un protagonista forte della trasformazione del territorio, ignorando identità locali e valori naturali e trasformando il tessuto economico di base verso la ricerca di un reddito a brevissimo termine. E’ importante, quindi, arrivare a formulare con altrettanta forza soluzioni per uno sviluppo turistico alternativo, fondate a livello teorico, praticabili a livello operativo e remunerative a livello economico.
228
8875720053
Galvani A.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/8355
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