Il volume è il risultato di una ricerca che ha indagato l’eredità coloniale e la continuità delle logiche coloniali con le politiche europee in Africa e nell’area del Mediterraneo. A più di sessant’anni dalla nascita della Comunità Economica Europea la riflessione sulle relazioni euro-mediterranee deve misurarsi con l’eredità coloniale che accompagnò la costituzione della CEE fin dal suo inizio e si tradusse successivamente nelle relazioni asimmetriche e nelle politiche protezionistiche rispetto ai paesi della “riva sud”. Il volume analizza la continuità delle logiche coloniali con le politiche europee in Africa e nell’area del Mediterraneo, in un arco di tempo che si estende dalla seconda metà dell’Ottocento al secondo dopoguerra. Il testo affronta, in primo luogo, le modalità del colonialismo indagandone due aspetti: il diritto coloniale e la legislazione economica coloniale. Il diritto coloniale lasciava emergere con tutta evidenza il “lato oscuro” del pensiero occidentale, che ammetteva i diritti dell’uomo e del cittadino, proclamati dalla Dichiarazione della Rivoluzione francese, solo per i coloni nelle terre d’oltremare, ma li negava alla popolazione indigena. L’Europa viveva la stagione dello Stato di diritto, mentre le colonie si trovavano in uno “stato d’eccezione”. In particolare l’analisi del diritto coloniale consente di evidenziare l’ideologia, in esso racchiusa, di una «missione civilizzatrice» che rinviava in un futuro lontano e ipotetico la possibilità di un’«assimilazione» tra colonizzati e colonizzatori. Non è sorprendente ritrovare questa stessa dottrina al fondamento delle attuali politiche migratorie francesi.  Di grandissimo rilievo si è rivelata la considerazione della pluralità degli «sguardi» - del colonizzatore e del colonizzato - che hanno consentito di cogliere tutta la drammaticità del «fatto coloniale». In questa prospettiva la ricerca si è spinta fino al cuore del problema, ossia alla irrisolta e forse insolubile contraddizione tra i principi occidentali del liberalismo e la realtà del colonialismo o, meglio, del «capitalismo coloniale», analizzando il pensiero di alcuni classici della storia delle dottrine politiche, da Locke a Diderot, a Kant, a Tocqueville, a J.S. Mill. L’indagine sulla legislazione economica coloniale ha messo in luce che essa si basava sulla teoria dei tre stadi di sviluppo (agricoltura, commercio e industria) - enunciata fin dal sec. XVIII da J. Millar, A.R.J. Turgot, A. Smith - e descriveva la condizione delle colonie africane come uno stadio agricolo, rifiutando l’opportunità di uno sviluppo industriale dell’Africa per evitare una possibile concorrenza con i prodotti europei. Il colonialismo europeo si opponeva così allo sviluppo dell’Africa, assegnandole il ruolo di riserva di materie prime e di mercato per i prodotti europei. Il volume approfondisce poi la dottrina dell’«Eurafrica». Questa dottrina, elaborata nel corso degli anni Trenta del secolo scorso, enunciava la tesi della complementarietà tra Europa ed Africa. Essa fu anche al fondamento - sulla base di una concezione neo-coloniale - della costituzione della Comunità Economica Europea del 1957. Il volume considera infine gli sviluppi di questa politica neo-coloniale sia rispetto agli Stati africani diventati indipendenti, sia rispetto alle politiche euro-mediterranee.

Eredità coloniale e costruzione dell'Europa. Una questione irrisolta: il "rimosso" della coscienza europea

Gustavo Gozzi
Primo
2021

Abstract

Il volume è il risultato di una ricerca che ha indagato l’eredità coloniale e la continuità delle logiche coloniali con le politiche europee in Africa e nell’area del Mediterraneo. A più di sessant’anni dalla nascita della Comunità Economica Europea la riflessione sulle relazioni euro-mediterranee deve misurarsi con l’eredità coloniale che accompagnò la costituzione della CEE fin dal suo inizio e si tradusse successivamente nelle relazioni asimmetriche e nelle politiche protezionistiche rispetto ai paesi della “riva sud”. Il volume analizza la continuità delle logiche coloniali con le politiche europee in Africa e nell’area del Mediterraneo, in un arco di tempo che si estende dalla seconda metà dell’Ottocento al secondo dopoguerra. Il testo affronta, in primo luogo, le modalità del colonialismo indagandone due aspetti: il diritto coloniale e la legislazione economica coloniale. Il diritto coloniale lasciava emergere con tutta evidenza il “lato oscuro” del pensiero occidentale, che ammetteva i diritti dell’uomo e del cittadino, proclamati dalla Dichiarazione della Rivoluzione francese, solo per i coloni nelle terre d’oltremare, ma li negava alla popolazione indigena. L’Europa viveva la stagione dello Stato di diritto, mentre le colonie si trovavano in uno “stato d’eccezione”. In particolare l’analisi del diritto coloniale consente di evidenziare l’ideologia, in esso racchiusa, di una «missione civilizzatrice» che rinviava in un futuro lontano e ipotetico la possibilità di un’«assimilazione» tra colonizzati e colonizzatori. Non è sorprendente ritrovare questa stessa dottrina al fondamento delle attuali politiche migratorie francesi.  Di grandissimo rilievo si è rivelata la considerazione della pluralità degli «sguardi» - del colonizzatore e del colonizzato - che hanno consentito di cogliere tutta la drammaticità del «fatto coloniale». In questa prospettiva la ricerca si è spinta fino al cuore del problema, ossia alla irrisolta e forse insolubile contraddizione tra i principi occidentali del liberalismo e la realtà del colonialismo o, meglio, del «capitalismo coloniale», analizzando il pensiero di alcuni classici della storia delle dottrine politiche, da Locke a Diderot, a Kant, a Tocqueville, a J.S. Mill. L’indagine sulla legislazione economica coloniale ha messo in luce che essa si basava sulla teoria dei tre stadi di sviluppo (agricoltura, commercio e industria) - enunciata fin dal sec. XVIII da J. Millar, A.R.J. Turgot, A. Smith - e descriveva la condizione delle colonie africane come uno stadio agricolo, rifiutando l’opportunità di uno sviluppo industriale dell’Africa per evitare una possibile concorrenza con i prodotti europei. Il colonialismo europeo si opponeva così allo sviluppo dell’Africa, assegnandole il ruolo di riserva di materie prime e di mercato per i prodotti europei. Il volume approfondisce poi la dottrina dell’«Eurafrica». Questa dottrina, elaborata nel corso degli anni Trenta del secolo scorso, enunciava la tesi della complementarietà tra Europa ed Africa. Essa fu anche al fondamento - sulla base di una concezione neo-coloniale - della costituzione della Comunità Economica Europea del 1957. Il volume considera infine gli sviluppi di questa politica neo-coloniale sia rispetto agli Stati africani diventati indipendenti, sia rispetto alle politiche euro-mediterranee.
299
978-88-15-29281-0
Gustavo Gozzi
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