La “tesi” del saggio intende dimostrare come nel mondo antico sia la differenza, la gerarchia, ad anticipare, limitare e contenere l’uguaglianza (a contenere “diverse uguaglianze”): fino al paradosso – tale, almeno, per la mentalità moderna – alla luce del quale proprio la prima e più celebrata esperienza democratica europea, quella dell’Atene del V secolo a.C., produce, nel momento e in funzione del suo stesso costituirsi, la douleía, la forma più dura di schiavitù, che proprio in questo periodo, come poi nell’età aurea romana, diventa fenomeno massiccio e forma economica prevalente. A questa naturalità della schiavitù si accompagna tuttavia la consapevolezza della sostanziale unità biologica della specie, che quella stessa naturalità rende problematica, anche nei tentativi più sistematici (primo fra tutti quello aristotelico) di giustificazione filosofica della schiavitù.
R. Caporali (2010). La schiavitù nel mondo antico. MILANO : Franco Angeli.
La schiavitù nel mondo antico
CAPORALI, RICCARDO
2010
Abstract
La “tesi” del saggio intende dimostrare come nel mondo antico sia la differenza, la gerarchia, ad anticipare, limitare e contenere l’uguaglianza (a contenere “diverse uguaglianze”): fino al paradosso – tale, almeno, per la mentalità moderna – alla luce del quale proprio la prima e più celebrata esperienza democratica europea, quella dell’Atene del V secolo a.C., produce, nel momento e in funzione del suo stesso costituirsi, la douleía, la forma più dura di schiavitù, che proprio in questo periodo, come poi nell’età aurea romana, diventa fenomeno massiccio e forma economica prevalente. A questa naturalità della schiavitù si accompagna tuttavia la consapevolezza della sostanziale unità biologica della specie, che quella stessa naturalità rende problematica, anche nei tentativi più sistematici (primo fra tutti quello aristotelico) di giustificazione filosofica della schiavitù.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.