La sofferenza dei territori agricoli e l'abbandono delle campagne, dovuto in parte alle difficoltà economiche di mercato, si manifestano con il degrado estetico del paesaggio agricolo. L'insinuarsi dell'urbanizzazione nel tessuto rurale, in prossimità dei paesi e del-le città, ha portato ad un frazionamento dell'assetto fondiario con una progressi-va alienazione della sua funzione primaria. La grande viabilità, imposta dalle strutture produttive e residenziali, relega i coltivi in ambiti sempre più confinati che assumono la tipologia di "parchi agrico-li" di dubbia destinazione futura. Lo sviluppo dell'agricoltura ha portato su ampi territori alla separazione tra le grandi estensioni dei terreni coltivati a mono coltura e le aree dedite alla zootec-nia, in cui si assiste alla concentrazione degli allevamenti zootecnici specializzati senza terra, oltre agli spazi di territorio occupati con reti e serre a protezione del-le coltivazioni. La manifestazione principe di questa evoluzione dell'agricoltura si può leggere nel frequente abbandono delle corti rurali dove la tradizionale stalla del passato è spesso un rudere inagibile o un rinnovato edificio a destinazione residenziale. Già nel 1946 Arrigo Serpieri poneva in evidenza come la frammentazione della struttura fondiaria fosse non sostenibile sia da un punto di vista economico, per l'aumento dei costi di mezzi meccanici e di lavoro umano, sia ambientale, dovuto principalmente allo spreco e al consumo di suolo agricolo fertile. Renzo Landi (2009) nel riprendere tali considerazioni evidenziava come nella seconda metà del XX secolo la meccanizzazione agricola abbia trasformato il tes-suto strutturale delle campagne, provocando importanti problemi legati princi-palmente alla non più attenta regimazione delle acque nel contesto idraulico a-grario. La campagna legata all'agricoltura sempre più industrializzata ha perso e con-tinua a perdere il ciclo naturale dettato, nel passato, dai periodi stagionali, dal ri-spetto del suolo con la rotazione delle coltivazioni, alla dimensione delle superfici lavorate, legate alla fatica umana e degli animali. La sostenibilità dell'agricoltura odierna è legata alla conoscenza della passata ruralità e la sua persistenza nel tempo deve essere legata alla consapevolezza della salvaguardia del territorio. Lo studio per la ricostruzione del paesaggio della pianura emiliana, e di quella bolognese in particolare, è fattibile a partire dalla fine del XVI secolo grazie alle collezioni di mappe estimative, i Cabrei, conservate presso Istituzioni culturali pubbliche e private presenti in provincia di Bologna. Il convegno bolognese del 1955 sulle "Campagne emiliane dal Risorgimento ai nostri giorni", con gli interventi di Emilio Sereni e Luigi Dal Pane, sottolineò come le descrizioni iconografiche e testuali dei cabrei potessero rappresentare la testi-monianza oggettiva delle trasformazioni del paesaggio agrario che si sono andate sviluppando nella pianura emiliana dalla fine del XVI secolo all'inizio del XIX. Questo concetto è stato ripreso da Lucio Gambi nella presentazione del volume sulle mappe rurali del territorio di Reggio Emilia curato da Walter Baricchi nel 1985. In questa occasione veniva messo in evidenza come il patrimonio archivi-stico fornito dai cabrei non dovesse venire valorizzato unicamente come rarità e per le sue caratteristiche formali, quanto piuttosto come fonte di ".. analisi dei valori che tale documentazione incorpora come specchio di un'organizzazione e-conomica e di un'esperienza scientifica.." che si è sviluppata nel tempo. Il migliore strumento di confronto tra il tipo di rappresentazione, spesso pro-spettica e di significativa qualità pittorica dei cabrei, e la realtà odierna sono le recenti immagini aerofotografiche; un confronto che risulta in certi casi molto e-vidente, in altri difficile, in altri ancora impossibile a causa delle grandi trasfor-mazioni subite dai territori esaminati. Questo volume v...

Immagini del mondo rurale nello spazio e nel tempo. Trasformazioni dei territori rurali bolognesi ed imolesi di pianra e di collina dal 1700 ad oggi.

VIANELLO, GILMO
2009

Abstract

La sofferenza dei territori agricoli e l'abbandono delle campagne, dovuto in parte alle difficoltà economiche di mercato, si manifestano con il degrado estetico del paesaggio agricolo. L'insinuarsi dell'urbanizzazione nel tessuto rurale, in prossimità dei paesi e del-le città, ha portato ad un frazionamento dell'assetto fondiario con una progressi-va alienazione della sua funzione primaria. La grande viabilità, imposta dalle strutture produttive e residenziali, relega i coltivi in ambiti sempre più confinati che assumono la tipologia di "parchi agrico-li" di dubbia destinazione futura. Lo sviluppo dell'agricoltura ha portato su ampi territori alla separazione tra le grandi estensioni dei terreni coltivati a mono coltura e le aree dedite alla zootec-nia, in cui si assiste alla concentrazione degli allevamenti zootecnici specializzati senza terra, oltre agli spazi di territorio occupati con reti e serre a protezione del-le coltivazioni. La manifestazione principe di questa evoluzione dell'agricoltura si può leggere nel frequente abbandono delle corti rurali dove la tradizionale stalla del passato è spesso un rudere inagibile o un rinnovato edificio a destinazione residenziale. Già nel 1946 Arrigo Serpieri poneva in evidenza come la frammentazione della struttura fondiaria fosse non sostenibile sia da un punto di vista economico, per l'aumento dei costi di mezzi meccanici e di lavoro umano, sia ambientale, dovuto principalmente allo spreco e al consumo di suolo agricolo fertile. Renzo Landi (2009) nel riprendere tali considerazioni evidenziava come nella seconda metà del XX secolo la meccanizzazione agricola abbia trasformato il tes-suto strutturale delle campagne, provocando importanti problemi legati princi-palmente alla non più attenta regimazione delle acque nel contesto idraulico a-grario. La campagna legata all'agricoltura sempre più industrializzata ha perso e con-tinua a perdere il ciclo naturale dettato, nel passato, dai periodi stagionali, dal ri-spetto del suolo con la rotazione delle coltivazioni, alla dimensione delle superfici lavorate, legate alla fatica umana e degli animali. La sostenibilità dell'agricoltura odierna è legata alla conoscenza della passata ruralità e la sua persistenza nel tempo deve essere legata alla consapevolezza della salvaguardia del territorio. Lo studio per la ricostruzione del paesaggio della pianura emiliana, e di quella bolognese in particolare, è fattibile a partire dalla fine del XVI secolo grazie alle collezioni di mappe estimative, i Cabrei, conservate presso Istituzioni culturali pubbliche e private presenti in provincia di Bologna. Il convegno bolognese del 1955 sulle "Campagne emiliane dal Risorgimento ai nostri giorni", con gli interventi di Emilio Sereni e Luigi Dal Pane, sottolineò come le descrizioni iconografiche e testuali dei cabrei potessero rappresentare la testi-monianza oggettiva delle trasformazioni del paesaggio agrario che si sono andate sviluppando nella pianura emiliana dalla fine del XVI secolo all'inizio del XIX. Questo concetto è stato ripreso da Lucio Gambi nella presentazione del volume sulle mappe rurali del territorio di Reggio Emilia curato da Walter Baricchi nel 1985. In questa occasione veniva messo in evidenza come il patrimonio archivi-stico fornito dai cabrei non dovesse venire valorizzato unicamente come rarità e per le sue caratteristiche formali, quanto piuttosto come fonte di ".. analisi dei valori che tale documentazione incorpora come specchio di un'organizzazione e-conomica e di un'esperienza scientifica.." che si è sviluppata nel tempo. Il migliore strumento di confronto tra il tipo di rappresentazione, spesso pro-spettica e di significativa qualità pittorica dei cabrei, e la realtà odierna sono le recenti immagini aerofotografiche; un confronto che risulta in certi casi molto e-vidente, in altri difficile, in altri ancora impossibile a causa delle grandi trasfor-mazioni subite dai territori esaminati. Questo volume v...
2009
200
9788890462405
G. Vianello
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