Questa ricerca intende riflettere sulla forza di mobilitazione esercitata dalle aspirazioni alla sovranità e all'autodeterminazione in Europa orientale, tanto sotto il profilo dell'eredità storica del comunismo, quanto sotto quello delle dinamiche politiche più recenti, innescatesi in seguito alla caduta del comunismo e sfociate nei contestati processi di indipendenza del Kosovo, dell'Abhazia e dell'Ossetia meridionale, nei confronti dei quali l'UE si è trovata a giocare un ruolo specifico. L'importanza del tema proposto è evidente, giacché esso sta condizionando lo sviluppo delle relazioni internazionali del nostro tempo e avrà un peso particolare sull'allargamento dell'UE nel Sud-Est europeo, sulla sua capacità di intervento nei confronti del Nuovo Vicinato, ma anche di riflesso sulla governance delle differenze etno-nazionali al suo interno, come conseguenza delle spinte indipendentiste del Paese basco, in Belgio, in Scozia e in altre aree dell'UE. Pur nella consapevolezza di questa più ampia dimensione, la ricerca intende restringere il fuoco alle aree di maggior coinvolgimento UE (come conseguenza dei processi di allargamento ad Est) e concentrare l'attenzione lungo tre filoni di studio: 1. Il primo si concentra sul peso delle eredità lasciate dalla dissoluzione dei grandi Imperi multinazionali; sulle problematiche scaturite durante e successivamente alla conferenza di pace di Versailles in relazione a territori, tutela delle minoranze, decentramento e percezione maturata di nozioni come sovranità e autodeterminazione; sull'esperienza delle federazioni socialiste (sovietica, jugoslava e cecoslovacca) con un particolare attenzione a quest'ultimo caso al fine di cogliere il percorso storico di un nesso politico, quello appunto tra sovranità e autodeterminazione, e di studiarne il suo inverarsi nelle soluzioni federali adottate dal comunismo europeo. 2. Il secondo filone riguarda l'epoca successiva al 1989 e intende muovere dal quadro di progressiva destabilizzazione ed intervento internazionale innescatosi con la frantumazione delle federazioni socialiste e l'intensificazione delle spinte indipendentiste nelle regioni autonome. Da ciò sono scaturiti due fenomeni paralleli. Il primo riflette sia un'esigenza di governance delle differenze etno-culturali (cui tenta di dare una risposta il revival dell'autonomia culturale di austromarxista memoria), sia un'alterazione profonda dell'esercizio della sovranità, con il venir meno del suo carattere di esclusività e illimitatezza, a vantaggio di tratti sempre più relativi, condizionati, dipendenti. Il secondo manifesta una natura geopolitica, giacché la direttrice est-ovest che segna le tensioni etno-nazionali fra il Caucaso e l'Adriatico coincide con lo spazio interessato dalla costruzione di nuovi oleodotti e gasdotti, su cui si concentrano interessi, al tempo stesso divergenti e interdipendenti, di grandi potenze (Stati Uniti, UE, singoli stati membri dell'UE e Russia). 3. Il terzo livello di analisi parte dalle dinamiche identitarie in corso nell'Europa orientale, per contestualizzarle nel più ampio orizzonte dell'UE e dell'incompiuto tentativo di creare un'identità comune che dia forza sia agli obiettivi interni sia al suo ruolo internazionale. Se da un lato è evidente la traiettoria del processo di integrazione, dall'altro è esplicita la difficoltà di conciliare la spinta unitaria con l'esplosione, spesso violenta, di molteplici identità nazionali. Come si possano conciliare tensioni ed indirizzi apparentemente antitetici è un interrogativo sul quale occorre riflettere, vista la necessità sempre più pressante di pensare nuove forme di gestione pacifica delle diversità etno-nazionali all'interno di un quadro normativo di riferimento più ampio del singolo stato-nazione coinvolto. La dialettica tra autodeterminazione e sovranità si inserisce così nella profonda riflessione sull'identità europea alimentata anche dalle dinamiche interne all'UE.

AUTODETERMINAZIONE E SOVRANITÀ. IL PERCORSO STORICO DELL'EUROPA ORIENTALE FRA EREDITÀ DEL PASSATO, FEDERAZIONI SOCIALISTE, DISSOLUZIONE DELLO STATO E RUOLO ESTERNO DELLA UE.

BIANCHINI, STEFANO
2009

Abstract

Questa ricerca intende riflettere sulla forza di mobilitazione esercitata dalle aspirazioni alla sovranità e all'autodeterminazione in Europa orientale, tanto sotto il profilo dell'eredità storica del comunismo, quanto sotto quello delle dinamiche politiche più recenti, innescatesi in seguito alla caduta del comunismo e sfociate nei contestati processi di indipendenza del Kosovo, dell'Abhazia e dell'Ossetia meridionale, nei confronti dei quali l'UE si è trovata a giocare un ruolo specifico. L'importanza del tema proposto è evidente, giacché esso sta condizionando lo sviluppo delle relazioni internazionali del nostro tempo e avrà un peso particolare sull'allargamento dell'UE nel Sud-Est europeo, sulla sua capacità di intervento nei confronti del Nuovo Vicinato, ma anche di riflesso sulla governance delle differenze etno-nazionali al suo interno, come conseguenza delle spinte indipendentiste del Paese basco, in Belgio, in Scozia e in altre aree dell'UE. Pur nella consapevolezza di questa più ampia dimensione, la ricerca intende restringere il fuoco alle aree di maggior coinvolgimento UE (come conseguenza dei processi di allargamento ad Est) e concentrare l'attenzione lungo tre filoni di studio: 1. Il primo si concentra sul peso delle eredità lasciate dalla dissoluzione dei grandi Imperi multinazionali; sulle problematiche scaturite durante e successivamente alla conferenza di pace di Versailles in relazione a territori, tutela delle minoranze, decentramento e percezione maturata di nozioni come sovranità e autodeterminazione; sull'esperienza delle federazioni socialiste (sovietica, jugoslava e cecoslovacca) con un particolare attenzione a quest'ultimo caso al fine di cogliere il percorso storico di un nesso politico, quello appunto tra sovranità e autodeterminazione, e di studiarne il suo inverarsi nelle soluzioni federali adottate dal comunismo europeo. 2. Il secondo filone riguarda l'epoca successiva al 1989 e intende muovere dal quadro di progressiva destabilizzazione ed intervento internazionale innescatosi con la frantumazione delle federazioni socialiste e l'intensificazione delle spinte indipendentiste nelle regioni autonome. Da ciò sono scaturiti due fenomeni paralleli. Il primo riflette sia un'esigenza di governance delle differenze etno-culturali (cui tenta di dare una risposta il revival dell'autonomia culturale di austromarxista memoria), sia un'alterazione profonda dell'esercizio della sovranità, con il venir meno del suo carattere di esclusività e illimitatezza, a vantaggio di tratti sempre più relativi, condizionati, dipendenti. Il secondo manifesta una natura geopolitica, giacché la direttrice est-ovest che segna le tensioni etno-nazionali fra il Caucaso e l'Adriatico coincide con lo spazio interessato dalla costruzione di nuovi oleodotti e gasdotti, su cui si concentrano interessi, al tempo stesso divergenti e interdipendenti, di grandi potenze (Stati Uniti, UE, singoli stati membri dell'UE e Russia). 3. Il terzo livello di analisi parte dalle dinamiche identitarie in corso nell'Europa orientale, per contestualizzarle nel più ampio orizzonte dell'UE e dell'incompiuto tentativo di creare un'identità comune che dia forza sia agli obiettivi interni sia al suo ruolo internazionale. Se da un lato è evidente la traiettoria del processo di integrazione, dall'altro è esplicita la difficoltà di conciliare la spinta unitaria con l'esplosione, spesso violenta, di molteplici identità nazionali. Come si possano conciliare tensioni ed indirizzi apparentemente antitetici è un interrogativo sul quale occorre riflettere, vista la necessità sempre più pressante di pensare nuove forme di gestione pacifica delle diversità etno-nazionali all'interno di un quadro normativo di riferimento più ampio del singolo stato-nazione coinvolto. La dialettica tra autodeterminazione e sovranità si inserisce così nella profonda riflessione sull'identità europea alimentata anche dalle dinamiche interne all'UE.
S. Bianchini
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